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Cala l’8 per mille alla Chiesa cattolica

La Chiesa cattolica vive da anni una crisi di credibilità e di immagine presso l’opinione pubblica come dimostra anche il fatto che i contribuenti a favore della Chiesa nel 2017 sono diminuiti di numero

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Il Dipartimento delle Finanze ha comunicato i dati relativi alla distribuzione a tutte le sigle beneficiarie dell’8 per mille, delle somme relative alle Dichiarazioni dei redditi fatte nel 2016 (sui redditi del 2015) che ammontano complessivamente a 1,4 miliardi di euro.

Sono gli ultimi dati disponibili perché il Ministero li elabora con questi ritmi di tempo.

Dalle Dichiarazioni dei redditi del 2016 risulta che il numero dei cittadini, i quali hanno scelto di destinare il proprio 8 per mille alla Chiesa cattolica, è calato dello 0,9% rispetto all’anno precedente, passando dal 33,67 al 32,78.

Più in generale, su circa 40,8 milioni di contribuenti, poco più del 43% ha espresso nella propria Dichiarazione dei redditi del 2016 la preferenza per una delle confessioni religiose o a favore dello Stato. Gli altri contribuenti hanno lasciato in bianco la sezione relativa alla destinazione del proprio 8 per mille.

Le norme – fatta apposta per garantire alla Chiesa cattolica un gettito costante a prescindere dal numero di firmatari – stabiliscono che anche l’8 per mille dei circa 56,5% dei contribuenti, che non ha espresso preferenze, vada ripartito in misura proporzionale rispetto a quanti invece hanno apposto la loro firma. Con questo metodo truffaldino la Chiesa fa sempre la parte del leone. Infatti incassa il 78,51% del gettito complessivo dell’8 per mille (nel 2015 era stato il 79,36%), che corrisponde ad oltre 1,1 miliardo di euro.

Viceversa allo Stato restano 200 milioni, 43 milioni ai Valdesi-Metodisti e importi assai modesti alle altre confessioni (tra cui due sigle del mondo buddhista).

La Chiesa cattolica vive da anni una crisi di credibilità e di immagine presso l’opinione pubblica come dimostra anche il fatto che i contribuenti a favore della Chiesa nel 2017 sono diminuiti di numero.

Non è vero che la Chiesa “paga” l’esposizione di Papa Francesco a favore dei migranti o su temi sociali, quali la povertà e l’emarginazione, ecc. In realtà la Chiesa “paga” la secolarizzazione della società, il pluralismo religioso, la sfiducia derivata dalla corruzione del clero, dai privilegi, dagli scandali sessuali (pedofilia). Nel 2020 e negli anni successivi si avrà l’ulteriore conferma di questo fenomeno.

ADISTA a cura di Bruno Segre

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Bruno Segre
Avvocato e giornalista. Fondatore nel 1949 de L'Incontro

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