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Commento di due lettori all’articolo di Bruno Segre su Bernadette e Lourdes

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Spett. Redazione,

leggo con tristezza e stupore quanto riportato da Bruno Segre nell’articolo “Da Lourdes a Torino una reliquia di Bernadette” nel periodico on-line “L’incontro” del 23 luglio.

“L’Incontro” testata che si fa portavoce del rispetto delle opinioni, come afferma nel sito, termina il brevissimo articolo su Lourdes concordando con un antico adagio romano che dice: “il volgo (plebe, plebaglia, termine certamente non elogiativo) vuole essere ingannato”. Pertanto i circa 200 milioni di persone (religiosi, scienziati, docenti, professionisti, impiegati, operai, studenti, malati etc.) che sono stati in questo paesino tra i Pirenei a cercare un po’ di sollievo spirituale vengono dalla magnanimità dell’Autore inesorabilmente bollati come gente sprovveduta o in mala fede.

Spesso, con tutto il rispetto dovuto all’età dello Scrivente, chi vuol apparire uomo con i piedi per terra e immune da debolezze metafisiche diventa più integralista dei talebani fomentando con la propria intolleranza religiosa il disprezzo dell’altro e delle diversità di vedute e di opinioni.

L’articolo, pur nella sua brevità, contiene poi numerosi luoghi comuni lontani dalla verità sui quali è inutile soffermarsi in quanto, alimentando credenze e scetticismi, solleverebbero solo animosità.

La vera “perla” dell’articolo è invece la seguente sottolineatura in neretto dell’Autore che cito testualmente: “A tale apparizione seguirono dal 1858 altre 17 visioni miracolose consacrate (sic!) dalla Chiesa pur senza prove”.

Mi pare evidente che un evento soprannaturale per essere tale non possa che esulare dal sistema empirico galileiano sul quale si basa la scienza moderna per “provare” i fenomeni.  A meno che all’Autore consti l’esistenza di un Registro Pubblico degli Affari Soprannaturali con sottoscrizione Celeste debitamente autenticata.  Ma visto l’uso divino di utilizzare per la scrittura tavole di pietra non vorrei mai essere chiamato a tale oneroso compito!

Per il vero credente, anche un ateo ha la sua necessità storica perché la sua negazione del trascendente lo dovrebbe portare ad interrogarsi sulla consistenza della propria fede, ma il livello deve essere altro.

Concluderei il commento ricordando dalla partecipazione ai pellegrinaggi a Lourdes quante esperienze di pace, di amore e di Fede abbiamo vissuto e condiviso con i malati e consiglierei all’Autore un viaggio scevro da pregiudizi per toccare con mano cosa significhi vivere il mistero di Lourdes.

Alberto Pregno e Corinna Melzi

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Redazione
La redazione de L'Incontro

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