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Fuori dal mantra del “non c’è alternativa” leggendo Veltroni

La continua tentazione verso le scorciatoie della furbizia rispetto ai lunghi e faticosi percorsi dell’intelligenza e della visione sociale è un rischio che corriamo sempre e comunque in ogni nostra generazione.

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Leggendo l’ultimo libro, appena pubblicato, di Walter Veltroni “Roma. Storie per ritrovare la mia città” (Rizzoli, 2019), siamo stati attirati in un gioco intellettualmente controverso. Da un lato (lo confessiamo subito per chiarezza, siamo veltroniani da “quasi” sempre, sicuramente dal suo discorso al Lingotto di Torino, quando presentò il programma politico del primo Partito Democratico nato dalla complessa fusione dell’anima democristiana della Margherita con quella comunista dei DS) dal fascino istintivo per quello che i detrattori di Veltroni chiamano il “buonismo del ma anche …”: una visione della realtà alta, bella, solidale, giusta e intrisa di uguaglianza. Dall’altro lato, dalla consapevolezza che questa visione della nostra società del III millennio contiene un alto rischio di pericoloso velleitarismo perché crea speranze illusorie che poi diventano terribili delusioni.

L’essere umano è antropologicamente complesso. Un misto di istinti primordiali e di razionalità. La prevalenza della ragione sugli istinti dipende da variabili diverse. Certamente dall’educazione ricevuta, “ma anche” dal contesto in cui si è vissuti.

L’emulazione verso esempi virtuosi o verso esempi devastanti è frequente nella nostra storia.

La continua tentazione verso le scorciatoie della furbizia rispetto ai lunghi e faticosi percorsi dell’intelligenza e della visione sociale è un rischio che corriamo sempre e comunque in ogni nostra generazione.

Il far prevalere una sensibilità collettiva e solidale invece di abbandonarsi all’egoismo di pensare solo a sé stessi, chiudendosi nella protezione dei propri affetti e delle proprie cose.

La lettura degli scritti di Veltroni ci scatena sempre sentimenti di questa natura.

Anche in questo caso ci prende la voglia di uscire dal mantra di TINA (There is no alternative) e di provare a costruire un nuovo modo di stare insieme, più appassionante e meritocratico: una TIAA che ci aiuti a diventare migliori in un mondo migliore.

Il mondo va così da sempre, perché gli uomini sono fatti così” (il solito mantra di TINA); ma lo si può cambiare! Non è vero che sia immodificabile. Basta volerlo. Si vivrebbe tutti meglio (il nuovo schema di TIAA).

Scrive Veltroni a proposito della sua esperienza di sindaco della capitale: “Quando vengo a conoscenza di questo (un naufragio nel Mediterraneo successo una domenica dell’ottobre 2003, con 13 morti accertati ma con il dubbio che siano stati molti, molti di più: N.d.a.) penso che sia un dovere del nostro paese garantire rispetto e dignità alle povere persone morte nelle nostre acque per inseguire il sogno di una vita migliore e che spetti alla capitale organizzare per loro una cerimonia laica, da ospitare nella piazza più significativa della città, quella del Campidoglio. 13 bare che diventano il simbolo di tutte le persone che hanno perso la vita nei viaggi della speranza verso l’Italia, 13 bare avvolte dalla bandiera somala, e tanti sono gli esponenti di questa comunità che si raccolgono per un ultimo saluto ai loro connazionali. Con la comunità somala su questa piazza c’è Roma. A rendere omaggio a persone che oggi sentiamo nostri concittadini. La loro storia è una storia di dolore. È la storia eterna del cammino che da secoli i dannati della terra sono costretti ad intraprendere per scappare dalla miseria, dalla guerra, dalla disperazione. Su quella barca hanno portato con sé le immagini, i nomi, i ricordi più cari, lasciati per un sogno che non si è realizzato. Con sé, nelle tasche, nelle borse, avevano le fotografie che raccontano un’esistenza. Immagini di famiglia. I genitori, i figli, la casa. Quelle stesse fotografie che i nostri nonni, a migliaia, portavano al di là dell’oceano in altre traversate piene di speranze e di disperazione. Oggi le possiamo vedere sui muri di Ellis Island, l’approdo a un passo dall’America, dove spesso per settimane attendevano che un visto di entrata desse ragione a quel viaggio. È lo stesso sogno dunque lo stesso cammino di speranza che ce li fa sentire fratelli, che ci unisce in un unico dolore”.

Troppe volte – continua Veltroni – non sembra ci si renda conto che la nostra è una “comunità di destino”, che il dramma del sud del mondo, della povertà, della fame, riguarda tutti noi. Anche i ricchi, persino i più cinici ed egoisti. Non c’è nulla di più realista del capire questo. La povertà, oltre che moralmente inaccettabile, significa instabilità, tensione, conflitti. E le crisi saranno sempre più drammatiche se la comunità internazionale non sarà capace di agire insieme, prendendo misure condivise, coordinate. In molti paesi africani la vita media dura la metà di quella di chi ha avuto in sorte di nascere in occidente. Sono qui le radici dell’immigrazione. Chiunque di noi, sapendo di poter raddoppiare così il tempo della vita del proprio figlio, salirebbe su una barca, cercherebbe qualsiasi mezzo per approdare ad una tale speranza. La via, allora, non può che essere quella, della riduzione degli enormi squilibri che spezzano in due il pianeta. È la via della cooperazione, dell’integrazione. Del riconoscimento dei diritti, e insieme dei doveri, di chi vive e lavora nella città in cui è arrivato per costruire il futuro dei propri figli e dove è giusto abbia visibilità, voce e rappresentanza”

Pagine importanti, che fanno riflettere. Parole pesanti come pietre che non possono lasciarci indifferenti.

Crediamo che sia necessario ripartire da queste riflessioni veltroniane. Da questa alternativa possibile: un classico esempio di TIAA. There is an alternative!

Coniugando il rispetto della legalità con la solidarietà, la sicurezza con un’accoglienza disciplinata.

Mette Frederiksen, la quarantunenne leader social-democratica danese, ha vinto le elezioni, respingendo l’Onda Nera e gli anti-europeisti, crollati dal 21.1% all’8.8%, proprio su queste basi. Su questi valori, su questo programma politico.

Si può fare: l’alternativa esiste, basta volerla praticare.

Riccardo Rossotto

 

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Riccardo Rossotto
"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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