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Gig Economy: i lavoretti creano ansia, stress e depressione

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In Gran Bretagna lo chiamano contratto a zero ore. Si tratta di un rapporto di lavoro dove non si garantisce alcun orario minimo per il dipendente in nome dell’estrema flessibilità. Di fatto è lo strumento in mano alle imprese della gig economy e in italiano si traduce solamente con: lavoretti.

Il fuoco, tuttavia, rimane fisso sulla Gran Bretagna, perché una ricerca recente dell’istituto nazionale di statistica britannico si è concentrata sul fenomeno. l’ONS ha rilevato l’impatto crescente sul mercato del lavoro, mettendo in luce due aspetti, sottostimati entrambi, da parte del Governo.

Sia in termini assoluti sia in termini percentuali, i numeri stanno crescendo con una velocità inattesa anche per l’esecutivo.

 

Cancellare questa forma di rapporto di lavoro renderebbe molto (forse troppo) difficoltosa la compatibilità tra lavoro e studio, visto che un quinto dei dipendenti a zero ore stanno ancora proseguendo la loro formazione e sono studenti a tempo pieno.

 

Il rovescio della medaglia, però, sono le patologie legate alla salute e aumentano i sintomi di ansia, stress e depressione a causa dell’insicurezza finanziaria e sociale.

Una ricerca dell’Università dell’Hertfordshire ha scandagliato il fenomeno. Sinteticamente, dicono i ricercatori, i lavoratori con contratti a tempo zero non sono assenti per malattia e tendono a lavorare anche quando sono malati per paura di perdere il lavoro. Quindi, anche se le statistiche mostrano che un terzo di tutte le note di malattia firmate dai medici di medicina generale tra settembre 2016 e settembre 2018 erano per motivi di salute mentale, la realtà è che il numero di persone alle prese con problemi di salute mentale durante il lavoro è probabilmente molto più alto perché queste statistiche non includono i lavoratori su contratti a zero ore. Sono le autrici in prima persona a raccontare le conclusioni in un post su The Conversation.

“Come parte della nostra ricerca, abbiamo intervistato 35 lavoratori a contratto a zero ore e abbiamo sentito come questa precaria situazione occupazionale stava influenzando le loro vite.

Ci hanno detto che la mancanza di sonno sufficiente, le cattive abitudini alimentari e i problemi di relazione contribuivano tutti al bilancio mentale di essere su un contratto a zero ore”, hanno scritto Ernestine Gheyoh Ndzi, Senior Lecturer and Cohort Tutor, Hertfordshire Law School, University of Hertfordshire, e Janet Barlow, Senior Lecturer in Law, Università dell’Hertfordshire.

Le ricercatrici riportano una frase significativa ascoltata durante la costruzione del saggio. Un dipendente a zero ore ha detto: “Sono solo stanco e non dormo abbastanza … perché quando a volte finisci di lavorare magari alle 23:00, arrivi a casa, tutto ciò che devi fare è mangiare e andare a dormire subito, così non ti dai tempo per digerire quel cibo. Tutto è confuso perché hai un contratto a zero ore e non lavori tempi specifici, quindi i tuoi orari non sono stabili”.

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Alessandro Cappai
Giornalista. Insegna giornalismo digitale al master in giornalismo “Giorgio Bocca” all’Università di Torino. È un orgoglioso iscritto dell’Online News Association. È stato speaker al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, al Festival Glocal di Verese e alla conference annuale dell’ONA (Washington, 2017).

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