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Giustizia ambientale e giustizia sociale, un destino comune

Occorre dar vita ad un “Patto di Sviluppo Sostenibile multi-annuale” da affiancare con pari rango agli obiettivi generali dell’Unione Europea

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Dopo aver ascoltato e letto l’autodenuncia del liberale Jan Zielonka sulle responsabilità dei liberal-democratici europei nell’aver causato la crisi politica ed economica attuale, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con un altro grande pensatore e innovatore politico,  Fabrizio Barca, ex Ministro della Coesione Sociale nel Governo Monti, oggi uno dei più autorevoli esperti mondiali in materia di politiche sociali mirate a ridurre le disuguaglianze economiche e sociali ormai inaccettabili.

Secondo Barca l’Europa è di fronte ad un bivio molto pericoloso: potrebbero prevalere la rabbia e le angosce dei cittadini dando vita a dinamiche autoritarie involutive oppure, l’attuale momento di crisi, potrebbe trasformarsi in una straordinaria opportunità per attuare un nuovo modello di capitalismo più attento alle uguaglianze dei cittadini e alla qualità del nostro ambiente naturale.

A decidere sarà la capacità di costruire ed attuare – ha scritto di recente Fabrizio Barcaazioni pubbliche e collettive radicali che perseguano insieme giustizia sociale e giustizia ambientale”.

Barca suggerisce due documenti strategici che possano aiutare le élite a capire le necessità della riforma: il Documento Uguaglianza sostenibile redatto da una commissione indipendente su iniziativa dell’Alleanza progressista di socialisti e democratici al Parlamento Europeo e il Rapporto 15 proposte per la giustizia sociale, scritto dal Forum Disuguaglianze e Diversità (Forum DD).

La diagnosi fornita nei due dossier è simile.

L’origine dell’ansia e della rabbia sta nella gravità delle disuguaglianze: l’arresto e spesso la ripresa delle disuguaglianze di reddito, la violenta crescita delle disuguaglianze di ricchezza, i gravi divari territoriali nell’accesso a servizi fondamentali di qualità e al patrimonio comune, il venir meno per molti del riconoscimento dei propri valori e del proprio ruolo (i cittadini delle aree interne e di altre aree fragili, gli operai, gli insegnanti)”.

Questa rabbia, questo malessere si sono tradotti in dinamiche autoritarie, pur di mettere fine ad una situazione insostenibile.

I ceti deboli, secondo Barca, percepiscono spesso le politiche ambientali come un prodotto pensato dai ceti forti per i ceti forti e che sono finanziate prima di tutto a loro carico. L’esempio più macroscopico di questo fenomeno è quello francese dei Gilet Gialli, nati proprio per protestare contro una nuova Green Tax che colpiva i ceti medio-bassi per un progetto di riduzione delle immissioni tossiche nella nostra vita.

Di qui secondo Barca è nata e si è consolidata nei ceti medio-bassi un’avversione istintiva e pregiudiziale alle politiche di sostenibilità ambientale con un’implicita e paradossale alleanza con le forze produttive legate ad un modo di produrre insostenibile.

Ecco perché – scrive Barca – giustizia ambientale e giustizia sociale hanno un comune destino. L’una influenza l’altra: nelle nostre degradate periferie o nelle aree fragili, l’assenza di mezzi diventa l’impossibilità di prendersi cura del territorio, mentre il degrado urbano diventa l’impoverimento delle opportunità economiche personali”.

I due documenti citati costituiscono delle proposte concrete per una nuova politica mirata a redistribuire poteri, a modificare i meccanismi di formazione della ricchezza, a configurare un’Unione Europea rinnovata che lavori con i cittadini e per i cittadini.

La riallocazione di potere perseguita dalle proposte contenute nei due dossier, mira in primo luogo – ha scritto Barca – a ridare forza negoziale e di controllo al lavoro: promuovendo la partecipazione strategica dei lavoratori, riconoscendo al lavoro pseudo-autonomo diritti oggi negati, promuovendo il rafforzamento dei sindacati. E al tempo stesso si prefigge di dare potere ai cittadini nei processi attraverso cui, territorio per territorio, si disegnano i pubblici servizi, si ha cura delle persone, si tutela e si rende accessibile la ricchezza comune”.

Una delle proposte del Forum DD è quella di procedere alla costituzione dei Consigli del Lavoro e della Cittadinanza. Di fianco ai consigli di amministrazione delle imprese, si configurerebbe un Consiglio che valuti in anticipo, e in alcuni casi abbia potere di veto, su decisioni strategiche e che sia composto da rappresentanti eletti dai lavoratori e dai cittadini che risentono delle ricadute ambientali di quelle decisioni aziendali. Tutto ciò per condividere un metodo prima che nasca il conflitto.

Molte delle proposte contenute nei due documenti citati da Barca mirano a dare una forma diversa al capitalismo. Si combatte in altri termini, come ci aveva gridato Jan Zielonka di cestinare l’assunto “non c’è alternativa” tipico di TINA, che ha monopolizzato a lungo il pensiero delle élite europee distorcendone l’azione pubblica.

Le proposte di modifica del modello vanno dalla promozione di forme di impresa che non soggiacciono soltanto all’imperativo della massimizzazione del profitto, incorporando obiettivi sociali e ambientali, ad un insieme di misure che blocchino l’elusione e l’evasione delle imposte. Si propone ancora di partire dalle 1000 infrastrutture di ricerca esistenti in Europa per costruire un nuovo modello basato su tre hub-tecnologici nell’innovazione e vendita dei prodotti che competano con le grandi corporation private nei campi demografico-salute, della transizione energetica e digitale: “Si propone infine – conclude Barca – di dare forza al movimento in atto per costruire piattaforme digitali a sovranità collettiva per i principali servizi urbani, come sta accadendo a Barcellona e ad Amsterdam”.

Un capitolo a parte è dedicato all’obiettivo di dar vita ad un “Patto di Sviluppo Sostenibile multi-annuale” da affiancare con pari rango agli obiettivi generali dell’Unione Europea.

In questo contesto la politica mirata ad una maggior coesione sociale soprattutto nei territori “fragili” diventerebbe lo strumento per declinare una nuova politica europea sulla base delle esigenze dei singoli territori.

In questa visione, ci vogliono poi degli uomini che sappiano attuare questi affascinanti e suggestivi princìpi, senza rischiare perniciosi velleitarismi.

Riccardo Rossotto

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Riccardo Rossotto
"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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