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Il timone della giovinezza

Ispirandosi a Ivano Fossati con il pensiero a che cosa avremmo fatto noi sulla Sea Watch 3 nei panni di Carola Rackete

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Non ho mai tradito la mia giovinezza

perché la vita si alimenta di poco

non dura eterna

come le lampade di sacrestia

non ho mai tradito la mia giovinezza

nemmeno una volta in vita mia.

 

Non ho mai tradito la mia giovinezza

non devo provare la mia innocenza

sono colpevole d’aver nutrito

l’amore e altre deviazioni

come la malinconia

come la nostalgia.

 

Il timone della giovinezza è ancora nelle nostre mani?

Quando la poesia, come in questa canzone di Ivano Fossati, diviene forza d’ariete e porta una domanda esiziale a bussare al portone della nostra identità adulta, potrebbe capitare di trovarsi in imbarazzo, obbliga a capovolgere lo sguardo, dal fuori al dentro per mettere bene a fuoco cosa siamo diventati e se quello che vediamo ci piace, oppure come un Dorian Gray qualunque, finire per scostarci spaventati dal quadro che ci raffigura.

Come ci hanno trasformato gli anni, chi siamo adesso, a quale skill abbiamo permesso di tracciare il nostro profilo e su quali competenze utili al presente contiamo. Chissà se abbiamo conservato la stessa spinta ideale di quando, tra ingenuità e passione, si andava a costruire la nostra personalità, si delineava quello che Hilmann definì Il Codice dell’anima, in un prezioso e imperdibile libro.

Il carattere che ci fa ciò che siamo, tra inclinazioni e disposizioni, quanto risponde e corrisponde all’idea che in gioventù avevamo immaginato per noi nell’età adulta.

Al di là di ogni opinione favorevole o contraria, con tutti i ricami e gli orpelli legulei possibili, la vicenda della Sea Watch, con il suo carico di dolente umanità, con la sua giovane comandante che come una pallina da tennis viene usata per fare punto sul campo delle ragioni, la domanda che sento giungere in modo più consistente, e che forse mi, ci riguarda, è…

Ed io, (noi) che avrei fatto nella stessa posizione? Ho ancora la stessa granitica convinzione in ciò che ritengo giusto, sovradeterminante, lo stesso coraggio, imprudenza e fiducia. Sarei disposto a trasgredire le regole, oggi più mediatiche che reali, a farmi condurre in prigione?

Alla fine la tradirei la mia giovinezza, la stiamo tradendo un po’ tutti?

O vale ancora, come una canzone o una poesia orienta ancora il nostro agire e siamo ancora “colpevoli d’aver nutrito l’amore e altre deviazioni”.

Edmondo Bertaina

Illustrazione di Paola Formica, che ringraziamo per il permesso di pubblicazione 

 

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