fbpx
Home Diritti e Doveri Inferno iraniano

Inferno iraniano

Dopo lo scoppio delle proteste le autorità iraniane hanno avviato un terribile giro di vite con l’arresto di migliaia tra manifestanti, giornalisti, sostenitori dei diritti umani e studenti

-

Secondo fonti attendibili raccolte da Amnesty International, sono almeno 304 le vittime cadute sotto il fuoco delle forze di sicurezza durante le proteste scoppiate in Iran tra il 15 e il 18 novembre scorsi contro l’aumento e il razionamento della benzina. Video verificati dai Corpi di verifica digitale di Amnesty e supportati da testimonianze oculari, mostrano le forze di sicurezza iraniane aprire il fuoco su dimostranti non armati che non rappresentavano alcun rischio imminente. La maggior parte delle morti registrate dall’organizzazione sono dovute a colpi di arma da fuoco alla testa, al cuore, al collo e ad altri organi vitali che indicano che le forze di sicurezza hanno sparato per uccidere.

Dopo lo scoppio delle proteste, denuncia l’organizzazione per i diritti umani, le autorità iraniane hanno avviato un terribile giro di vite con l’arresto di migliaia tra manifestanti, giornalisti, sostenitori dei diritti umani e studenti per impedire loro di denunciare apertamente la spietata repressione in corso nel paese. Gli arrestati, tra cui anche ragazzi di 15 anni, sono stati tenuti in isolamento e sottoposti a torture o altri maltrattamenti. Le persone fermate sono anche tenute in posti come caserme militari e scuole.

Un video verificato e geolocalizzato dai Corpi di verifica digitale mostra detenuti portati in manette negli spazi esterni della stazione di polizia di Mali Abad a Shiraz, nella provincia di Fars, e poi picchiati, presi a pugni e a calci dalle forze di sicurezza.

Fonti attendibili hanno informato Amnesty International che nella prigione di Raja’i Shahr a Karaj, nella provincia di Alborz, centinaia di detenuti, anche bambini, sono stati portati in prigione con dei camion. Ogni giorno i detenuti ammanettati e bendati sono stati presi a calci e pugni, fustigati e colpiti con i manganelli dalle forze di sicurezza.

Inoltre, vittime e testimoni oculari hanno detto ad Amnesty International che le forze di sicurezza iraniane hanno fatto irruzione negli ospedali e nei centri sanitari in tutto il paese, per arrestare i manifestanti feriti e trasferirli nei centri penitenziari, dunque privandoli di accesso a cure mediche potenzialmente salvavita.

La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, e il capo della magistratura hanno hanno accusato i dimostranti di essere facinorosi collegati a potenze straniere. Gli organi di informazione statali hanno chiesto la pena di morte per i leader delle proteste, durante le quali il regime iraniano ha chiuso per dieci giorni Internet, impedendo i contatti all’interno del paese e con il resto del mondo.

Senza una pressione internazionale immediata, in migliaia saranno ancora a rischio di torture e altri maltrattamenti”, ha detto Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International. “Le autorità iraniane devono immediatamente e incondizionatamente liberare tutti coloro che sono stati arbitrariamente arrestati. La comunità internazionale deve agire urgentemente, anche attraverso la convocazione, da parte del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, di una seduta speciale sull’Iran per autorizzare un’indagine sugli omicidi indiscriminati dei manifestanti, la terribile ondata di arresti, sparizioni forzate e tortura dei detenuti, nell’ottica di definire i responsabili”.

Beniamino Bonardi

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Beniamino Bonardi
Il direttore responsabile de L'Incontro

Tempo di lettura stimato: 3 minuti