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La proposta di Moavero Milanesi sui migranti accolta dal silenzio

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Per oltre un anno è sembrato quasi assente. Lontano. Quasi fosse in disaccordo con il Ministro degli Esteri “sostanziale”, Matteo Salvini.

Una presenza inquietante, quindi, nel vario e vasto rumore del Governo Conte 1.

Eppure rivestiva un ruolo importante, chiave nella politica italiana. Rappresentava il Ministero degli Esteri che è l’immagine e la reputazione del nostro Paese nel mondo.

Inoltre, era uno dei due ministri tecnici del Governo. Sulla carta, i due garanti istituzionali di un Governo di neofiti.

È vero, come detto, che il nostro ex-Ministro degli Interni, nella sua quotidiana e quasi forsennata attività, soprattutto mediatica, ha fatto, nella sostanza, anche il Ministro degli Esteri: gli interessavano molto tutte le questioni del Mediterraneo e degli sbarchi dei migranti.

Però ci si chiedeva dove fosse finito Enzo Moavero Milanesi. L’uomo di esperienza, soprattutto europea del primo Governo Conte.

Finalmente, a fine luglio, poco prima quindi dello scoppio della crisi, ha battuto un colpo. Ha rilasciato un’intervista a Il Corriere della Sera sul tema migranti, con la spiegazione del progetto che mirava a far diventare la grande riforma di Bruxelles rispetto al fallimentare trattato di Dublino.

Siamo venuti in possesso, da fonti europee, della bozza del documento.

E’ apparso un elaborato chiaro, lucido, visionario. Insomma, una proposta concreta per uscire da uno stallo che si verifica ormai ogni volta, cioè spessissimo, quasi ogni giorno, che una nave raccoglie dei profughi in mare e chiede di poterli sbarcare nel porto “più sicuro e più vicino”.

Quando, cioè, inizia un dialogo frustrante e avvilente, caratterizzato più da silenzi che non da parole, tra i vari paesi membri, sulla disponibilità o meno all’accoglienza.

Il ragionamento del nostro ex-Ministro degli Esteri vuole porre fine alla politica dell’emergenza-urgenza, quando le decisioni bisogna prenderle sull’onda dell’emotività.

Vuole girare pagina e aprire una prospettiva nuova, diversa, non legata alla volontà dei singoli paesi membri dell’Unione Europea, ma ad una politica comune europea “condivisa e composta da tanti elementi”.

Fino ad oggi – ha detto Moavero a Federico Fubini – si è ragionato caso per caso, emergenza su emergenza. Bisogna trovare un meccanismo strutturato, di carattere stabile, che disciplini le regole del gioco.”

Il documento che il nostro ex-Ministro degli Esteri ha presentato a Bruxelles, al Consiglio Affari Esteri, a fine luglio, è un protocollo articolato che si sviluppa per punti.

Eccoli, in sintesi, per i lettori de L’Incontro.

1.   La proposta Moavero parte dal presupposto di superare il Regolamento di Dublino che obbliga i paesi di primo sbarco a verificare le domande di asilo. Secondo Moavero, il Trattato UE contiene norme sulle migrazioni in generale, non solo quelle mirate a verificare le domande di asilo. La tematica va quindi analizzata in un contesto normativo più ampio che si riferisce all’insieme generale dei flussi migratori. I migranti non cercano le coste italiane, greche o maltesi come destinazione finale del loro tragico viaggio. “Cercano l’Europa”. Dunque, la soluzione va ricercata in una cornice europea, non nei singoli stati membri.

2.   I singoli stati non vanno quindi lasciati soli ad affrontare questa emergenza con strumenti parziali e “inevitabilmente egoistici”. Il Trattato europeo parla esplicitamente di politiche europee sui flussi migratori e quindi va oltre il semplice riconoscimento del diritto di chiedere asilo o protezione internazionale, come regolamentato dal Protocollo di Dublino.

3.   La priorità, nella proposta Moavero, è quella di studiare un intervento di Bruxelles prima che gli individui inizino ad emigrare. Occorre quindi un grande piano di investimenti nei paesi dai quali si origina il flusso migratorio. “Progetti mirati a rafforzare il tessuto sociale o a mitigare gli effetti del cambiamento climatico.”

Le risorse necessarie sono ingenti ed è per questo che la tematica deve entrare nei negoziati per la programmazione europea 2021-2027. Nel documento si ipotizza anche, per finanziare il piano, l’emissione di appositi titoli europei di debito.

4.   Si immagina, inoltre, che quei migranti che chiedono legittimamente asilo possano farlo in luoghi il più possibile vicini a quelli che sono costretti ad abbandonare. Se l’asilo venisse riconosciuto, il rifugiato, dopo aver presentato la sua domanda presso un ufficio europeo, nel più vicino stato in pace, dovrebbe poi continuare il suo viaggio verso l’Europa attraverso appositi corridoi umanitari, senza dover cadere nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Anche qui Bruxelles dovrebbe garantire i trasporti, assicurando ai migranti che hanno ottenuto l’asilo di poter viaggiare in condizioni dignitose e di sicurezza, senza dover cadere nelle mani delle associazioni criminali.

5.   Perché questa proposta operativa possa funzionare, è necessario che un numero sufficiente e consistente di stati europei aderisca. Per la ripartizione dei migranti bisogna condividere un metodo con criteri oggettivi e chiari. Bisogna anche prevedere una seria e organizzata lotta al traffico di esseri umani, con più cooperazione tra le forze di polizia e di sicurezza europea.

6.   Bisognerebbe anche ripristinare le missioni navali europee nel Mediterraneo, stabilendo regole idonee. Il salvataggio in mare è un dovere antico, previsto da tutte le convenzioni internazionali. Deve diventare anche un obbligo morale, condiviso da tutti. È sbagliato continuare a pensare che tutti i migranti salvati siano trasportati in Italia. Nessun paese può diventare la piattaforma europea degli sbarchi. “Lo sbarco – si legge nel documento Moavero – va scollegato dal concetto di ‘primo arrivo’ stabilito da Dublino e i migranti andrebbero accolti in ‘aree franche’ da crearsi nei vari paesi UE”.

7.   Tutti i paesi europei affacciati sul Mediterraneo dovrebbero istituire, su indicazione di Bruxelles, queste “aree franche”. La permanenza di chi sbarca sarebbe però protratta soltanto per pochi giorni, perché poi gli individui andrebbero subito redistribuiti in altri paesi membri, dove si verificherebbe, con più calma, il loro diritto all’asilo. “Così, operando su numeri ripartiti e minori, tutto procederebbe meglio”.

8.   Un punto cruciale del documento del nostro ex-Ministro degli Esteri riguarda il tema dei respingimenti. Si prevede infatti l’assoluta necessità di stipulare accordi di riammissione con i paesi di origine dei migranti. Oggi ce ne sono troppo pochi e con troppi vincoli procedurali. Moavero immagina che se fosse l’Unione Europea a stipulare tali accordi, avremmo una forza negoziale molto superiore per ottenere una contropartita adeguata. Infatti, bisognerebbe collegare tali accordi di riammissione con gli investimenti previsti in quel paese specifico: no accordi, no investimenti!

9.   Nelle conclusioni, il documento non si nasconde le difficoltà di una condivisione generale da parte di tutti i paesi interessati: “per un’azione efficace, bisogna agire alla sorgente e non solo alla foce dei flussi.”

Per questo motivo la proposta presuppone un approccio europeo e richiede un salto di qualità politico, ma anche culturale, finora non avvenuto. “Perché funzioni serve una volontà politica solidale che eviti l’arrocco sovrano di ciascuno stato nel suo ‘particulare’.”

Il silenzio politico e mediatico che ha accompagnato la proposta del nostro ex-Ministro degli Esteri non fa ben sperare. Bisogna però dargli atto che il progetto potrebbe costituire davvero la ripartenza di un progetto europeo unico e condiviso su uno dei temi prioritari della tenuta delle nostre democrazie occidentali: la sicurezza fisica e psicologica dei cittadini europei.

La sfida è complessa, ma nelle mani di Ursula von der Leyen esiste davvero l’opportunità per rilanciare il sogno europeo attraverso una concreta, efficiente e solidale politica comune nei confronti della tragedia dei flussi migratori.

Riccardo Rossotto

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Riccardo Rossotto
"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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