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La vera America verso le presidenziali del 2020

Biden potrebbe uscire dalle primarie vincente, ma stanco, insanguinato ed impoverito, colpito dalle frecce dei suoi compagni di partito

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Reduce da 48 ore nell’America che amo, il midwest degli Stati Uniti, la zona industriale ed agricola a sud ovest di Chicago, rifletto sul presente e sul futuro. Le riflessioni possono essere banali, ma non banale è quello che ne deriva.

Batavia, Illinois: capannoni e campi, campi e capannoni, a perdita d’occhio.  Un’America che lavora e produce. Un’America di aziende medie e medio grandi, anche italiane, ma pure un’America di grandi realtà, compreso il centro di ricerca FermiLab, intitolato appunto ad un grande italiano.  Un’America che accoglie, e sorride.  Simpatica, cortese, curiosa. Vieni da San Francisco? Come si vive lì? Sei di origini italiane?  Com’è l’Italia? Il midwest da sempre, nella psicologia statunitense, è la vera America, e ne riflette gli aspetti migliori. Eppure, questa è l’America che ha votato (e si accinge a votare) Donald Trump alla Casa Bianca. Mi chiedo come questa sostanza di base, l’innata cortesia del midwesterner, si possa conciliare con un Presidente per cui la cortesia è, nel miglior dei casi, un inutile e lontano ricordo.

Ne parlo con qualcuno.  La cameriera a colazione, i senior manager dell’azienda che visito, un paio di operai in produzione, il giornalaio durante una passeggiata serale. Le risposte sono univoche: “He projects strength” “He thinks of us” “He is successful”.  Ed i suoi comportamenti? Beh, dicono, perdonandolo, è di New York, e quindi un po’ ruvido.

Che sia chiaro, queste sono tutte brave persone, tutte hanno votato, e tutte voteranno.  Non sono gli intelletuali (o pseudo tali) delle due coste.  Non hanno fatto l’università ad Harvard o Yale.  E non vivono in una torre di avorio. Ed alla domanda “Ma cosa La convincerebbe a votare un candidato democratico nel 2020?” mi dicono che la cosa più importante per loro è che sia una persona capace di relazionarsi con…sorpresa: loro!  Guardando quindi ai 23 (!!) attuali candidati alle primarie del partito democratico l’unico che potrebbe rispondere a questo requisito sarebbe l’ex-vicepresidente, Joe Biden.  Centrista, legato agli ambienti industriali/sindacali della cosidetta rust belt, in maniche di camicia, affabile, politicamente ben visto da tanti sia fuori che dentro la politica, è eleggibile. Ai democratici converrebbe promuoverlo, e facilitare una primaria facile.  Invece, schiavi di correnti di partito ed odii interni, promuovono altri, compresi candidati come Bernie Sanders che non sono assolutamente eleggibili a livello nazionale, e spingono per posizioni estreme, non digeribili dall’americano medio e votante.

E quindi Biden potrebbe uscire dalle primarie vincente, ma stanco, insanguinato ed impoverito, colpito dalle frecce dei suoi compagni di partito, dovendo poi correre contro un Presidente fresco, agguerrito, riposato, e, diciamolo, privo di scrupoli.  Chi vincerebbe?  Il buon senso o la forza? Se così fosse, il vero rielettore di Trump sarebbe proprio il Partito Democratico.

Paralleli con l’Italia di oggi? Sorrido, e lascio a voi trarre le vostre conclusioni.

Antonio Valla

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Antonio Valla
Nato a Milano e formatosi tra l’Italia e la California, ha fondato nel 2009 la Valla & Associates, Inc., P.C., dopo aver creato la Gilliss Valla e Dalsin, LLP nel 1994. Specializzato in casi di contenzioso commerciale, transazioni e operazioni societarie, da oltre dieci anni è membro dell'Associazione Internazionale Giuristi di Lingua Italiana (www.aigli.com).

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