Se si ha a cuore l’eguaglianza sostanziale e non solo formale dei sessi, la parità di trattamento e non solo di retribuzione nel lavoro e, più in generale, nelle opportunità per gli uomini e le donne, non può non appassionare la biografia di questa donna straordinaria ed il film – documentario tratto dalla sua lunga vita, dal titolo “Alla corte di Ruth – RBG”, con la regia di Julie Cohen e Betsy West.

Il film ripercorre la storia personale di Ruth Bader Ginsburg nata nel 1933 da una famiglia di emigrati ebrei russi, dall’infanzia assai difficile nella Brooklyn dell’epoca, alla morte della madre ancora in giovane età, allo studio di eccellenza dapprima al liceo e poi in prestigiose Università che iniziavano appena allora ad ammettere le donne.

La biografia personale e la vicenda professionale di Ruth si incrociano con la storia degli Stati Uniti dagli anni ’50 in poi e ci consentono di valutare, da un lato, la grave arretratezza, sotto il profilo della parità dei diritti tra i due sessi, della società dell’epoca e, dall’altro, lo straordinario impulso che questa donna minuta, elegante, dalla voce ferma e tagliente, ha contribuito ad affermare nel campo della tutela di tali diritti.

A dimostrazione del carattere sessista della società statunitense all’epoca (fine anni ’50 / inizi anni ’60), basterà ricordare che, nonostante essa avesse ottenuto il massimo dei voti all’Università, l’ingresso nell’avvocatura le venne negato semplicemente in quanto donna!

Ruth è quindi costretta a trovare altri impieghi, come professoressa alla scuola di legge Rutgers, ma solo pochi anni dopo essa riuscirà a prendersi la rivincita patrocinando, quale legale, avanti alla Corte Suprema, alcune delle più importanti cause rivolte, unicamente, ad affermare l’eguaglianza tra i sessi.

A dimostrazione della sua incrollabile determinazione anche davanti ai Giudici della Suprema Corte è divenuta famosa una sua dichiarazione in aula: “non chiedo favori per il mio sesso, tutto quello che chiedo ai nostri fratelli è che smettano di calpestarci!”.

Le vittorie ottenute avanti alla Corte Suprema iniziano a farne un personaggio sempre più popolare e così, dopo che solo nel 1981 il Presidente Carter aveva aperto la porta per gli incarichi federali ai neri e alle donne, Ruth venne nominata dal Presidente Clinton nel 1993 Giudice della Suprema Corte.

Anche in questo nuovo importante e delicato ruolo Ruth prosegue la demolizione, a colpi di sentenze di cui essa è Relatrice, di uno Stato ancora sessista ed arretrato, tenendo sempre la barra dritta in un consesso a prevalenza assoluta di colleghi maschi e conservatori (tanto che divennero famosi i suoi scontri con il Giudice Scalia, che pretendeva di interpretare la Costituzione secondo il volere dei “Padri Fondatori” di oltre 200 anni fa).

E quando essa non riusciva a convincere gli altri Giudici della bontà delle sue convinzioni, essa non esitava a riproporre i propri ragionamenti, lucidi ed appassionati, nelle sue pronunce “dissenzienti”, rispetto alle decisioni assunte dalla Corte, a maggioranza, nonostante il suo voto contrario.

Tanto è vero che, in alcuni casi, le sue argomentazioni sono state ritenute così corrette da portare, addirittura, il Congresso a modificare, successivamente, per legge, palesi ingiustizie che proprio la stessa Corte non aveva avuto il coraggio di cancellare.

In sostanza una interessante biografia di una donna che, sia in ruoli che si immaginano essere antitetici, quale, dapprima, come Avvocato, e, poi, come Giudice, non ha mai cessato di lottare, con le armi del diritto, per la parità tra i sessi ed un film – documentario avvincente.

Alessandro Re

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