Nel 597 a.C. Israele fu conquistata dai Babilonesi che esiliarono in Mesopotamia una moltitudine di notabili e artigiani ebrei, distruggendo altresì il Tempio a Gerusalemme per ordine di Nabucodonosor. Solo nel 539, l’imperatore persiano Ciro, abbattuto il dominio dei Babilonesi, permise agli ebrei di tornare in patria e ricostituirvi il Tempio.

Orbene, nel 1841 l’impresario Bartolomeo Merelli propose a Giuseppe Verdi di musicare un libretto d’opera lirica composto da Temistocle Solera intitolato “Nabucodonos”. Verdi accettò la proposta e il 9 marzo 1842 l’opera andò in scena al teatro alla Scala, ottenendo un successo straordinario anche per l’interpretazione della cantante Giuseppina Strepponi, che 17 anni dopo sposò Verdi.

L’opera “Nabucco” è ispirata appunto alla deportazione degli ebrei a Babilonia e ai drammi personali che tale evento provocò. Nel contesto dell’opera in 4 parti emerge il coro degli ebrei incatenati e costretti al lavoro: “Và, pensiero, sull’ali dorate, và, ti posa sui clivi, sui colli ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal… Oh, mia patria sì bella e perduta! Oh, membranza sì cara e fatal…”.

Questo canto commosse i patrioti del Risorgimento che lo intonarono contro l’occupazione austriaca della Lombardia, auspicando l’unità nazionale. Un riferimento personale: il canto rifiorì allorché, nel 1938 il fascismo introdusse la legislazione antisemita e l’emarginazione di tutti gli ebrei italiani che – integrati nel consorzio civile da re Carlo Alberto nel 1848 – consideravano l’Italia la loro patria. Ecco perché scaturì in molti di essi il grido “Oh, mia patria sì bella e perduta”. Italiani ebrei, come affermò Primo Levi, che mai rinnegò la patria italiana responsabile della sua deportazione ad Auschwitz.

L’opera “Nabucco” è stata rappresentata in queste settimane al Teatro Regio di Torino a distanza di molto tempo dalle prime esecuzioni locali (20 agosto 1843 al teatro Carignano, 24 gennaio 1857 al teatro Regio, ove fu replicata nel 1862, 1872, 1948, 1968, 1975, 1983, 1987, 1997). Il “Nabucco” è un dramma corale, in cui le vicende individuali fanno da sfondo ad un quadro collettivo, animato da popoli e ideali religiosi. Il vero tema è la lotta fra oppressori e vinti, con personaggi tormentati da un miscuglio di amore e follia, ambizione e vendetta.

Il testo letterario risulta assai antiquato e talora quasi incomprensibile, ma l’orchestrazione è magnifica così come l’apparato scenografico e la prestazione degli interpreti Leo Nucci, Giovanni Meoni, Damiano Salerno, Saina Hernandez, Csilla Boross, Stefan Pop, Riccardo Zanellato, Ruben Amoretti, Romano Dal Zovo, Enzo Peroni, Sarah Baratta, Agostina Smimmero, guidati dal direttore d’orchestra Donato Renzetti e dal regista Andrea Cigni. Scene, costumi e luci hanno conferito grande attrattiva allo spettacolo.

Bruno Segre

Bruno Segre

Avvocato e giornalista. Fondatore nel 1949 de L'Incontro

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