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Rapporto Rota: Torino ha un futuro a lunga scadenza

Torino - spiegano i ricercatori - non è rimasta ferma. E' andata avanti, ma troppo lentamente. Il confronto con le altre grandi città italiane colloca Torino in una posizione medio-bassa del Centro Nord, talvolta "un anello di congiunzione con il Meridione".

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Torino procede, ma arranca. La città ha messo sul suo futuro una data a lunga scadenza e fa fatica a raggiungere livelli che fino a qualche anno fa sarebbero stati traguardi da ultimo chilometro.

Ecco perché il ventesimo Rapporto Rota curato dal Centro Einaudi ha un titolo che riassume numeri e tendenze raccolti nelle pagine del report: “Futuro Rinviato”. Purtroppo il lavoro degli analisti ha questo orizzonte, raccoglie i numeri e arriva a capirne la genesi: tocca ad altri, poi, trovare le soluzioni. In questa prima “puntata” dedicata al Rapporto Rota si parte dal fondo: dalle conclusioni.

A saldo dell’ultimo ventennio, come si colloca dunque Torino tra le 15 metropoli italiane? Nella maggior parte dei casi il capoluogo piemontese occupa oggi posizioni spesso a metà graduatoria. Tenendo conto che le singole graduatorie nazionali sono quasi sempre caratterizzate da una frattura tra le 8 metropoli centrosettentrionali (in genere più efficienti) e le 7 del Mezzogiorno, Torino occupa oggi dunque perlopiù le posizioni medio basse del Centronord, talvolta caratterizzandosi come «anello di congiunzione» col Meridione.

Provando a incrociare le due dimensioni, ovvero l’andamento di Torino nel ventennio, rispetto alla media delle metropoli italiane sulle colonne, nella tabella A), e il posizionamento attuale della città (sulle righe), si può osservare come i principali punti di forza emergano soprattutto nel caso degli atenei, di diverse componenti del sistema culturale cittadino, ma anche per alcuni parametri di efficienza ambientale (ad esempio delle reti idriche ed elettriche), per i quali Torino risulta tra le metropoli italiane migliori (oltre che con un trend più positivo della media).

Un’area su cui riflettere – in alto a destra nella tabella – è quella degli indicatori che evidenziano tuttora un buon posizionamento per Torino, ma al tempo stesso registrano un declino della città nell’ultimo ventennio: è il caso, ad esempio, di diversi parametri economici legati all’innovazione (come brevetti, export, occupazione di manodopera qualificata), ma anche di aspetti ambientali quali dotazione di verde, raccolta differenziata, ciclabilità.

Facciamo sistema?

A queste frasi hanno già replicato molti esponenti della classe dirigente locale. Anche la sindaca Chiara Appendino si è detta pronta a far ripartire la città attraverso il tavolo allestito per la gestione di “Torino area di crisi industriale complessa”. Certo, ripartire da un tavolo che sancisce la crisi rende il percorso un po’ più arduo, ma almeno qualcosa inizia a muoversi. Muoversi verso dopo e soprattutto individuare chi decide di guidare questo motore a scoppio di vecchia generazione (che non produce neanche una grande spinta) sono le domande di oggi.

Fatta la diagnosi, spetta ora trovare la cura. I politici sono lì, pagati per dare soluzioni e, alla bisogna, somministrare medicine. Finora i medici sono stati tanti, ognuno con una sua ricetta e una sua cura. Amministratori, imprenditori e corpi intermedi sono andati in ordine sparso, ciascuno per conto suo. Così si spiegano i tre piani strategici in quindici anni, Comune e Regione che non si parlano, amministrazioni che disfano anche il buono fatto dalle precedenti, aziende che fanno innovazione, ma per conto proprio, con singoli incubatori e priorità non condivise. Ha scritto il neodirettore del Corriere Torino Marco Castelnuovo nel suo editoriale di domenica.

Il punto è stato sottolineato più volte anche durante la tavola rotonda di presentazione del report: occorre che non si viaggi più in ordine sparso. Qualcuno tra i relatori ha anche provato a riassumere il concetto: occorre “fare sistema”. La questione tuttavia va in aperto contrasto con chi è nato anche politicamente per annientare il “Sistema Torino”. E qui sta il nodo che andrà risolto in fretta, almeno prima di impostare la nuova corsa verso la Sala Rossa, quando oltre a disegnare la Torino del futuro, qualcuno sarà costretto a governarla.

Qui le Conclusioni del Rapporto Rota

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Alessandro Cappai
Giornalista. Insegna giornalismo digitale al master in giornalismo “Giorgio Bocca” all’Università di Torino. È un orgoglioso iscritto dell’Online News Association. È stato speaker al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, al Festival Glocal di Verese e alla conference annuale dell’ONA (Washington, 2017).

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