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Stabilità, una parola una vocazione – PARLA LONDRA – Quarta puntata

Attenti alle parole: stabilità quindi voto uguale truffa. Sconcertante, e ancora più sconcertante che nessuno se ne sia accorto.

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La mia generazione, la generazione Erasmus, è quella che ha subito più di tutte il pensiero unico e la decrescita e non si è accorta, educata a dogmi, che il “mostro del non fare” ha nascosto la sua tirannia dietro parole apparentemente innocue come “stabilità”. Persone educate a pane e retorica, che non hanno più nessuna forza e che giungono con i loro epigoni a fare le manifestazioni quando lo dice lo Stato e quando serve al Governo. Generazione Fioramonti style. Che fallimento, che umiliazione.

Chi si è abbeverato diversamente, alle “Lezioni Americane” di Calvino per esempio, sa che i fondamenti del libero pensiero e del suo linguaggio sono altri e ben diversi: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza (capitolo mai finito…). Altro che stabilità.

Stabilità, parola che racchiude in sé il germe dell’immobilismo e tanto basterebbe a renderla spiacevole, ma che nasconde un male più profondo: se il valore è appunto la stabilità, cosa si deve fare dei potenziali fattori di cambiamento? Semplice: annientarli, prima con la vulgata del semaforo e, se non basta, con mezzi più educativi per tacer di quelli coattivi. Ecco un recente e clamoroso esempio.

Lo spunto viene dal dialogo con gli intelligenti amici Erasmus, “studiatissimi”, che commentando la notizia secondo la quale il Governo Inglese avrebbe inviato una lettera all’Europa chiedendo una proroga, hanno esultato: ecco, vedi, l’Inghilterra ha paura, il Parlamento ha imposto al Primo Ministro un rinvio e quindi la Brexit non avverrà. Evviva, il mostro è sconfitto. Purtroppo anche le migliori intelligenze naufragano sotto il peso dei dogmi e provo a spiegare perché.

1. La letterina, se è partita, è servita soltanto ad evitare l’ennesima diatriba giudiziaria. Infatti Boris Johnson, di fronte alla legge votata dal Parlamento e che imponeva di chiedere una dilazione, ha detto in prima battuta che non si sarebbe adeguato e ha messo sul tavolo la propria testa chiamando un voto di fiducia. Siccome tutto il mondo è paese, il Parlamento, che pure avrebbe la maggioranza per sfiduciarlo, non lo ha fatto perché se si va a votare è un bagno di sangue per la “zombie opposition” rossa. Non potendo passare per via democratica gli oppositori sono ricorsi alla Corte Scozzese, ma c’è la letterina quindi nulla si può rimproverare al Governo. Capito Erasmus?

2. In ogni caso la leggina inglese non ha nessuna influenza sull’accordo con l’Europa, che prevede l’uscita, deal or no deal, il 19 ottobre. E sì perchè gli accordi si fanno in due, anzi in 27, e basta un Macron, che ha già detto di essere contrario alla proroga, o un Orban, che il Telegraph ha rivelato aver stretto un patto con Bo Jo, per far rimanere le cose come sono: uscita senza ulteriori avvisi. Chiaro Erasmus?

3. Il mostro biondo non è mostro e non è spaventato, mostri sono altri, quelli stabili, questi sì molto spaventati. Ecco la storiella.

Tutto ciò che attiene ai mercati è di facile soluzione: basta un trattato di libero scambio. Il problema, su cui già cadde Teresa May, è il confine con l’Irlanda. Un confine che evoca brutti ricordi. La May propose di risolverlo con il cosiddetto backstop e cioè una rete di controlli tecnologici che evitassero una dogana fisica, ma esso fu rigettato dal parlamento inglese poiché, di fatto, nel periodo di transizione tratteneva l’Irlanda del Nord, e quindi il Regno Unito, nella rete del mercato unico europeo. Boris, in uno slancio di compromesso tutt’altro che sovranista, ha proposto all’Europa che la Nord Irlanda rimanga assoggettata alle normative continentali fino al 2025; e che, successivamente, il Parlamento Nord Irlandese avrebbe votato per decidere se rimanere nell’area europea o se tornare “a casa”. Un figlio dell’Erasmus, con linguaggio Erasmus, direbbe: tanta roba!!! È molto di più di quanto non offrisse la pacata May, è molto di più di quanto ognuno, l’Europa stessa, si aspettasse, è il massimo. Ma se guardate bene con gli occhiali dell’uomo stabile c’è un problema enorme: il voto del piccolo e democratico parlamento nordirlandese. Il capo negoziatore di Bruxelles, il francese Barnier, ha dichiarato che se l’accordo prevede un voto fra alcuni anni è una truffa.

Attenti alle parole: stabilità quindi voto uguale truffa (Stabilità®voto=truffa). Sconcertante, e ancora più sconcertante che nessuno se ne sia accorto. Il sonno della ragione genera mostri, mostri che vedono come truffatore un cittadino che si esprime.

Ma è sonno della ragione o è paura?

Forse i continentali vanno un po’ capiti. Essi, con l’opposizione interna inglese, non hanno mai lavorato per un deal. Essi hanno sperato che Boris cadesse, hanno sperato di avere nuovi interlocutori, hanno sperato nelle percosse della legge ed in un nuovo referendum; perché se UK esce lo scenario è drammatico e di fronte al baratro l’istinto antidemocratico può anche esplodere. Alcuni spunti.

1. La Germania, il paese più organizzato e produttivo del mondo, è in totale recessione per colpa delle regole di stabilità che essa stessa ha imposto all’Europa.

2. Senza UK il peso diplomatico del continente si assottiglia quasi all’irrilevanza e “Se Falstaff si assottiglia non è più lui, nessun più l’ama”. Quando Boris dice “vi lascerò soli con i Mullah di Teheran” dice il vero. Ve la immaginate la trattativa sui dazi (giusti e applicati per colpa di Francesi e Tedeschi) senza l’Inghilterra ed anzi avendola dall’altra parte del tavolo insieme agli USA? Solo per fare un esempio attuale.

3. Le entrate europee perderanno uno dei principali contributori netti. Siamo noi a perderci.

4. E’ l’Europa che esporta, è l’Europa che ha paura di nuovi confini e potrà essere ricattata a vita. Basti pensare alla lettera di 23 associazioni imprenditoriali automobilistiche continentali nella quale si legge: “L’uscita del Regno Unito dall’UE senza un accordo innescherebbe un cambiamento sismico nelle condizioni commerciali, con miliardi di euro di costi che minacciano di influenzare la scelta dei consumatori e l’accessibilità economica su entrambi i lati della manica”. Insomma, se l’Inghilterra vorrà comprare le macchine in Europa bene, sennò le compra in Asia. Mentre chi vende non ha questa scelta.

E fu così che la “stabilità” da sonno si fece tirannia. Ma gli eroi e i rivoluzionari non mancano: sono quelli che non hanno fatto l’Erasmus e hanno letto Rossi, Calvino e molto altro. Sono quelli in movimento, diciamo.

#unaparolaunavocazione

#dasonnoatirannia

Fabio Ghiberti

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da La Marianna

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