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Un Piemonte che per le imprese non fa sistema, senza la locomotiva Torino

A differenza del Veneto o dell'Emilia Romagna, mentre la Lombardia ci stacca a doppia velocità

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E’ un Piemonte che non fa sistema, viaggia in ordine sparso verso destinazioni diverse e senza “conducente”, perde peso dal punto di vista economico e politico in un quadro nazionale in cui il triangolo industriale si  sta spostando progressivamente verso il centro e l’est del Paese. L’ultima area della parte produttiva del Paese, come aveva ricordato il Rapporto Rota nel caso di Torino, ma la percezione si estende a tutta la Regione e arriva dalla viva voce degli imprenditori.

Queste conclusioni arrivano dalla viva voce degli oltre 1500 piccoli e micro imprenditori, artigiani e liberi professionisti intervistati nell’indagine Monitor MPI dell’Osservatorio sulla Micro Impresa di CNA Piemonte firmata anche quest’anno dal professor Daniele Marini (Dipartimento di Scienze Politiche – Università di Padova).

La ricerca, giunta alla seconda edizione, è stata realizzata con le associazioni provinciali Cna, in collaborazione con Community Media Research, in partnership con UniCredit.

Gli imprenditori evidenziano un momento di congiuntura negativa, ma aggiungono anche una prospettiva di peggioramento rispetto al futuro e sottolineano un deterioramento della loro qualità della vita dentro un quadro territoriale in sofferenza.

Cresce la percentuale dei pessimisti rispetto alle aspettative future (26,4% nel 2018 contro il 29,1% del 2019) e si riduce la propensione agli investimenti. Sul fronte del fatturato il 25,8% del campione (un imprenditore su quattro) si attende un’ulteriore riduzione dei ricavi tra il primo e il secondo semestre dell’anno.

“Il fenomeno si riduce solo – secondo le conclusioni del professor Marini – per coloro che riescono a vendere sia sul mercato nazionale sia su quello estero. Tra la guerra dei dazi e la contrazione dell’economia tedesca, i soli esportatori non si aspettano prospettive rosee esattamente come coloro che operano esclusivamente sul mercato italiano. Risulta vincente, invece, la diversificazione dei mercati”.

A fronte di una prevalente previsione di stabilità (61,4%), tuttavia il novero delle imprese che si colloca fra i “pessimisti” (29,1%) è quasi triplo rispetto a quanti guardano ai prossimi mesi con “fiducia” (9,5%). Ne consegue un saldo ampiamente negativo (-19,6) e ulteriormente appesantito rispetto alla fine del 2018, gettando una luce non positiva sul futuro prossimo.

Agli interpellati è stato chiesto di fornire una valutazione circa i cambiamenti intervenuti su un insieme di aspetti, negli ultimi 5 anni, nella realtà territoriale in cui risiedono e vivono. Com’è facile intuire, emerge un quadro complessivo dove gli elementi di peggioramento e, tutt’al più, di stabilità prevalgono. L’immagine prevalente, dunque, racconta di una realtà regionale che, per un insieme di fattori, è vissuta in deterioramento o, quando va bene, rimane ferma, non conosce evoluzioni significative. Osservando però da vicino le risposte è possibile fornire un quadro più articolato delle valutazioni.

Gli unici elementi ritenuti migliorati dalla parte maggioritaria degli imprenditori (oltre il 40%) e riguardano esclusivamente gli aspetti legati alla connettività, ovvero l’accessibilità alla rete, alle zone wi-fi (43,1%) e la velocità di internet (41,1%) ritenute migliorate nell’ultimo lustro. Alcuni aspetti della vita quotidiana che non sembrano avere subìto sostanziali modificazioni, al punto che il saldo fra chi denota una progressione e chi, per contro, sottolinea un peggioramento sostanzialmente si equivalgono o denotano un lieve peggioramento sono le iniziative culturali (-0,7) e la possibilità di studiare (-11,4). Dunque, le dimensioni che afferiscono alla cultura e alla conoscenza paiono essere percepite relativamente stabili.

Una prima area dove i titolari segnalano un progressivo degrado delle condizioni percepite spazia dal poter curare la propria salute, al trasporto pubblico, dalla convivenza con gli stranieri alla viabilità.
In due dimensioni la prevalenza degli interpellati intravede un deterioramento: il problema della viabilità (49,1%) e della criminalità (47,1%) costituiscono aspetti della vita quotidiana in netto inasprimento.

Infine, incontriamo l’ultimo gruppo dove circa i due terzi degli imprenditori rileva un vero e proprio radicale declino. Il tenore di vita (59,0%), il rispetto delle regole della convivenza (64,9%), l’inquinamento (59,2%), la carenza di opportunità di lavoro (60,7%) e l’educazione delle persone (72,9%) rappresentano gli elementi di effettivo degrado percepito. “Dunque, temi di carattere economico e ambientale si mescolano a quelli della convivenza e del rispetto delle regole, presentando i segnali di un’erosione percepita delle singole comunità”, spiega Marini nella sua relazione.

Il peso del Piemonte.

Il peso del Piemonte è percepito dalla maggioranza degli intervistati come scarsamente attrattivo e competitivo (29,8%) e “trascurabile” sul piano nazionale (39,1%): solo per il 31,1% l’Indice del peso del territorio è considerato rilevante. Ecco perché  spesso le province vivono spinte centrifughe, con il nord che guarda alla Lombardia e alla Svizzera, l’ovest che punta alla Francia e in cui manca il ruolo guida di Torino come punto di forza e traino di un distretto industriale diffuso. Agli occhi degli imprenditori, il peso del Piemonte è insufficiente dal punto di vista politico per il 16,9% del campione e dal punto di vista economico per il 39,8%.

Un approccio che si riassume anche nelle risposte date alla domanda: “Perché un’impresa straniera dovrebbe investire in Piemonte?”. Per il 26,7% degli intervistati “Non ci sono vantaggi particolari a investire in Piemonte”, anche se si passa per il 21,9% che uno dei fattori di attrazione è la “Presenza di un capitale umano di alto livello”  e il 17,6% che sottolinea la “Presenza di un solido know how manifatturiero”.

Questa percezione è per altro  confermata anche dall’indice di innovazioni delle regioni europee realizzato dalla UE (RIS), che nel 2019 colloca  il Piemonte al 131° posto su 238 regioni, l’Emilia Romagna al 113° posto, la Lombardia 118°, il Veneto 123° e le Marche 128°.

Non ci sono, tuttavia, solo elementi negativi. La ricerca evidenzia, agli occhi degli imprenditori, la qualità del sistema della formazione universitaria e di quella tecnico-professionale. Il campione sottolinea anche la qualità della manodopera e del know-how nella rete di subfornitura.

Le soluzioni individuate per superare questa situazione di stallo  sono chiare. Secondo gli intervistati, è opportuno concentrarsi sugli investimenti in alcuni settori: scuola e formazione (per il 65,6%), passando per le connessioni digitali (61,1%), fino al sistema viario e stradale (59,9%),inteso non solo come  grandi opere, ma soprattutto strade comunali e provinciali.

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Redazione
La redazione de L'Incontro

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