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Vari senatori chiedono di rivedere il Concordato

Con una mozione promossa da otto parlamentari

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Da anni non si parlava più del Concordato (l’accordo Stato-Chiesa siglato nel 1929 e parzialmente rivisto nel 1984). Si tratta del documento fondamentale che regola i rapporti tra Chiesa cattolica e Repubblica italiana, inserito nell’art. 7 della nostra Costituzione e che conferisce alla Chiesa uno status che nessun’altra confessione religiosa possiede.

Ora, con una mozione depositata al Senato da Riccardo Nencini (segretario del PSI e senatore del Gruppo Misto, e firmata da Emma Bonino (+Europa), Maurizio Buccarella (Gruppo Misto), Roberto Rampi (PD), Loredana De Petris (LEU), Carlo Martelli (Gruppo Misto), Tommaso Cerno (PD), Matteo Mantero (5Stelle) e Saverio De Bonis (Gruppo Misto), viene chiesto al Governo di avviare le procedure per la revisione del Concordato.

In particolare, la mozione si sofferma su tre questioni particolarmente spinose: anzitutto, l’abolizione dell’ora di religione cattolica che è insegnamento curricolare (seppure non obbligatorio) in tutte le scuole, di ogni ordine e grado (da sostituire con un’ora di storia delle religioni e un’ora di educazione civica). Poi la revisione dell’attuale sistema di destinazione delle quote inespresse relative all’8 per mille («un meccanismo che privilegia la Chiesa cattolica, “interpretando” in suo favore la volontà di quanti non esprimono alcuna opzione tra quelle possibili», spiega la mozione). Quindi, la revisione delle norme relative all’IMU sui beni immobili della Chiesa; infine, l’attuazione della recente sentenza della Corte europea che chiede allo Stato italiano di recuperare l’ICI non pagata dalla Chiesa nel periodo tra il 2006 e il 2011.

La mozione – nel 90° anniversario della firma dei Patti Lateranensi – è la diretta conseguenza di un appello promosso a fine gennaio 2019 da Carlo Troilo, dirigente dell’associazione Luca Coscioni, e sottoscritto dalle associazioni UAAR, Libero Pensiero “Giordano Bruno” e Democrazia Liberale, oltre che da centinaia di intellettuali.

Le ragioni della richiesta di revisione sono sempre le stesse che da anni il mondo laico (ma anche una parte delle realtà ecclesiali di base) sottolinea come contradditorie rispetto alla laicità dello Stato: innanzitutto che i privilegi concessi alla Chiesa cattolica continuano a considerare il cattolicesimo come “religione di Stato” nonostante la revisione del Concordato del 1984 abbia sancito il contrario. Poi che gli insegnanti di religione, pagati dallo Stato, vengono comunque nominati (e rimossi) dal vescovo; inoltre che la facoltatività dell’insegnamento della religione, in assenza di alternative, in molte scuole resta di fatto una scelta obbligatoria.

A dar voce a quella parte di Chiesa da sempre contrari al regime concordatario è Marcello Vigli, storico animatore delle Comunità Cristiane di Base, il quale sostiene che l’attuale situazione è contraria alla laicità dello Stato e al processo, avviato dal Concilio, per la creazione di una Chiesa libera da vincoli istituzionali.

Storicamente, invece, le cose sono andate assai diversamente: «Risolta con il Trattato lateranense la Questione romana, la Santa Sede pretese ed ottenne dal governo fascista, in cerca di legittimazione, un Concordato che, anche nella versione aggiornata alla Costituzione repubblicana, offre alla Chiesa un regime privilegiato che le assicura, fra l’altro: finanziamento, insegnamento fra le discipline ordinarie nelle scuole di ogni ordine e grado, effetti civili del matrimonio sacramentale». (Agenzia Adista)

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Redazione
La redazione de L'Incontro

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