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100 anni fa la strana morte dell’anarchico Andrea Salsedo a New York

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Andrea Salsedo nasce il 21 settembre 1881 nell’isola di Pantelleria (Trapani), dove alla fine dell’Ottocento sono confinati molti anarchici, soprattutto in seguito ai moti di Carrara e della Lunigiana del gennaio 1894.

Da ragazzo frequenta il Circolo Sociale, una scuola popolare fondata nel 1895 dall’anarchico Luigi Galleani (nato a Vercelli il 12 agosto 1861), condannato al confino politico nell’isola, che riesce a tenere, in modo rocambolesco, rapporti epistolari con Errico Malatesta, il “capo” degli anarchici italiani, confinato nell’isola di Lampedusa. Dai contatti tra Galleani e Malatesta nasce il foglio rivoluzionario I Morti, stampato dagli anarchici che sono al confino nelle varie isole.  Nel Circolo Sociale, ubicato in una casa della Contrada Velcimursà, donata a Galleani dalla famiglia Valenza, si discute di politica e di Anarchia e molti ragazzi che lo frequentano, come Salsedo, aderiscono alla fede anarchica. Galleani, nel 1899 riesce a fuggire in modo rocambolesco da Pantelleria, andando prima in Egitto, poi a Londra ed infine negli USA, dove soggiorna in diverse città.

Salsedo frequenta le Scuole Tecniche; poi lavora come impiegato nella Pretura di Pantelleria, da dove è licenziato quando si scopre la sua militanza anarchica.

L’11 novembre 1900 è processato per la prima volta, ed è assolto, per aver scritto una lettera di dura critica dell’operato del Governo, pubblicata sull’Avvenire Sociale di Messina.

Nel 1902, durante le elezioni amministrative si impegna attivamente nella campagna per l’astensione dal voto, affiggendo manifesti sui muri delle case di Pantelleria. In seguito scrive articoli contro la dura politica repressiva ed antioperaia del Governo sul periodico La Falange di Marsala, che è chiuso dalle Autorità il 30 gennaio 1904, dopo soli quattro numeri.

L’emigrazione negli USA e l’impegno politico e sindacale

Salsedo emigra da Pantelleria. Va prima a Tunisi e quindi, nel 1906, a New York, dove prende contatti con il movimento anarchico, nel quale militano molti italiani, il cui leader è Luigi Galleani, giunto negli USA nel 1901 e che ha fondato nel 1903 la rivista Cronaca sovversiva, alla quale Salsedo collabora.

Salsedo sposa a New York Maria Petrillo, originaria di Pantelleria.  Per vivere lavora nella Tipografia di Goffredo Canzani di Brooklyn (che poi dirige), ma svolge anche una intensa attività sindacale nell’International World Workers, i cui membri sono chiamati “Wobblies”. Svolge inoltre l’attività di Editore, pubblicando nel 1917 la biografia e le memorie dell’anarchico francese Clement Duval, evaso dall’Isola del Diavolo, e nel 1919 fonda la rivista anarco- sindacalista Il domani.

In quegli anni, successivi alla Rivoluzione bolscevica del novembre 1917, si diffonde negli USA un clima di paura, chiamata dai giornali Red Scared (paura rossa), alimentata dalla psicosi che anche negli USA possa scoppiare una rivoluzione comunista.  Si scatena una notevole intolleranza nei confronti degli stranieri che svolgono attività politica considerata “rivoluzionaria”, come gli anarchici.  Viene sciolto il Sindacato dei “Wobblies” e vengono chiusi molti circoli politici e decine di riviste. La caccia al “rivoluzionario” raggiunge l’acme nel gennaio 1920, con i cosiddetti “Palmer raids” (le retate di Palmer), ordinati dal Procuratore Generale Mitchell Palmer, che aspira a diventare Presidente degli Usa, durante i quali vengono arrestate circa 4000 persone e circa 3000 sono espulse, in quanto stranieri, e rimpatriati nei Paesi di origine. Anche Galleani era stato espulso e rimpatriato in Italia nel giugno 1919. Contro questa escalation xenofoba si attiva la controreazione degli anarchici, che compiono attentati dinamitardi in alcune città, contro le Autorità locali che hanno sostenuto la Campagna xenofoba. In particolare, esplode una bomba a Cleveland, davanti alla casa del Sindaco, a Boston, davanti alla casa del giudice Albert Hayden, a New York davanti alla casa del giudice Charles Nott. L’attentato più clamoroso è però quello compiuto davanti alla casa del Procuratore Generale Mitchel Palmer. Infatti, durante l’esplosione rimane ucciso l’attentatore, l’anarchico italiano Carlo Valdinieri. A terra, in tutti gli attentati, sono rinvenuti dei volantini, stampati su carta di colore rosso, con il titolo Plain Words (parole chiare), firmati The Fighting Anarchist (i combattenti anarchici).  

L’arresto, i pestaggi, la confessione

In questo clima di “caccia alle streghe”, il 25 febbraio 1920 sono arrestati, probabilmente su delazione del “collaboratore della FBI” Luigi Ravarini (il cosiddetto agente D-5), e senza un formale ordine di cattura emesso dalla Magistratura, Andrea Salsedo e l’anarchico Roberto Elia, originario di Catanzaro, che lavora nella tipografia Canzani, diretta da Salsedo. Invece di essere portarti in carcere, sono condotti nella sede di New York del Dipartimento della Giustizia degli USA, nel Park Row Building, al n. 21 della via omonima, a Manhattan, dove ci sono gli uffici del Federal Bureau of Investigation-FBI, istituito il 26 luglio 1908.

I due anarchici sono interrogati separatamente per molti giorni.  Però, mentre Elia riceve un trattamento di favore, probabilmente perché è diventato un “collaboratore” del FBI, Salsedo subisce subito duri interrogatori, anche con pestaggi violenti, fatti anche con il sandalo di Valdinieri trovato sul luogo dell’attentato alla casa del Procuratore Palmer. Gli agenti del FBI vogliono sapere da Salsedo se ha stampato il volantino Plain Words, trovato in tutti i luoghi degli attentati. Alla fine, Salsedo, nella speranza di evitare ulteriori violenze, confessa di averlo stampato, affermando però di aver agito da solo per scagionare Roberto Elia. Poi conferma la confessione davanti al giudice Flynn. Elia conferma di aver visto Salsedo che stampava il volantino sulla carta di colore rosso, ma dichiara che non sapeva di cosa si trattava. Il giudice Flynn dice loro che saranno espulsi e rimpatriati in Italia. Dopo la confessione, Salsedo ed Elia sono trattati bene. Vengono sistemati in una stanza al 14° piano del Park Row Building.  Talvolta, due agenti li accompagnano a fare una passeggiata nel vicino Battery Park. In questo “periodo tranquillo”  nasce una corrispondenza tra Salsedo e Bartolomeo  Vanzetti, che promuove una campagna di sensibilizzazione per la liberazione dei due anarchici e costituisce un Comitato per la loro  difesa, incaricando un nuovo difensore, che però poté fare molto poco per il precipitare degli eventi, dato che  l’avvocato Narciso Donato non si era attivato per tutelare in particolare Salsedo, tanto che sua figlia dichiarò in seguito che “era più dalla parte della polizia che dalla nostra”.

Dopo un po’ riprendono gli interrogatori a Salsedo, anche di notte, probabilmente per indurlo a fare i nomi degli altri attivisti anarchici.  Poiché egli non comprende questo accanimento nei suoi confronti, si deprime, arrivando a non mangiare più. La moglie Maria Petrillo, che lo va a trovare spesso, cerca di rincuorarlo, ma ormai il marito sembra “andato fuori di testa”, come dichiara in seguito Roberto Elia.

La “strana” e tragica morte

La sera di domenica 2 maggio, Salsedo fuma molto (forse per il nervosismo) e passeggia con Elia nel corridoio del 14° piano. Poi verso le 21, va in stanza mentre Elia rimane fuori a parlare con gli agenti di guardia. Verso le 23 Elia entra nella stanza e vede Salsedo che è sveglio e si lamenta per un forte mal di testa. Elia spegne la luce e si addormenta profondamente tanto da non sentire più nulla. La mattina, un agente lo sveglia e gli dice che Salsedo è morto, essendosi buttato, durante la notte, dalla finestra della stanza, sfracellandosi sul marciapiedi sottostante.  Il FBI e la Polizia locale sostengono la tesi del suicidio, al quale però non credono non solo gli anarchici ma anche i giornali democratici.  Di diffonde l’ipotesi che Salsedo, durante la notte, è stato sottoposto ad un nuovo duro interrogatorio, con pestaggio, per indurlo a “parlare”, nel corso del quale è deceduto per le percosse subite. Pertanto, per evitare una inchiesta della Magistratura, è creata la messinscena del suicidio.

Pochi giorni dopo Roberto Elia è liberato ed espulso dagli USA. Rientra in Italia e poco tempo dopo muore in circostanze mai chiarite.

Due giorni dopo la morte di Salsedo, il 5 maggio 1920, sono arrestati sul tram diretto a Brokton, i due anarchici italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, con l’accusa di aver compiuto una rapina ad un calzaturificio, durante la quale sono stati uccisi il contabile dell’azienda ed una guardia giurata. In una tasca dell’abito di Vanzetti è trovato un foglietto che invita a partecipare ad una manifestazione di protesta per la morte di Salsedo.  Sacco e Vanzetti sono condannati a morte e giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charlestown, nel Massachussetts.

Anni dopo, il Segretario aggiunto presso il Ministero del Lavoro, Louis Post , nel suo libro di memorie  dichiara che molte cose nell’affaire Salsedo non sono chiare, quali: il fermo illegale di Salsedo e di Elia, che poi sono portati non in una prigione, ma nella sede del FBI di New York; i duri interrogatori subiti da Salsedo, con violenti pestaggi fino quasi alla tortura;  la strana posizione del cadavere di Salsedo sul marciapiede del Park Row Building. Inoltre, Salsedo non aveva motivo per suicidarsi in quanto sarebbe stato messo in libertà per poi essere espulso e rimpatriato in Italia, come è stato fatto per Roberto Elia.

Andrea Salsedo morto come Giuseppe Pinelli

La vicenda della strana e tragica morte di Salsedo ricorda quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli, arrestato alcuni giorni dopo l’attentato compiuto il 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, a Milano, e suicidatosi, secondo la ricostruzione ufficiale, gettandosi dal quarto piano della Questura di Milano, nella pausa di un interrogatorio al quale era sottoposto. Naturalmente, molti non hanno creduto alla tesi del suicidio e si è diffusa l’ipotesi che Pinelli era stato “suicidato”.

Dario Fo ha scritto, sulla morte di Pinelli, la commedia Morte accidentale di un anarchico, ma per evitare denunce penali, ha usato il nome di Andrea Salsedo.

Mentre Sacco e Vanzetti sono stati riabilitati nel 1977, 50 anni dopo la loro uccisione, da Michael Dukakis, Governatore del Massachussetts, con le seguenti parole: “Io dichiaro che ogni stigma ed onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti”, si attende ancora che siano chiarite le modalità della tragica morte di Andrea Salsedo.

Recentemente, il piccolo Editore del Cilento Giuseppe Galzerano, sulla drammatica vicenda dell’anarchico di Pantelleria, ha pubblicato il libro Salsedo, l’anarchico “suicidato” dalla polizia americana.

Giorgio Giannini

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