Si potrebbe chiamare la discrasia (o il paradosso) dell’arte visiva italiana. Da un lato il nostro Paese possiede il patrimonio artistico culturale più ricco del mondo e qualcuno azzarda che da noi si trovi addirittura più del 50% dell’arte del pianeta (personalmente, mi è sempre sembrata un’esagerazione). Dall’altro, il nostro mercato dell’arte visiva è asfittico, vale solo l’1% di quello mondiale, a distanza siderale da quelli statunitensi, cinesi, inglesi e francesi, che guidano la classifica.
Riguardo alle fiere d’arte, le nostre tre principali, Artissima di Torino, Miart di Milano e Arte Fiera Bologna sono ai margini del circuito internazionale, dominato dalle varie edizioni di Art Basel. Insomma, mentre il gusto italiano domina i mercati e le varie “settimane” della moda, del design e del vino, attirano operatori e appassionati da tutto il mondo, nell’arte siamo relegati al ruolo di Cenerentola, per non dire a quello di Piccola Fiammiferaia.
La causa, a mio avviso è anche dell’eccessiva finanziarizzazione che sta vivendo il mercato italiano, dove molti operatori sembrano aver dimenticato che vendere arte è anche vendere cultura e sogni e trattano quadri, disegni e sculture quasi come fossero commodity. Un’eccezione virtuosa è rappresentata da Capitolium Art, l’auction house bresciana, con filiali a Roma e a Torino. Oltre all’attività tipica delle case d’asta, la società della famiglia Rusconi – i fratelli Giorgio e Gherardo sono rispettivamente presidente e amministratore delegato – è impegnata in un ambizioso programma culturale che si traduce in particolare nell’organizzazione di mostre cult.
Oltre a una personale di Mario Schifano, tenuta nella sede romana di Capitolium, che ha rilevato proprio lo storico studio del Maestro, in via Delle Mantellate 14/b, l’auction house ha organizzato mostre di scultori amati dal pubblico più raffinato, come Leoncillo Leonardi ed Ettore Colla. Dallo scorso 29 ottobre è in cartello, presso Capitolium Torino, “Aldo’s Delicatessen”, primo nucleo di un’esposizione più ampia di Aldo Mondino, prevista per la prossima primavera.
La mostra, curata da Afra Canali, e organizzata con la collaborazione dell’Archivio Aldo Mondino, raccoglie cinque sculture “edibili” del Maestro piemontese. Nato nel 1938 a Torino, dove è mancato nel 2005, protagonista di diverse edizioni della Biennale di Venezia, anche con sala personale, Mondino ha anticipato di oltre 50 anni la super mediatizzata “Banana” di Maurizio Cattelan, venduta a Sotheby’s New York per oltre 6 milioni di dollari. Come “Comedian” (questo il nome ufficiale della banana), le installazioni di Mondino, create anche con cioccolato, caramello o torrone, possono essere (almeno in parte) mangiate e sostituite.
La vivacità culturale di Capitolium trova riscontro anche nei risultati di mercato. Ormai stabile tra le prime 10 case d’aste attive in Italia, sta scalando velocemente la classifica. Nel primo semestre 2025 (Fonte Il Sole 24 Ore) è stata quella, tra le top ten, a registrare la più alta crescita di venduto con 9 milioni 560 mila euro (più 14,6%). Un risultato che l’avvicina sensibilmente a Sotheby’s che la precede nel ranking. Nel secondo semestre di quest’anno ha registrato alcuni clamorosi exploit. Nell’arte moderna, il dittico di Mario Schifano “I remember Giacomo Balla, New York city”, partito lo scorso 16 ottobre con una base d’asta di 80 mila euro, è stato aggiudicato a 300 mila euro (378 mila con i diritti). Mentre, nell’antico, il 14 ottobre, “Samaritana” di Artemisa Gentileschi, partita a 20 mila euro, è arrivata a 145 mila euro (oltre 182 mila con le provvigioni).
“Samaritana” di Artemisia Gentileschi
Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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