Parto da una donna particolare.

UNA DONNA

Una donna affascinante, intelligente ma caustica. Una di quelle persone che sanno divertirsi ma sanno anche rimanere indifferenti al vicino di tavola che fa il simpatico ma non è “strabiliante”.

Una di quelle persone che potrebbe ballare fino a tarda notte attorniata da benestanti con l’ormone surriscaldato ma arrivare a casa “indenne”.

Una donna che, però, potrebbe aspettare l’alba, magari sdraiata sul pavimento incurante dell’abito perfetto, dopo essersi lasciata accarezzare da mani calde, sogni e racconti.

Insomma: parlo di una di quelle persone che conoscono se stesse e il mondo e a cui puoi chiedere un parere franco.

DUE STILETTATE

Conosco una donna così, le ho chiesto cosa pensa de L’Incontro e mi ha regalato due “stilettate”.

Prima ha detto: “Ah sì, bello questo rotary di cavouriani fuori tempo massimo”.
Poi, ancora più cinica, ha aggiunto: “Il giornale è come la libreria Billy di Ikea: uno spazio vuoto in cui ognuno può mettere al sicuro la propria idea di mondo”.

Lei è quella che qualcuno potrebbe definire: “una meravigliosa stronza”. Ma, ripensando a quei due colpi di fioretto (o di machete), mi è venuta voglia di chiedermi e chiedervi: “Siamo proprio così? Noi collaboratori de L’Incontro sembriamo veramente dei pensatori azzimati, tutti in fila, in una specie di esposizione canina del pensiero lib-lab?”

Ma la domanda seria che mi piacerebbe ci ponessimo è: “Quale idea, quale valore lasciamo nelle mani dei venti-trentenni di oggi? Cosa lasciamo al domani??

UN VIAGGIO

Parte da qui la voglia di intraprendere un viaggio all’interno e all’esterno del giornale alla ricerca di risposte.

Sintetizzando sarebbe bello chiederci: “Quel modo di essere sofisticato ma attento al mondo su cui si basa la nostra identità “lib lab” è un valore o un peso per chi vive, da un lato, di like e di follower e dall’altro di cupo risentimento?”.

In altre parole: “Siamo dinosauri che s’aggirano nelle proprie torri d’avorio? Siamo solo più testimoni-superstiti di un mondo di ottimismo e sfide che sembra svanito per sempre? O siamo altro?”.

UN’IMMAGINE SIMBOLO

Ragionando su questi interrogativi ho trovato anche la mappa perfetta. Si tratta di una pubblicità molto affascinante ideata, nel 2011, per Mercedes da un’agenzia pubblicitaria di Tel Aviv. Mostra un cervello diviso in due: da un lato (quello sinistro) c’è la parte razionale monocromatica, ordinata, direi molto “ingegneristica”, dall’altra c’è un’esplosione di disordine e colori che soddisfa il lato emotivo di tutti noi.

Mercedes, ovviamente, diceva che aveva tutto per soddisfare entrambi i lati del cervello. E noi?

Sarebbe bello partire da questa immagine come fosse la “pagina zero” di un dibattito all’interno e all’esterno de L’Incontro.

E la domanda potrebbe essere: “Quale valore, sogno o sfida crediamo giusto mettere sulla mappa? E su quale lato? Perchè?”.

Il che non significa solo chiederci: “Cosa abbiamo da dire?” Ma significa chiederci anche (e, forse, soprattutto): “Come lo diciamo? Con quale alfabeto, con quale voce? A chi?”.

Un’avvertenza: rispondendo sarebbe interessante smettere di scrivere le nostre ragioni soltanto in bianco e nero. Il cervello destro vuole emozioni e mi sembra che il futuro stia partendo di qui per prendere forma. Usiamo anche i colori, quindi, per raccontarci.

DA CHI PARTIAMO

Chiederemo di farlo a Bruno Segre (il centenario più giovane che abbia mai conosciuto) attraverso una serie di “messe a fuoco” del passato e del futuro. Lo chiederemo all’editore, ai collaboratori, a diversi testimoni (milanesi e torinesi) a chi ci sta leggendo e ci leggerà.

Sarà questo percorso lastricato di domande e risposte a sostenere
il viaggio che vogliamo intraprendere, dentro e fuori dal giornale.

Non credete sia arrivata l’ora di stilare insieme un “manifesto d’intenti” sperando anche di condirlo con qualche litigata costruttiva?

Sì, litigata ma costruttiva perché: “L’incontro tra due personalità – come scriveva Carl Gustav Jung – è come il contatto tra due sostanze chimiche. Se c’è una qualche reazione entrambi ne vengono trasformati”.

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Gabriele Isaia

Ha fatto il giornalista economico, ha aperto una sua società di comunicazione strategica, ha avuto “incontri” con l’architettura, l’arte contemporanea, le start up innovative e il personal branding....