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Chiese in esubero

Le istituzioni religiose sono in crisi: conventi sempre più deserti, seminari quasi privi di praticanti, chiese semi vuote

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Anche in Italia come in Germania, Svizzera, Francia vi sono chiese in esubero. Un tempo quasi tutti nel nostro Paese erano cattolici, e di essi molti partecipavano alle funzioni religiose. I seminari ecclesiastici ospitavano molti giovani che intendevano dottrinarsi per una confortevole carriera nell’ambito confessionale. Funzionavano conventi femminili, di cui alcuni riservati alle suore di clausura.

Oggi, a distanza di un triennio di generazioni, tutto è mutato. Le istituzioni religiose sono in crisi: conventi sempre più deserti, seminari quasi privi di praticanti, chiese semi vuote (tranne per i funerali e pochi matrimoni). Le persone senza confessione religiosa rappresentano un quarto della popolazione. Leggono le diffuse riviste “L’Ateo” (editrice UAAR – Unione Atei Agnostici Razionalisti), “Libero Pensiero” (organo dell’Associazione Nazionale del Libero pensiero “Giordano bruno”), il periodico ticinese “Libero Pensiero” (organo dell’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori) e le riviste francesi “La Raison” (mensile de La Libre Pensee), “La Tribune des Athees” (periodico dell’Union des Athees”), ecc.

Inoltre esistono minoranze di altre fedi, come i musulmani, i Testimoni di Geova, i buddhisti, ecc. che sottraggono folle di seguaci agli ambienti cattolici. Certo, sussiste il fasto universale della Città del Vaticano, ma anche la Curia è divisa in correnti e lo stesso Pontefice viene contestato dai conservatori religiosi e laici.

Ma il riferimento della crisi attuale va applicato alle parrocchie, specie in periferia e nei piccoli Comuni, rimaste senza titolari e quindi chiuse oppure affidate a sacerdoti provenienti dall’Asia e dall’Africa che faticano ad integrarsi con la popolazione.

Quale, dunque, la strategia applicata all’estero? Chiese, conventi, monasteri in esubero dovrebbero essere demolite (come all’epoca della Rivoluzione francese) oppure vendute o affittate o comunque adibite ad una nuova destinazione? Ad esempio si potrebbero utilizzare tali edifici per ospitare biblioteche, sale di concerto, centri di incontri culturali aperti ad una società non confessionale.

Trasformare radicalmente un edificio religioso richiede spese ingenti di ristrutturazione che solo l’utilizzo in appartamenti privati può consentire. Il problema è aperto e prescinde da sentimenti religiosi e spirituali, che meritano il massimo rispetto.

Bruno Segre

*Nella foto, chiesa abbandonata a Ravello, in provincia di Salerno (lukep/Shutterstock)

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Bruno Segre
Avvocato e giornalista. Fondatore nel 1949 de L'Incontro

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