Lutto nel mondo della contemporary art internazionale. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio è mancato Radomir Damnjan. Il Maestro era nato nel 1936 (alcune fonti riportano 1935) a Monstar, città della Bosnia Erzegovina, che all’epoca faceva parte del Regno di Jugoslavia. E jugoslavo si era sempre definito, anche tanti anni dopo la dissoluzione del Paese balcanico. Nel corso della sua lunga esperienza artistica ha attraversato diversi movimenti e tendenze, ponendosi come caposcuola. Tra questi ricordiamo il tema attualissimo della disinformazione.
Dopo un soggiorno americano, che negli anni Sessanta lo aveva avvicinato al minimalismo, nel decennio successivo Damnjan arriva a quella che lui stesso definì: “Una grande scoperta che ho inserito nell’arte visiva”. Si tratta appunto della ricerca sulla disinformazione. “Che ha un valore intrinseco enorme anche per l’attuale società nella quale l’informazione è ancora veicolata, alla stregua di ciò che avveniva nel mio Paese”, spiegava il Maestro, cresciuto e formatosi nella Repubblica socialista jugoslava del Maresciallo Josip Broz Tito.
Le “disinformazioni” di Radomir sono tele monocromatiche o bicromatiche dove viene scritto il nome di un colore, che è diverso da quello utilizzato. Ad esempio, come nell’opera raffigurata in questo articolo, una tela interamente dipinta di giallo, con la scritta “Gray”. Da notare che la scritta è collocata all’interno del testo visivo. Quindi, almeno a livello di analisi semiotica, non è un semplice titolo, ma a tutti gli effetti fa parte dell’opera e ha la stessa dignità e importanza del colore che contrassegna il monocromo.
La Gestalt insegna che, in questo caso, lo spettatore non percepisce in modo assoluto se si tratta (per restare nella tela qui riprodotta) di un’opera gialla o grigia. Appunto, un paradigma della disinformazione che è destinata a confondere le idee.
Amato anche dalla critica e dai collezionisti italiani, Radomir aveva tenuto la sua ultima personale antologica a Milano, presso lo Spazio Roseto di corso Garibaldi 95 nell’ottobre 2023. Intitolata “Dalla pittura alla pittura N. 1”, la mostra è stata curata da Federico Bianchi ed è stata realizzata grazie al contributo di Roseto Srl, società con sede a Milano che affonda le sue radici nel settore immobiliare.
Da sempre attiva nel promuovere arte e cultura, Roseto è specializzata nella locazione di immobili di proprietà dal 2009. Con il passare degli anni ha progressivamente declinato e ampliato le sue attività rimanendo sempre fedele alla sua mission: l’attenzione ai dettagli e un servizio di eccellenza, personalizzato per i suoi clienti. Oggi il gruppo conta oltre 300 unità immobiliari di proprietà in Italia e opera nei comparti lusso con Roseto Prestige, residenziale con Roseto Home e turistico di prestigio con Roseto Experience.
Milo Goj
