No Vax, Sì Vax… Boh Vax come li ha brillantemente definiti in questi giorni Beppe Severgnini.

Il dibattito è aperto, il confronto duro e dai toni a volte inaccettabili.

L’assedio intorno alla casa del Sindaco di Pesaro, Ricci, ricorda troppo da vicino la violenza fascista.

Mentre nella Rete l’odio e la contrapposizione non hanno limiti, nelle piazze italiane il fenomeno dei contrari alla vaccinazione dà segni di stanchezza e pare si stia svuotando.

A ravvivare l’ennesimo “derby” italiano ci hanno pensato due autorevoli filosofi: Giorgio Agamben e Massimo Cacciari che hanno definito il Green Pass “un sopruso di stampo sovietico”. Il razionale del loro ragionamento è che il vaccino forse fa male ma sicuramente serve a poco.

A mio avviso, la gravità di tali dichiarazioni pubbliche non risiede solo e soltanto nel merito, ma nell’aver sfruttato la loro notorietà senza ricordarsi la loro responsabilità di opinion maker.

Ritengo che, più un essere umano è conosciuto ed autorevole nella sua professione, più i suoi interventi pubblici, al di là del merito delle sue opinioni, devono essere calibrati, improntati alla responsabilità e alla prudenza e sobrietà del linguaggio usato.

Proprio alla luce di questo scenario, sorge un quesito: come affrontare questo tema delicato, spinoso, di grande tensione emotiva per alcuni cittadini e di grande angoscia e preoccupazione per altri?

Cercherò di mettere ordine nelle varie questioni scatenate da questo dibattito, con una premessa necessaria per chiarire la mia posizione in merito.

Ho una età anagrafica a rischio, mi sono vaccinato due volte come da protocollo, sono stato educato a rispettare gli esperti e ad avere fiducia, fino a prova contraria, della scienza e delle classi dirigenti preposte alle decisioni riguardanti la nostra comunità di cittadini.

Detto ciò, da liberale rispettoso, per definizione, delle opinioni altrui soprattutto se diverse e non condivise, cerco sempre di capire “le ragioni degli altri” e di immedesimarmi nelle posizioni assunte da terzi in modo apparentemente anche incomprensibili.

Come ci ha insegnato Mauro Calamandrei in un suo famoso discorso pubblico ai principi degli anni ’50, in una Italia, quindi, che stava lentamente uscendo dall’incubo del fascismo e della Seconda guerra mondiale e tentava di riprendere le fila del confronto democratico con le modalità di una coesistenza pacifica: quando si esprime una opinione – scriveva Calamandrei – bisogna sempre, per rispetto di chi ti ascolta, premettere la propria posizione intellettuale in merito.

In altre parole, bisogna anticipare all’interlocutore qual sia il proprio convincimento su un certo tema e poi entrare nell’approfondimento della questione analizzando le tesi e le contro tesi in campo.

Soltanto in questo modo, per Calamandrei, si possono evitare le manipolazioni dolose degli interlocutori, dichiarando apparenti oggettività quando invece ciascuno di noi, alla meglio, esprime una propria soggettività, per definizione, discrezionale.

Chiarito tale aspetto, provo a entrare nel merito di questa infuocata questione.

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità

In linea di principio, tutto può essere contestato, dopo di che dovremo però convincerci della autorevolezza e affidabilità di certi enti preposti alla tutela della nostra salute pubblica.

Le statistiche dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ci comunicano che dal 1° febbraio 2021 al 21 luglio 2021 in Italia 35.776 persone sono morte a causa del Coronavirus. Soltanto 423 di esse avevano ricevuto il vaccino: l’1,2% del totale!

I numeri non dovrebbero essere mai piegati mai agli interessi di bottega!

I vaccini non proteggono dunque al 100% ma sono utili come dimostra il 98,8% dei morti per Covid che non li aveva ricevuti.

Chi sono e quanti sono i No Vax o forse …i Boh Vax

Gli istituti di ricerca hanno provato, in questi mesi, a quantificare il numero dei cittadini italiani contrari all’immunizzazione.

Tutte le ricerche dimostrano che nell’ultimo anno sono diminuiti sensibilmente gli individui che rifiutano il vaccino.

Si parla addirittura (la ricerca Response Codiv-19, del Laboratorio SPS Trend dell’università di Milano) di un dimezzamento rispetto al dicembre 2020 quando, alla partenza della campagna vaccinale, i dubbiosi o contrari erano il 30%.

Oggi le stime parlano di una forbice tra il 15% e il 20% del campione intervistato.

Nel 2018 votarono alla Camera dei Deputati 32 milioni e 800 mila italiani. Si può quindi immaginare, secondo gli esperti delle società di indagine di mercato, che il numero degli scettici possa valere circa 6 milioni di voti.

Un bel target che spiega come mai alcuni partiti siano molto “attenti” a non far mancare il loro appoggio, esplicito o implicito, ai contrari-dubbiosi.

Chi sono però i No Vax o comunque i Boh Vax?

Cercando di capire chi scende in piazza per protestare contro la vaccinazione o il Green Pass, ci troviamo di fronte a uomini e donne dell’età di mezzo: cinquantenni e sessantenni professionisti e anche medici e infermieri.

Una protesta trasversale socialmente e politicamente.

Secondo Marco Revelli “i popoli, o parte minime di popoli, come in questo caso, a volte impazziscono. Scambiano la libertà con la totale assenza di responsabilità nei confronti degli altri”.

Forse non è poi così strano che una classe media alienata e distrutta dalla crisi economica e dalla pandemia, possa vedere complotti dappertutto e cominci a non fidarsi più di nulla e di nessuno salvo poi finire nelle reti della retorica “anti” sviluppata dal primo demagogo che sale sul palco di una piazza infuriata e frustrata.

Personalmente credo che i No Vax siano un numero molto limitato, statisticamente sempre presente in qualsiasi tipo di società ma nell’ambito di una percentuale davvero marginale della popolazione.

Diverso è il caso, invece, dei Boh Vax che sono dei cittadini normali, non dei talebani del “contro”: sono soltanto impauriti, confusi, preoccupati.

Hanno paura per la propria salute e per la salute dei propri figli.

Hanno perso la fiducia negli esperti e temono gli effetti collaterali del vaccino.

Nel dubbio ascoltano, partecipano, seguono soprattutto gli interventi di coloro che sono “contro” la vaccinazione.

Sono interessanti a questo proposito alcune testimonianze che ci illustrano il vissuto di queste persone.

Ne ho selezionate due molto significative: la prima è di una lettrice del Corriere della Sera che scrive al suo quotidiano preferito: “Sono una di quelle che qualche suo collega chiama sprezzatamente “Boh Vax”… già mi scoccia a essere accomunata a complottisti vari o a seguaci di teorie farneticanti su presunti legami con l’autismo .. il punto è che sarebbe ora di smetterla con la storia che violeremmo la libertà altrui… ma vogliamo scherzare? A lei risulta per caso che qualcuno vada in giro minacciando la gente in coda agli hub? O intenda promuovere una qualche legge dissuasiva in tal senso? Anche supponendo che io mi ammalassi, voi altri “vaccinati” che rischio correte?

E lasciamo stare la scusa degli immunodepressi, per cortesia, la percentuale è minima e ben al di sotto di quella eventualmente richiesta per la cosiddetta immunità di gregge. Chiedetevi piuttosto come mai tante persone dotate di normale buon senso sono così restie, invece di liquidarle con le solite due frasi fatte… io rispetto la legge, le distanze e tutto il resto. Merito rispetto!”.

La risposta del responsabile della rubrica delle lettere al giornale si è concentrata sull’affermazione circa la libertà di non vaccinarsi ma nello stesso tempo del dovere di impedire ad alcuni cittadini di danneggiare gli altri.

Anche l’attrice Claudia Gerini, intervistata durante la presentazione del suo ultimo film, ha ammesso con grande trasparenza: “Non mi sono ancora vaccinata perché devo completare degli esami medici che escludano un pericolo di trombosi. Non sono contraria, ma molto timorosa sì, si tratta comunque di vaccini testati in emergenza perché non c’è ancora una vera cura contro il Covid, speriamo che la trovino.. Devo ancora capire delle cose, sono spaventata…mia figlia comunque, quella che ha 17 anni, si è vaccinata e quindi non posso dirmi contraria in assoluto, sto aspettando”.

Due testimonianze che fanno emergere, come dicevo, confusione, preoccupazione, paura: non contrarietà ma dubbi che necessitano di chiarimenti.

Non possiamo convincere i No Vax – ha scritto il prof. Giuseppe Remuzzi – ma gli indecisi sì e non sono pochi”.

Qui sta il punto.

Il problema è: come?

Non esiste alcuna violazione della Costituzione

Facciamo un passo indietro: leggiamo il fenomeno dal punto di vista giuridico.

Nelle piazze, i demiurghi lanciano accuse al Governo per aver emanato provvedimenti liberticidi, anticostituzionali, di stampo sovietico.

Sgombriamo il campo dagli equivoci e liberiamoci dalle manipolazioni di chi cerca di autolegittimarsi delegittimando gli altri.

Il quadro normativo è molto chiaro in merito.

Secondo la sentenza della Corte Costituzionale n. 5 del 2018 l’obbligo vaccinale è legittimo (in quel caso venne respinto il ricorso della Regione Veneto contro un decreto che la Ministra Lorenzin aveva emanato proprio sull’obbligo vaccinale per gli under 16): “Occorre anzitutto osservare – scrisse il Collegio nella motivazione della decisione – che la giurisprudenza di questa Corte in materia di vaccinazioni è salda nell’affermare che l’art. 32 della Costituzione postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività. In particolare, questa Corte, ha precisato che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32: se il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri. Non solo, anche l’art. 2 della Costituzione ci rammenta i diritti inviolabili dell’uomo ma anche i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Unanimi sono stati i pareri di tre eminenti giudici emeriti della Corte Costituzionale.

La Costituzione consente – ha detto Giovanni Maria Flick – sia l’obbligo di vaccinazione che il lasciapassare sanitario e le polemiche non hanno alcun fondamento almeno dal punto di vista giuridico. E’ un obbligo presente nel nostro ordinamento da molto tempo, pensiamo alle vaccinazioni per la poliomielite, il morbillo, altre malattie infettive… tale obbligo è conforme alla Costituzione ai sensi dell’art. 16 che stabilisce che la libertà di circolazione, e quindi di socializzare, può essere limitata per ragioni di sanità, con la sola garanzia della legge”.

“L’art. 32 della Costituzione è chiarissimo – ha sottolineato Sabino Cassese – nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Quindi, con una legge, si può disporre un trattamento sanitario obbligatorio … la Corte ha stabilito limiti aggiuntivi: ci deve essere una delimitazione temporale e il trattamento sanitario obbligatorio deve rispondere a criteri di proporzionalità e di non discriminazione. La tutela della salute di ciascuno è collegata anche ad un interesse collettivo, proteggere la salute di tutti”.

La salute è un ovvio interesse della singola persona – ha scritto Ugo De Siervo – ma al tempo stesso della comunità nazionale. Quindi bisogna bilanciare le due situazioni… La Costituzione afferma il principio fondamentale dei diritti inviolabili dell’uomo ma nello stesso articolo si parla di doveri inderogabili, di solidarietà politica, economica e sociale… Nessuno può pensare di chiedere la tutela dei diritti se non si pone a disposizione degli interessi collettivi”

Come ho detto, dal punto di vista giuridico la questione non esiste: al massimo può sussistere un ulteriore dovere oltre a quello giuridico, a carico di ogni cittadino, quello che il Presidente Mattarella ha chiamato “dovere etico”.

Il nostro Governo e il nostro Parlamento hanno la responsabilità di applicare con prudenza e consapevolezza della fallibilità umana un principio di proporzionalità per contenere il più possibile la diffusione del virus, comprimendo il meno possibile la libertà individuale e l’attività economica.

Il rischio delle fake news

Siamo bombardati ogni secondo della nostra giornata da un fiume di informazioni e notizie che riguardano la pandemia. Purtroppo, in mezzo a questo diluvio informativo, si nascondono spesso delle notizie false, le “fake news” che innescano meccanismi emotivi pericolosi e potenzialmente anche violenti.

Vi propongo una lista delle principali “bufale” apparse negli ultimi giorni contro la vaccinazione.

  1. I vaccini sono sperimentali: non è vero, sono stati tutti approvati dall’Ema dopo accurate sperimentazioni via via oggetto di continue revisioni. I vaccini sono sicuri ed efficaci.
  2. Esistono effetti collaterali pericolosi: la maggior parte di questi effetti si manifesta entro pochi minuti o al massimo entro 48 ore. Si tratta di eventi rari e leggeri a meno di soffrire di patologie particolari, da dichiarare preventivamente.
  3. Dentro i vaccini c’è del metallo: non è mai stata dimostrata la pericolosità delle quantità infinitesimali di metalli contenuta nei vaccini.
  4. I vaccini fanno venire l’autismo: è una leggenda che risale ai tempi della vaccinazione contro il morbillo e nasce da uno studio di un medico inglese radiato poi dall’albo.
  5. I vaccini indeboliscono il sistema immunitario: una bufala in quanto, al contrario, sono un’ottima ginnastica per l’organismo e qualsiasi vaccino fortifica almeno in parte il corpo umano contro tutti gli agenti patogeni.
  6. Meglio prendersi il virus in forma lieve che vaccinarsi: ammalarsi di Coronavirus impegna il sistema immunitario molto di più di quanto accada sottoponendosi alla vaccinazione ed espone comunque a parecchi rischi soprattutto nel caso di un virus nuovo tutto da studiare.
  7. I vaccini basati sul Rna cambiano il codice genetico: non è vero, l’Rna trasporta semplicemente le istruzioni per la produzione della proteina Spike utilizzata dal virus per attaccarsi alle cellule.
  8. La vaccinazione ai bambini fa male: la società italiana di pediatria consiglia il vaccino a tutti i ragazzi da 12 anni in su come da autorizzazione dell’Ema.

Per chi di voi volesse approfondire, comunque, il tema sulle fake news che circolano nella Rete, suggerisco la consultazione del sito NewsGuard, un sito indipendente che monitorizza tutte le informazioni su internet e scopre i casi di diffusione di notizie false mascherate da vere proprio sulla pandemia.

Cosa fare quindi…

In chiusura torniamo al tema esposto all’inizio: come affrontare gli indecisi, gli impauriti, i confusi?

Mi sono convinto, anche leggendo alcuni interessanti contributi apparsi in questi giorni sui media offline e online, che l’unico modo per far ragionare un Boh Vax sia quello di non aggredirlo, di non offenderlo, di non deriderlo.

Molti di loro hanno semplicemente paura e preferiscono passare per stupidi che non per codardi.

Proferiscono, a volte, frasi imbarazzanti, dati allarmanti dei quali non sembrano per niente convinti neanche loro.

Insomma cercano qualsiasi mezzo per non doversi fare quella maledetta puntura.

Questa paura non deve essere aggredita, insultata, offesa: deve essere trattata con rispetto, coccolata, soprattutto in un momento storico così delicato.

I medici – ha scritto Elenca Stancanelli – non dovrebbero mai smettere di rispondere alle domande, perché non c’è niente di strano a sentirsi deboli e quindi potenzialmente a rischio se non si ha una salute perfetta. I politici dovrebbero cercare di fare chiarezza sui rischi, avere una linea unica, mostrarsi come esempi che è sempre la migliore delle strategie di informazione”.

Dobbiamo essere pazienti con chi ha bisogno di tempo e di informazioni per sottoporsi alla vaccinazione: questa è l’unica soluzione che abbiamo a disposizione per cercare di uscire da questa tragedia.

Elena Stancanelli evidenzia invece un atteggiamento di alcuni di noi diverso teso quasi a “sventolare la nostra superiorità morale. Siamo di nuovo quelli del primo banco, i primi della classe, i colti contro gli ignoranti, gli intelligenti contro gli imbecilli”.

Invece di criticare chi non la pensa come noi, dovremmo concentrarsi su quello che dovrebbe essere il nostro unico ed esclusivo obiettivo: far vaccinare il maggior numero di persone possibili.

Aiutiamoci, facciamoci coraggio l’un l’altro – chiosa la Stancanelli – abbandoniamo il sospetto. Trasciniamoli di peso. Qualsiasi cosa è meglio dell’ennesimo, sprezzante e permaloso disgusto”.

Proprio da queste considerazioni ho tratto lo stimolo per tentare di avere, per quanto possibile, un dialogo diretto con chi esita davanti alla vaccinazione.

Spesso il suo scetticismo non è ideologico, ma semplicemente emotivo: “A me non serve “ oppure “Io non ne ho bisogno” per le ragioni più disparate.

Anthony Fauci, il grande esperto americano di malattie infettive, sta proprio lavorando insieme ad un crescente numero di governatori e sindaci americani ad un progetto per raggiungere direttamente e in breve tempo il maggior numero di cittadini incerti, al fine di metterli a conoscenza dell’efficacia dei vaccini.

Per battere il populismo tecnologico grazie alla forza della ragione” come ha scritto il Direttore di Repubblica Maurizio Molinari.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

I Commenti sono chiusi

5 Commenti

  1. Bello e saggio.
    Cionondimeno ,se considero Cacciari un fesso presuntuoso,ci azzecco !
    Un abbraccio
    Cesare

  2. Dopo questa accurata analisi, occorre un sintesi costruttiva. L’approccio soft agli indecisi è doveroso e auspicabile ma non funzionerà molto perché la paura ha radici irrazionali e quindi non si può combattere con argomentazioni razionali. In questa ottica l’ obbligo vaccinale è una misura “pietosa” nei confronti degli incerti. Li toglie dell’incertezza e dal dubbio e anche dalla responsabilita’ (infatti molti sono restii ad assumersela) Raffaella

  3. Mi piace la pacatezza, la logica, il rispetto del altro che si respira in questo scritto.

  4. Confessione di un “Boh-vax”
    https://www.lincontro.news/dobbiamo-recuperare-i-boh-vax/
    Un recente articolo del The Economist conclude citando le riflessioni di un medico statunitense: “I’m not finding that blame is very useful. No one is choosing to not get vaccinated because they’re wanting to make a bad decision for themselves.” (Non trovo utile incolpare. Nessuno sceglie di non vaccinarsi perché desidera fare una cattiva scelta per stesso).
    La soluzione del problema del mancato desiderio di vaccinarsi (e probabilmente anche dell’inasprimento e della radicalizzazione delle posizioni rispetto all’uso delle certificazioni verdi) deve prendere le mosse da un riconoscimento reciproco del sentimento altrui di avere e mantenere per se stesso la migliore condizione di vita possibile (indipendentemente dal fatto che si desideri, non si desideri o si sia indecisi se vaccinarsi).
    Uniformandomi al suggerimento dell’altrettanto recente articolo di Rossotto, sull’opportunità dell’articolo 2 del DL 105/2021, prima di proseguire, espongo chiaramente la mia posizione: al momento non è chiaramente identificabile una teoria scientifica che possa essere usata come guida per controllare (e neanche descrivere, per la verità) il fenomeno pandemico. Esiste, invece, una presunta certezza scientifica, che è stata sposata con l’esaltazione di un diverso modello di lavoro, lo smart-working (che è soprattuto un modello di diversa mobilità) e che insieme stanno producendo uno scenario in cui è estremamente complesso individuare rischi e benefici; uno scenario in cui l’informazione di ogni sorta trova una catena logico-deduttiva ad-hoc per poter affermare tutto ed il suo contrario.
    Per dare consistenza a questa visione, mi permetto di “entrare a gamba tesa” su una delle premesse dell’articolo di Rossotto, perché ritengo che l’autore, come chi legge gli argomenti trattati da questa rivista, ha sia le capacità, ma soprattutto la sensibilità per cogliere il contesto che provo a descrivere, da cui prendono le mosse le mie interpretazioni.
    La notizia del report ISS che chiarisce che il 99% dei morti tra febbraio e luglio di quest’anno si sono registrati tra le persone che non avevano ricevuto la doppia vaccinazione è una bufala scientifica di qualità pari a quelle che sostengono che i vaccini sono stati preparati per favorire l’impotenza. Che cos’è una bufala? Non è solo un’enunciato falso. Anche il sostenere la certezza (attenzione, la certezza) che la terra gira intorno al sole è una bufala. Bufala è, anche, una comunicazione che contravviene al modello che ci imponiamo per condividere le informazioni: è una narrazione imprecisa, parziale e partigiana. Fortunatamente il report è meno ottuso di quanto lo si dipinge, ma per spiegare che cosa sta succedendo, dichiaro che, senza aver avuto modo di vedere nessuno dei dati dell’Istituto, sono in grado con altrettanto rigore scientifico di affermare che il numero dei morti che non avevano ricevuto la doppia dose di vaccino tra agosto del 2020 e gennaio del 2021 è pari a 0. Ovvio e scientificamente inoppugnabile: non c’era il vaccino. Se sono riuscito a sollecitare, però, con la mia dichiarazione paradossale un ragionamento sulla modalità di trasmettere informazione sull’argomento pandemia, sono anche sicuro che riesco a consentire di focalizzare l’attenzione sul fatto che era prossimo alla frazione del punto percentuale della popolazione italiana il numero di persone che avevano ricevuto la doppia dose di vaccino tra febbraio ed aprile 2021, mesi nei quali si è verificato il decesso della stragrande maggioranza dei casi citati nel rapporto ISS. Parliamo di bufala. Come tale probabilmente andrà etichettata, tra qualche mese, la presenza di tracce di Coronavirus nelle acque di Milano a dicembre del 2019.
    Da questa etichettature, prendo lo spunto per evidenziare che il rigurgito che osservo di positivismo e di incondizionata fiducia nelle capacità scientifiche mi lascia perplesso; ancor più se poi usa argomenti di questa natura per sollecitare l’attenzione delle persone. Perché le persone, come ho premesso, desiderano scegliere il meglio per se stessi e se hanno una maggiore sensibilità critica ai meccanismi di condivisione delle conoscenze scientifiche, restano poi dubbiosi, come il sottoscritto “BOHVAX”, sull’effettivo possesso da parte di chi ci governa degli strumenti per capire quale direzione imprimere alla vita sociale.
    Io sposo, quasi pienamente, con un caveat, il messaggio del Presidente della Repubblica. Si ritiene che vaccinarsi è un percorso etico. L’etica richiede anche di essere rafforzata dalla legge. Il mio personale appunto è che sarebbe altrettanto etico che questa legge, che crea una connessione tra il certificato verde e la libertà di accesso ad alcune tipologie di servizi, fosse votata immediatamente in Parlamento. Questa cautela renderebbe la nostra democrazia più simile a quella francese che non a quella, di livello significativamente inferiore, di altri stati (pochi, 4 era il conto, che non ho aggiornato, alla settimana scorsa) che hanno adottato una misura analoga.
    La mia percezione, del basso livello democratico rispetto ai principi nazionali, riconosco che sia, probabilmente, una questione di sensibilità dovuta alla mia ignoranza giuridica, che mi fa ritenere che seguire le eccezioni previste dall’articolo 16 della Costituzione sia più “aggressivo” che seguire le eccezioni dell’articolo 32.
    Conseguentemente, ritengo importante segnalare e sollecito questa rivista a farlo, sulla scorta di questi pochi ragionamenti, che l’approccio italiano del certificato verde per uso domestico deve essere inquadrato nell’ambito di un esperimento, eticamente lecito, mirato a contenere i danni economici di questa pandemia. Di esperimenti analoghi, negli ultimi mesi, ce ne sono stati svariati. È stato, ad esempio, un esperimento fallito quello della Merkel di relegare i tedeschi in casa durante le vacanze di Pasqua. È stato un esperimento altrettanto fallito quello di Johnson di lasciare decorrere il virus all’inizio della pandemia. Entrambi gli esperimenti statunitensi (quello di vaccinare di Biden e di non vaccinare di Trump) si stanno rivelando sostanzialmente equivalenti. Ha sicuramente avuto successo la chiusura degli esercizi commerciali e la limitazione degli spostamenti regionali (ma non è una strategia economicamente sostenibile). Incredibilmente, ha avuto successo l’esperimento di Johnson di mantenere la data di apertura nel Regno Unito, incurante degli esiti dei nuovi contagi: e questa è una prova forte che manca il modello scientifico di questa pandemia.
    Rispetto alle sperimentazione del lock-down, è importante riconoscere esplicitamente che l’aspetto economico è la parte residuale della drammaticità di quella soluzione: l’aspetto sociale, ad esempio l’impatto sui teen-ager, è quello che veramente ancora non abbiamo misurato e che non abbiamo idea di quanto sarà aggressivo negli anni a venire. Quindi, sono d’accordo sull’esperimento dell’uso domestico del certificato. In generale, ritengo che sia il dovere etico di chi ci governa l’essere spinto dal desiderio di trovare soluzioni meno spaventose del lock-down. Il cittadino italiano, per la semplice ragione di essere tale, deve poi specchiare questo dovere etico. Questa etica del desiderio di miglioramento, deve, però, essere trasmessa trasparentemente. Il vaccino e l’uso del certificato verde li apprezzo e li capisco se intesi in questo quadro di convivenza sociale. È facile esemplificare che, come desidero che entrando a casa mia siano rispettate alcune regole, capisco e rispetto le regole che impongono gli altri padroni di casa. Non tollero, però, che mi raccontino bufale per giustificare le regole che hanno scelto, perché mi dà la sensazione che le regole siano state costruite per un fine diverso, e mi porta al fastidio di frequentare l’altro.
    Secondo me, è altrettanto doverosa ed etica una campagna di informazione in cui si chiarisca che la scienza non ha già scoperto tutto quanto quello che c’era da scoprire. Anzi proprio in questi momenti in cui sembra tutto perfettamente incasellato nella conoscenza scientifica, gli outlier, i nuovi modelli e le persone brillanti costruiscono i passaggi storici di cambiamento della conoscenza scientifica del mondo che ci circonda.
    Ritengo, infine, da approfondire eticamente, imporre da oggi il certificato verde; oggi che mancano 30 milioni di dosi per raggiungere l’obiettivo della campagna vaccinale, un po’ oltre al 90% della popolazione vaccinata. È, anche per questo motivo, un provvedimento che è necessario che fosse preso con una mano sul cuore. Chiedendo il beneficio del dubbio e non turbandosi se alcuni pensano che a margine dell’articolo del Decreto Legge 105/2021 vada scritto: “Che Dio benedica la nostra Nazione”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *