Alla fine degli anni ‘80 l’Europa è stata scossa da avvenimenti straordinari, i cui effetti si riverberano sino ad oggi. Mi riferisco alla crisi dell’URSS e al crollo del suo sistema di potere e, al suo effetto più clamoroso, avvenuto con sorpresa. Il crollo del muro di Berlino e della Germania Est, che Lei aveva anche avuto occasione di visitare, all’epoca, più volte. Ce ne vuole parlare?

La crisi della Germania dell’Est fù in effetti come il crollo di un castello di carta. La Repubblica Democratica Tedesca scomparve, dopo 40 anni di potere, nel giro di pochissimo tempo. Mi ricordo che quando fui invitato dalla RDT a visitare il Paese, era evidente la differenza tra Berlino Ovest e Berlino Est. Di qua una città sfavillante, piena di vita. Di là una città grigia, senza entusiasmo e sottoposta a rigidi controlli militari e di polizia. E’ vero che all’Est si viveva assai più modestamente che all’Ovest anche per effetto del diverso valore delle rispettive monete. Ma non c’era uno stato di povertà della popolazione e c’era un barlume di democrazia, tanto è vero che vi erano tre Partiti politici. Su tutto e tutti comunque aleggiava l’occhio attento dell’URSS e, quando questa andò in crisi, il suo fido alleato tedesco svanì in breve.

La fuga collettiva ci raccontava la cronaca più dei libri

L’Incontro dell’ottobre 1989 dava puntuale atto di ciò. “La Repubblica Democratica Tedesca ha celebrato in tono minore il 40° anniversario della sua fondazione. Eventi importanti sul suo destino politico si sono sovrapposti alla liturgia delle commemorazioni. Un’ondata di profughi (circa 100 mila) ha lasciato il territorio della RDT riversandosi, attraverso la Polonia e l’Ungheria, all’Ovest e poi trasferendosi nella Repubblica Federale Tedesca. Questa fuga collettiva, enfatizzata dai canali della TV e della stampa occidentali in funzione anticomunista, ha avuto come concause l’insoddisfazione delle condizioni economiche, la mancanza delle libertà di stampa, di riunione, di associazione e di circolazione all’estero, l’esempio dell’evoluzione democratica dei due Stati confinanti Ungheria e Polonia”.

L’improvvisa apertura dell’URSS di Gorbaciov

Lo stesso Gorbaciov, presente alla commemorazione, davanti al monumento delle vittime del militarismo e del nazismo, a Berlino, aveva all’epoca detto parole incredibili per un capo dell’URSS e cioè che “La cosa più importante è che i cittadini debbono decidere da soli”. Ebbene, già pochi giorni dopo, la RFT era costretta dalle manifestazioni popolari ad annunciare “che la frontiera con la Germania Occidentale era aperta e che era libero il passaggio dei cittadini al di là del Muro, eretto nel 1961. Tosto, nel tripudio generale, un milione di tedeschi dell’Est si sono riversati nel settore occidentale di Berlino dopo aver aperto nuovi transiti smantellando pezzi del Muro.
Aperta la frontiera fra le due Germanie, riattivata dopo 28 anni la metropolitana ed il servizio degli autobus, reso possibile il festoso accesso dei tedeschi orientali a tutte le attrattive del mondo occidentale (giornali, cinema, beni di consumo, ecc.), in un ritmo incalzante di avvenimenti nei quali la cronaca è già storia, si prospetta ora un futuro di eventi decisivi”.

E che cosa avvenne quindi subito dopo?

Il titolo de L’Incontro del gennaio 1990 era significativo di ciò che stava avvenendo: ”Le due Germanie verso la Riunificazione“. Il mio articolo di fondo proseguiva così.
La Storia è un fiume che non si ferma mai. L’unificazione tedesca sembra inarrestabile come un fiume. Ogni giorno nuovi sviluppi si aggiungono alla rivoluzione senza sangue che da qualche mese va trasformando la Repubblica Democratica Tedesca. Mentre esplode il turismo interno (le compagnie aeree delle due Germanie hanno creato una rete di collegamenti da Monaco e Francoforte a Lipsia, da Amburgo a Dresda) e perdura il ritmo della migrazione di profughi della Germania orientale (740 mila nel 1989) in quella occidentale per restarci (in gennaio circa 2000 al giorno), oltre il Muro in via di demolizione per essere venduto pezzo per pezzo ai collezionisti, si susseguono le prese di posizione ufficiali sul problema della riunificazione dei due Stati tedeschi“.

L’Europa alle prese con la riunificazione

Mentre le due Germanie iniziavano a discutere del loro futuro (unione sì, ma a quali condizioni era ancora tutto da vedere), l’URSS ribadì esplicitamente come “la riunificazione non è più uno spettro”. Parole che sarebbero state addirittura vietate pochi anni prima. Così in tempi rapidissimi si giungeva ad un accordo tra le quattro potenze (USA, URSS, Gran Bretagna e Francia) che poneva la parola “fine”, dopo 45 anni, alla vicenda delle due Germanie, dando il via alla riunificazione.

Dal fascismo alla Grande Germania

Le parole del Ministro degli Esteri della Germania Occidentale, Dietrich-Genscher, sono state veramente significative della volontà di tracciare un tratto di penna sul passato. “Il 30 gennaio del 1933 la notte del fascismo calò sulla Germania. Perdemmo prima la libertà, poi la pace, infine l’unità. Quella di oggi è una giornata di riconoscenza e anche di ricordo per tutte le vittime della guerra e del totalitarismo, in primo luogo per la popolazione ebraica”. E così il 3 ottobre 1990 nasceva la nuova Grande Germania, riunificata e soprattutto in pace.

Fatta la Germania bisognava fare i tedeschi

Parafrasando ciò che si disse per l’Italia, anche per la Germania, valeva all’epoca, il detto “adesso che la Grande Germania è fatta, bisognerà fare i tedeschi”. In realtà, negli anni successivi, sino ad oggi, la Germania ha dato prova di serietà, di capacità di risolvere i problemi dell’unificazione, dai quali, anzi ha tratto vantaggi per sé e per tutta l’Europa. C’è da rilevare come, a fronte di un muro crollato, nel mondo ne siano apparsi molti altri che, purtroppo, non destano le stesse critiche e lo stesso sdegno che ben meriterebbero.

Alessandro Re