Gli attacchi e le azioni violente portate dai coloni israeliani contro abitanti e proprietà di palestinesi in Cisgiordania sono iniziate subito dopo la fine della Seconda guerra arabo/israeliana del 1967 e si sono fatti sempre più frequenti e devastanti in questi ultimi tempi.
E’ pertanto opportuno indagarne l’origine, la storia e le motivazioni nel contesto del più vasto conflitto arabo/israeliano che si protrae nel Vicino Oriente da oltre 75 anni. Ricordiamo innanzitutto che la Cisgiordania (Al Daffah in arabo e Giudea e Samaria in ebraico) è quella regione del Vicino Oriente estesa per 5.655 kilometri quadrati a ovest del fiume Giordano (da cui il nome) con una popolazione attuale di circa 3 milioni di abitanti che, alla fine della Seconda guerra mondiale e alla dissoluzione dell’Impero ottomano (di cui faceva parte), era stata annessa alla Giordania (1950) e che era passata sotto il controllo israeliano dopo la Guerra dei sei giorni (1967).
Al termine della successiva quarta guerra arabo/israeliana (Kippur 1973), e gli Accordi di Oslo I (1993) e Oslo II (1995) tra Arafat e Begin, la Cisgiordania era stata divisa in tre zone (A, pari al 17% del suo territorio, destinato agli arabi della ’Autorità nazionale Palestinese ( A.N.P.); B, 24% al controllo congiunto di Israele e della A.N.P; e C, 59% sotto controllo israeliano.
Questi Accordi resistettero però poco tempo, poiché il territorio arabo della Zona A venne rapidamente e progressivamente invaso da gruppi di cittadini israeliani (noti come “coloni”, il cui nome ebraico è “Mitnakhalim “ o “Mitjashvim”) che iniziarono a allestirvi i propri “insediamenti” (“Yishuvim” o “Hitnakhlujot”) sino ad occupare nel tempo il 40% di tutto il territorio. Secondo l’Organizzazione israeliana non governativa “Peace now” i coloni giunsero a installare, dal 1995 al 2005, nel territorio palestinese 365 Yishuvim, 141 dei quali considerati legali dal Governo e 244 “avamposti” che arrivarono a ospitare, nel 2010, oltre 700.000 Mitjashvim. La rete mediatica del Qatar “Al Jazeera” riferisce che, dal 2024, altri 3.000 insediamenti israeliani si trovavano sulle Alture del Golan siriano (conquistate da Israele nel 1967 e annesse nel 1981) mentre, dal 2005, a seguito del ritiro unilaterale di Israele dalla Striscia di Gaza, non esistono più Hitnakhlujot in quella zona. Ma chi sono i Coloni?
I coloni Mitjashvim sono contadini e agricoltori provenuti dalla Russia dopo la fondazione dello Stato di Israele (1948) che, divenuti cittadini dello Stato in base alla “Legge ebraica del ritorno”, si sono insediati in Giudea e Samaria (Cisgiordania) e a Gerusalemme est alla fine della guerra arabo/israeliana dei sei giorni e sulle Alture di Golan dal 1981. Circa un terzo di costoro sono sionisti, circa un altro terzo laici e i rimanenti (i più numerosi), ultra-ortodossi Haredim (“Coloro che tremano davanti a Dio”) rigorosamente rispettosi della tradizione religiosa ebraica.
Mentre i sionisti e i laici sono mossi alla conquista di territori per motivi demografici, economici o finanziari, gli Haredim sono spinti da convinzioni messianiche alla riconquista di tutti quei territori che costituiscono la “Terra promessa” da Dio ad Abramo e ai suoi discendenti (Genesi, 15. 13-21). Ma il motivo di queste occupazioni era in realtà essenzialmente politico, teso a impedire la formazione di uno Stato palestinese unitario, separando la Cisgiordania settentrionale da quella meridionale con l’inserimento fra di esse di quartieri ebraici (Progetto sionista e 1). Violente furono di conseguenza le proteste degli arabi locali che sfociarono in aperti scontri con i coloni specie a Nablus, Hebron, Kafi Malik e ovunque la tattica predatrice e distruttiva degli israeliani si poteva porre in atto.
Questa si concretizzava nell’imporre agli arabi abitanti nei territori prescelti dai coloni lo sgombero e la confisca dalle loro abitazioni e la demolizione di esse, la ridefinizione formale dei confini per il loro stazionamento e la regolamentazione dei permessi per i loro nuovi insediamenti. Successivamente, a queste operazioni seguì la costruzione su quei terreni confiscati di kibbutz e poi, con l’aiuto economico dei Partiti e del Governo di Israele (Likud nazionalista liberale, Ha Tazionut Ha David centrista laico, Ha Yamin he Hadashnuova destra) vennero create nuove città (Ma’ ale Adumin, Gus Etzion, Ze’ ev, Pisgat, Ariel, Betar Illit, Madi’ in Illit) che consentirono l‘espansione dei coloni sino ai margini del deserto della Galilea. Nel 1965 i coloni ottennero una rappresentanza ufficiale presso la Knesset, Parlamento di Israele.
Questa situazione rimase pressoché invariata in tutta la regione – con alternanza di scontri e sommosse fra arabi e israeliani – sino al 2023, quando scoppiò la guerra aperta fra Israele e il Movimento di resistenza islamica (“H.A.M.A.S.”) a seguito dell’attacco portato da quest’ ultimo (“Operazione Diluvio di Al Aqsa”) contro gli israeliani a Re’vim nel Distretto meridionale di Israele, nel quale vennero uccisi oltre 1100 ebrei. La pronta risposta dello Stato ebraico(“Operazione “Spade di ferro”) si rivolse prevalentemente contro i centri dei miliziani di H.A.M.A.S. situati nella Striscia di Gaza, causando la morte di 15.000 persone, per lo più civili.
Il 19/7/2024 intervenne la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja con un Decreto con il quale definiva – in base all’art. 49.6 della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 – “illegale” l’occupazione della Cisgiordania da parte di Israele e intimava allo Stato ebraico di ritirare tutte le sue truppe oltre quella “Linea verde” di demarcazione che era stata tracciata nel 1949 in occasione dell’armistizio stabilito fra Israele e i Paesi confinanti. Il Governo israeliano (Primo Ministro BenjaminNetanyau), appoggiato dagli Stati Uniti (Presidente JoeBiden) respinse tale ingiunzione confermando che “dal 2018, lo sviluppo di tutti gli insediamenti erano obbiettivo nazionale di Israele” e da allora, la situazione sul campo non ha subito notevoli variazioni.
Secondo il portavoce delle Nazioni Unite per i Diritti umani Thameen Al Keetan (2025), tra l’ottobre 2023 e il dicembre 2024 gli israeliani hanno ucciso oltre 1000 civili arabi tra cui 220 bambini e 15 operatori umanitari internazionali ( anche tre operatori italiani sono stati feriti il 30/11/2025 nel villaggio palestinese di Ein al Duyuk nella Valle del Giordano durante un attacco di coloni).
“Save the children” (Organizzazione Internazionale indipendente di assistenza ai bambini rimasti orfani) riferisce che, dal 2005 al 2025, risultano uccisi 468 bambini dai Mitnakhalim israeliani; e l’altra Organizzazione umanitaria non governativa “Medecinsans Frontieres”, riporta che – nello stesso periodo – le vittime fra i coloni israeliani sono state più di 900 e i feriti circa 7000 ad opera degli arabi. In questa situazione, una soluzione pacifica del conflitto in atto in Cisgiordania appare – nel più vasto contesto di quello in corso tra arabi e israeliani in tutto il Vicino Oriente – né facile né rapida.
Gustavo Ottolenghi
