Tra la fine del mese di agosto e quella del mese di settembre 2025 sono salpate, da alcuni porti del mediterraneo e del sud-est asiatico, decine di piccole imbarcazioni – per lo più a vela – allo scopo di portare aiuti ai “Gazawi”, abitanti palestinesi della Striscia di Gaza. Questa zona era stata ridotta pressochè alla fame dall’embargo imposto dal 2005 alla città da Israele, privandola della possibilità di ricevere aiuti di prima necessità da parte di Organizzazioni internazionali.
Una prima operazione di soccorso ai gazawi aveva avuto inizio nel 2006 quando tre attivisti umanitari californiani fondarono il “FREE GAZA MOVEMENT” a sostegno dei diritti umani dei palestinesi cui seguì (2010) la “FREEDOM FLOTILLA COALITION” (Flottiglia di coalizione per la libertà – FfC) istituita per portare loro direttamente aiuti e assistenza. A partire da allora la FfC arrivò a riunire negli anni, a favore dei gazawi decine di Organizzazioni internazionali non governative quali la canadese “Canadian Boat to Gaza”, la malese “My Care Malaysia”, la neozelandese “Kia Ora Gaza”, la norvegese “Ship to Gaza Norway” , la spagnola “Rumbo a Gaza”, la svedese “Ship to Gaza Sweden”, la sudafricana “Palestine Solidariety Alliance”, l’italiana “Fredom Flot for Palestine” e la irlandese “Flotilla Cobn”.
L’attività della FfC ebbe inizio nel 2008 e tra questo anno e il 2016 effettuò 31 tentativi di raggiungere Gaza per mare per portarvi aiuti , solo 6 dei quali andarono a buon fine, mentre gli altri furono sistematicamente bloccati prima di raggiungere Gaza dalle forze speciali (“Shayetet 13”) della Marina miliare israeliana “HeilHa Yam Ysraeli”. Fra tutti questi tentativi possiamo ricordarne due riusciti e precisamente quello del 5/8/2008 nel corso del quale erano salpati dal porto greco del Pireo due piccole imbarcazioni a nome “Liberty” e “Free Gaza” con 76 attivisti pro palestinesi a bordo e un carico di apparecchi acustici per sordi per i gazawi.
Le due imbarcazioni giunsero col loro carico a Gaza il 23/8 dopo alcune traversie nautiche. E quello del 20/10/2008 effettuato per la prima volta con uno yacht a vela ( il “Dignity”) dall’italiano Vittorio Annigoni che portò direttamente a Gaza generi alimentari e medicinali. Fra i tentativi non andati a buon fine ricordiamo uno dei primi effettuato il 29/6/2009 dalla nave “Spirit of Humanity” salpata da Larnaca (Cipro) con un carico umanitario, bloccata in acque internazionali da mezzi della Marina militare israeliana e dirottata nel suo porto di Ashdod.
Altro tentativo fu compiuto il 31/5/2010 dalla nave “Mavi Marmara” della Organizzazione umanitaria turca “Humanitarian Relief Foundation” (Fondazione di soccorso umanitario) che trasportava 35 attivisti pro gazawi e 10.000 tonnellate di calcestruzzo per la costruzione di edifici a Gaza, fermata e assalita in mare aperto da forze dello Shayetet 13 che causarono 10 morti fra l’equipaggio. Le stesse forze fermarono, il 5/6/2010, sempre in acque internazionali, la nave mercantile irlandese “Rachel Corrie” che trasportava aiuti per i gazawi e la scortarono sino al porto di Ashdod ove venne internata. Il 9/6/2025 forze israeliane bloccarono in mare a 100 miglia da Gaza il veliero della FfC “Madleen” che batteva bandiera britannica e che portava aiuti umanitari a Gaza ( con a bordo anche la famosa attivista militante svedese Greta Thunberg ) dirottando anch’esso a Ashdod e liberandone l’equipaggio.
A seguito di tali insuccessi via mare, le Organizzazioni umanitarie internazionali tentarono di portare aiuti a Gaza via terra, ma anche nessuno di essi ebbe fortuna. Il 12/6/2025 centinaia di attivisti pro Palestina erano convenuti in Egitto al Cairo provenendo dall’Europa, dall’Asia , dall’Africa e dalla Australia e formarono la “Global March to Gaza” dirigendosi al confine con la Striscia. Giunti al valico di Rafah tra Egitto e Israele vennero bloccati e i suoi componenti vennero dispersi dall’esercito israeliano. Il giorno prima un altro gruppo di manifestanti pro palestinesi provenienti da Tunisi e diretti a Gaza (“Magreb Sumud Convoy”, Convoglio della resistenza del Magreb, zona dell’Africa occidentale) venne fermato e disperso in Libia dalle truppe dell’esercito libico. Analoga sorte toccò al “Dignity Convoy ”( Convoglio Dignità) che, partito dal Libano e parimenti diretto a Gaza il 7/6/2025, si era unito al “Magreb Sumud Convoy” il giorno 10 e ne aveva seguito le vicende.
I ripetuti fallimenti anche di queste missioni terrestri di soccorso ai gazawi indusse i Responsabili del “Free Gaza Movement” a optare – per sovvenire alle sempre più urgenti loro necessità – per la costituzione di una unica grande spedizione navale che unisse tutte le missioni umanitarie dirette a Gaza. Nel luglio 2025 venne pertanto allestita la “GLOBAL SUMUD FLOTILLA” ( GSf , Flottiglia Globale di Resilienza), formata da una coalizione di organismi internazionali tutti dediti all’assistenza della popolazione palestinese di Gaza, con caratteristiche di indipendenza da ogni Governo nazionale e da ogni Partito politico .
La GSf avrebbe avuto il compito fondamentale di portare aiuti umanitari ai gazawi, rompendo il blocco imposto a Gaza dagli israeliani e creando un corridoio libero dal Mediterraneo alla Striscia. Della GSf entrarono a far parte tutti i componenti della “Freedom Flotilla Coalition” del 2006 ai quali si aggiunsero altre Organizzazioni umanitarie internazionali non governative indipendenti quali la sudafricana “Palestine Solidariety Alliance Sud Africa”, la statunitense “U.S. Boat to Gaza”, la “Global Movement to Gaza” (comprendente Organizzazioni del Canada, della Nuova Zelanda, della Norvegia, e della Svezia), la “Watermelon Flotilla” e la “Sumud Nusantara Asian Flotilla” ( comprendenti Organizzazioni dell’Indonesia, del Pakistan, dello Sri Lanka, del Bangladesh, della Thailandia, delle Maldive e delle Filippine) , appoggiate indirettamente dalla statunitense“Gaza Humanitarian Foundation”. Sostegno internazionale alla GSf è stato offerto dalla Francia, dal Portogallo, dalla Spagna, dalla Colombia e dall’Italia (tramite il Consiglio Nazionale delle Ricerche). Anche l’ Organizzazione “Amnesty International” offrì il suo aiuto mettendo alla disposizione della GSf la sua nave soccorso “Life support” (Aiuto alla vita).
La GSf è costituita da piccole imbarcazioni (12/17 metri) di cui il 70% a vela, con equipaggi al massimo ognuna di 20 persone tutte volontarie, che comprendono oltre a skipper professionisti e uomini di mare, anche medici, avvocati, ingegneri, insegnanti, giornalisti, artisti e pure sacerdoti provenienti da 45 Nazioni. Al comando della GSf non vi è un unico comandante ma ne fa le veci un Comitato Direttivo, composto da tre persone (lo spagnolo Thiago Avila, il palestinese Saif Abukeshek e l’indiana Jeweher Chema) e un Capo missione nella persona della spagnola Amabel Montes Mier.
Il Comitato ha sede sulla nave ammiraglia portoghese “Family Boat”, la più grande ( lunga 36 metri) della Flotilla. Il carico complessivo della GSf era di oltre 900. tonnellate essenzialmente di generi alimentari e medicinali raccolti da Enti, Organizzazioni private e da semplici cittadini e le somme ricevute da donazioni ammontava a 2 milioni di euro. Tutte le imbarcazioni facenti parte della GSf si raccolsero nei rispettivi porti nazionali dai quali partirono dalla fine del mese di agosto alla metà di settembre alla volta del porto tunisino di Sidi Bou Said ,stabilito per la partenza unitaria alla volta di Gaza che si sarebbe dovuta raggiungere insieme entro la fine di settembre. Queste date non poterono essere rispettate da tutte le imbarcazioni a causa di avarie, avversità atmosferiche e imprevisti intercorsi durante il loro trasferimento a Tunisi. Partirono quindi 4 navigli da Genova il 30/8, 21 da Barcellona (Spagna) l’ 1/9 , 18 da Augusta Catania il 7/9 e 6 da Siro Ermopoli (Grecia) l’8/9.
I convogli malesi Sumud Nusantara e Watermelon Flotilla che erano partiti da Kuchin il 23/8 non poterono raggiungere il Mare Mediterraneo a causa di un violento tifone che li aveva colti in mare aperto il 3/9 e non poterono entrare a far parte operativa della GSf. Tutte le imbarcazioni giunte a Tunisi vennero ispezionate dalle Autorità marittime locali per accertare la validità legale, nautica e logistica dei loro documenti e verificarne i carichi. La GSf lasciò al completo il porto di Sidi Bou Said il 20/9/2025 con rotta verso Gaza e dopo una sosta di alcune imbarcazioni a Malta, si trova tuttora in navigazione in acque internazionali.
La “Freedom Flotilla Italia” ( già “Freedom Flot for Plestine”) aveva acquistato sul mercato dell’usato, grazie a donazioni private, 50 imbarcazioni , prevalentemente a vela ,al prezzo complessivo di 35.000 Euro. 30 di queste vennero revisionate e collaudate da falegnami, meccanici e elettricisti volontari nei vari porti ove si trovavano e 25 di queste furono rapidamente approntate per far parte della Flotilla. Sulla nave ammiraglia vennero installate videocamere, apparecchi Starlink e collegamenti con la rete di comunicazione satellitare Space X, oltre a sistemi di intercomunicazione con le altre imbarcazioni della Flotilla. Della spedizione fanno parte complessivamente circa 600 persone fra le qualisono compresi quattro esponenti politici (Annalisa Corrado, Benedetta scuderi, Arturo Scotti e Marco Croatti).
Sulla nave ammiraglia (la “Targete”, una goletta a due alberi lunga 32 metri) si trova il Coordinamento della spedizione presieduto dalla dottoressa Maria Elena Delia, referente per l’Italia nella GSf. Il carico complessivo degli aiuti italiani imbarcati sulle sue navi è di 80 tonnellate , equamente suddivise fra di loro. Partita da Genova e da Augusta , la Freedom Flotilla Italia si è aggregata al convoglio della Global Sumud Flotilla il 20/9 e ne ha seguito la rotta verso Gaza, trovandosi tuttora in mare aperto. Nella notte tra il 23 e il 24 settembre la GSf fu attaccata con spray urticanti e droni che colpirono anche alcuni alberi delle sue navi abbattendoli. A seguito di tali attacchi il Governo italiano ha inviato due navi militari (le fregate “Fasan” e “Alpino” ) e quello spagnolo il pattugliatore “Furor” a protezione della Flotilla.
Mentre la dirigenza dell’organizzazione politico militare palestinese di Hamas e il Presidente della Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen hanno applaudito l’iniziativa della Global Sumud Flotilla e ne hanno richiesta la protezione internazionale, il Ministro israeliano per la sicurezza Ben Gvir l’ha vivamente criticata, definendo “terroristi” i suoi organizzatori e i suoi componenti, affermando che “ la GSf rappresenta un sostegno ad Hamas e costituisce una minaccia alla sovranità di Israele”. Alcuni Rappresentanti della Comunità europea hanno a loro volta sollecitato una protezione “adeguata” alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla”.
Gustavo Ottolenghi
