“Due anni dopo” questa volta non è il titolo del secondo LP di Francesco Guccini, quello uscito nel 1968 e che contiene (tra l’altro) due capolavori assoluti come Primavera di Praga e Vedi cara. “Due anni dopo” è riferito al mio ritorno al Rifugio Nino Pernici sulle Prealpi Ledrensi (una mezzoretta di automobile da Riva del Garda) che dal 2023 è gestito da Valentina Santoni, salutata come la più giovane rifugista d’Italia (cfr. “La Storia che (ri)torna e una bella nuova storia”, su L’Incontro, 11 ottobre 2023)
L’anno scorso non avevo avuto occasione di passare al Rifugio. Quest’anno sono salito e mi sono fermato a pranzo 4 volte, dall’inizio dell’estate ad autunno inoltrato in prossimità della chiusura stagionale avvenuta il 12 ottobre. Ho ritrovato l’accogliente efficienza che ben ricordavo, quella atmosfera di tranquillità immersa nel verde a due passi da trincee e postazioni della Grande Guerra. La montagna aiuta a riordinare le idee.
Anche per questo è venuto al Rifugio Roberto, 23 anni, padovano, ingaggiato nella “brigata” del Rifugio… Il più giovane. Neolaureato in ingegneria biomedicale ma – mi aveva raccontato – insoddisfatto della scelta già dopo i primi pur promettenti colloqui di lavoro. Eccolo, quindi, a “fare la stagione” in quota. Guardare lontano. E guardarsi in profondità. L’ultima volta che sono salito al Rifugio lui era già ritornato in pianura. Valentina mi ha detto che aveva deciso di iscriversi a psicologia. “Dalla materia allo spirito”, ho pensato.
Ma fin dalle origini lo spirito fu infetto dalla materia… come scrisse il barbuto filosofo tedesco. Anche una bolognese nella “brigata” quest’anno, Sara. Ilaria, Giovanni e Donato sono, invece, come Valentina, del circondario. Le chiedo della stagione: è andata bene, con un flusso positivo di escursionisti. Visitatori appassionati e cortesi in questi posti genuini che non sono “una moda” … posti senza il rischio di quei comportamenti di cui capita ormai non troppo raramente di leggere.
Molti tedeschi (come sempre in queste zone) ma in incremento le presenze dall’Europa del Nord e dagli USA, mi racconta Valentina sempre energica, affabile e luminosa. I tavoli vengono imbanditi con una simpatica tovaglietta allegra e coloratissima: una specie di “caccia al tesoro” che sicuramente sarà piaciuta ai bimbi … e sarà stata apprezzata dai genitori… Non è una invenzione del Rifugio. E’, quest’anno, la tovaglietta “ufficiale” della SAT (Società Alpinisti Tridentini), sempre attenta in tutto, una bella certezza per chi frequenta le montagne trentine.
Al mio stesso tavolo una giovane coppia tedesca con un bimbo e una bimba proprio piccolini: zainetti, scarponcini e ciascuno con un animaletto di peluche. I genitori ordinano il pranzo: una polenta e spezzatino e un piatto di spaghetti ai funghi. Due ordinazioni e 4 piatti. Ciascuno dei genitori conferisce parte del proprio pranzo ai bimbi che mangiano composti e senza fiatare. “Uno spettacolo”, penso tra me e me pensando a certi capricci che si vedono in giro.
La qualità del cibo in quota deve essere una piacevole sicurezza, beninteso nei canoni ragionevoli di una cucina del territorio e di montagna. Inorridisco all’idea dei “fighettismi in quota” con piatti di frutti di mare “et similia”, che sono un pericoloso tassello dello snaturamento dell’accoglienza sulle “terre alte”. Nei rifugi in Trentino ho sempre mangiato bene. Al rifugio Pernici ho sempre mangiato particolarmente bene. Davvero “ottimo e abbondante”. E non è la battuta di un famoso film di tanti anni fa.
Claudio Zucchellini
