Il Ministro per Le Pari Opportunità e La Famiglia ha recentemente creato scalpore quando ha dichiarato che le visite didattiche ad Auschwitz sono state gite volte ad attribuire l’antisemitismo solo al fascismo. La polemica è scoppiata soprattutto per aver usato il termine “gita” che, per il contesto di riferimento, appariva fuori luogo.

I partiti di opposizione e la Senatrice Liliana Segre hanno manifestato il loro sconcerto per le modalità espressive usate dal Ministro, mentre dal lato dei partiti di governo vi è stata difesa nel merito dei concetti espressi dalla titolare del dicastero. Nei social vi è stata una produttiva valanga di spiegazioni e giustificazioni a difesa del Ministro, da parte di esegeti ed ermeneuti del suo pensiero, osservando che il significato palese della frase era il rilievo che l’antisemitismo si trova nella sinistra più che nella destra.

Se un extraterrestre atterrasse oggi sul suolo italico rimarrebbe letteralmente sconcertato dal livello di radicalizzazione dello scontro politico, di fanatismo e di estremismo ideologico presente nella comunicazione politica, finanche nelle bocche di alte cariche istituzionali. Ogni tentativo di analizzare una posizione in termini razionali risulterebbe incomprensibile ai più.

È tuttavia interessante capire la ragione di tale fenomeno e cioè comprendere se si tratti di mero estremismo politico, o di scarsa capacità di analisi, oppure se si è al cospetto di una diversa finalità comunicativa. Va premesso che, con grande rispetto per il dolore della Senatrice Segre, definire come gita o vacanza un’uscita didattica formativa in un contesto di tale tragicità potrebbe invero costituire un esempio infelice di cattivo gusto ma, nel suo intrinseco significato, non contribuisce molto a chiarire la vera natura delle comunicazioni governative.

Senza farsi distrarre dal sarcasmo del termine usato, sarebbe agevole rilevare che, nel genere umano, l’antisemitismo ha una lunga tradizione che risale a molti secoli orsono e che, anche calato ai giorni nostri, si può trovare sia a destra, sia a manca. Se non si fosse militanti in qualche organizzazione neofascista, sulla sola base delle regole della logica, si constaterebbe che laddove un Ministro plurititolato avesse voluto affermare che l’antisemitismo è a sinistra, non avrebbe fatto altro, con toni pacati e senza “uscite indecorose”, che dichiarare che gli antisemiti sono di sinistra, o si trovano prevalentemente a sinistra.

Al contrario la nostra istituzione ha detto letteralmente ben altro: essa ha affermato che le “gite” sono servite a sostenere che l’antisemitismo era solo fascista (fonte Corriere della Sera). In lingua italiana e (per il menzionato extraterrestre non italiano) nella semantica delle lingue naturali, il concetto espresso statuisce che la conoscenza diretta e lo studio di quegli eventi, nell’alveo didattico e culturale, incolpevolmente e/o intenzionalmente ha erroneamente spostato il tiro solo sul fascismo (risultato neutro a cui si giunge, puramente e semplicemente, strutturando la proposizione con una albero semantico secondo le regole scientifiche della semantica delle lingue naturali, ignota quest’ultima al popolo di Facebook).

Se una simile affermazione sarebbe di gravità inaudita se arrivasse da un qualsiasi cittadino, giungendo da un Ministro essa è di ben maggiore gravità. L’antisemitismo di sinistra o di altre origini non ha nulla a che vedere con le responsabilità – in questo caso assolutamente esclusive – del fascismo e del nazismo nella tragedia dell’olocausto. La conoscenza e lo studio di quegli eventi era, e doveva essere, necessariamente puntata sul fascismo.

Anzi, nella realtà è spesso rimasto sottaciuto il ruolo avuto dai C. C. e dai Repubblichini nella deportazione e nella morte degli ebrei italiani poiché solo essi avevano nomi e indirizzi delle persone da deportare, totalmente sconosciute ai tedeschi. Ragionando a contrario, come insegna la logica, gli insegnanti avrebbero dovuto obnubilare o contaminare la conoscenza di quegli eventi per fare in modo che si “notassero” contestualmente altre forme di antisemitismo, cronologicamente “fuori posto”? Non avrebbero dovuto organizzarsi visite didattiche per la conoscenza di determinati eventi storici non graditi?  Si dovrebbe così parlare di 70 anni di dolo antifascista da parte degli insegnanti tutti, o di loro totale incompetenza nel caso di buona fede?

Ed applicando la logica del Ministro, per via analogica, le Autorità preposte non dovrebbero indagare per individuare il colpevole di un omicidio per non correre il rischio di far passare in secondo piano un altro omicidio che ha in comune con il primo solo la tipologia della vittima (es. omicidi di anziani o di donne)? Il fatto che un’affermazione di tale gravità trovi invece grande consenso o, nel migliore dei casi, indifferenza, ci porta in realtà a comprendere ciò che esiste dietro le apparenze. Certe affermazioni non sono affatto frutto di inadeguatezza ma costituiscono la prova della straordinaria capacitò di comunicazione persuasiva volta alla creazione del consenso.

In psicologia sociale e in psicologia cognitiva sono ampiamente noti i meccanismi di creazione di consenso attraverso la costruzione o il rafforzamento dell’identità sociale o della categorizzazione sociale ottenuta mediante la contrapposizione in-group vs out-group. Per spiegare ai profani, la contrapposizione valoriale da parte di un gruppo opposta ad altro gruppo, identificato come nemico, porta a rafforzare e a compattare il consenso nel gruppo stesso. All’interno di questi meccanismi la radicalizzazione estrema dei propri valori rafforza ulteriormente il legame tra i membri del gruppo.

Nella comunicazione politica tale costrutto – dimostrato scientificamente in via sperimentale nel secolo scorso – è stato utilizzato nei paesi industrializzati già a partire dagli anni 70, ma con specificità di tematica (es. fenomeni migratori, ristrutturazioni economiche) e con bilanciamento rispetto all’informativa concernente il messaggio sui programmi, rivolto agli indecisi o ad un elettorato più ampio rispetto al proprio di riferimento.

Detto in altre parole, i meccanismi di contrapposizione ingroup/outgroup funzionano con gli appartenenti al gruppo, ma non con gli estranei e, a maggior ragione, ottengono l’effetto opposto con gli avversari. Il meccanismo è stato quindi usato miratamente e con accortezza nell’ambito della comunicazione politica. Negli ultimi decenni, con il fenomeno del populismo, il menzionato meccanismo persuasivo è diventato in molti paesi fondamentale, e diversi movimenti politici ottengono il successo elettorale prevalentemente – e in alcuni casi quasi esclusivamente – tramite l’odio e lo scontro con l’avversario politico, a scapito degli stessi programmi elettorali.

Il fenomeno ha interessato in particolar modo l’Italia dove, grazie ad alcuni retaggi culturali specifici della storia del paese, esso ha espresso il “meglio” della propria tipicità e il massimo della propria efficacia. Se in tutti i paesi la contrapposizione ha interessato principalmente il popolo emarginato da una parte e le elites politiche e finanziarie dall’altra (popolo vs UE), nonché la tradizione pluricentenaria di un popolo contrapposta alla degenerazione modernista e progressista (Dio, Patria e Famiglia vs omosessualità e società multietnica), in Italia – seppur presenti dette contrapposizioni – lo scontro è polarizzato sulla contrapposizione fascismo e anti-antifascismo vs comunismo e antifascismo.

Il fortissimo astensionismo nel nostro paese ha depurato l’elettorato, eliminando gran parte delle persone dotate di obiettività, riducendo il numero dei cosiddetti indecisi, e polarizzando gli elettori principalmente tra i “militanti fidelizzati”. In questo contesto lo scontro destra/sinistra – fascismo vs comunismo – è predominante in termini astratti così che per l’elettore medio non è così rilevante la politica di bilancio di un governo, le scelte di allocazione delle risorse per i cittadini e per le famiglie, o il funzionamento della sanità, quanto la figura della Salis o la Global Flotilla, da un lato, e il Viceministro Bignami con la divisa nazista o il Presidente del Senato con il busto di Mussolini, dall’altro.

Attaccare l’antifascismo diventa perciò fondamentale per un’elezione nazionale e/o locale molto più delle perplessità dell’Ufficio Studi di Confindustria sulla Legge di Bilancio, così come è importante ripetere costantemente che un’opinione diversa rispetto a quella di Netanyahu costituisce sempre antisemitismo criminale, o qualificare a priori come fascista qualsiasi proposta provenga dal Ministro Valditara, come la rilevanza del voto di condotta e lo smartphone fuori dall’aula.

In quest’ottica quando il Governo diffonde dichiarazioni di attacco ideologico polarizzante, persino ove esse risultino assurde, svolge in realtà una preziosa opera di comunicazione politica. Attualmente, grazie all’astensionismo, alla svolta liberista nel centrosinistra e alle divisioni delle opposizioni, la polarizzazione è presente in modo massiccio a destra, mentre nella cd sinistra lo zoccolo duro è numericamente, e di gran lunga, inferiore.

Pertanto, quando il Ministro attacca lo studio o finanche la memoria degli orrori del fascismo compie un lavoro di mobilitazione e di ricompattazione del proprio elettorato che, se presente nelle competizioni elettorali, risulterebbe vincente. In altre parole, la comunicazione dei partiti della maggioranza e del governo hanno grande efficacia nel contrastare l’astensionismo elettorale nel proprio campo e costituiscono una forte azione di rilancio del messaggio politico attraverso la mobilitazione nei social.

La prova di tale efficacia la si vede sia nelle varie competizioni elettorali, sia nelle ricerche e nei sondaggi svolte dalle società specializzate. Detti meccanismi sono peraltro grandemente efficaci sia che il Ministro in questione abbia lavorato scientemente e scientificamente con quegli obiettivi, sia nel caso in cui non se ne sia resa conto, e abbia solo espresso con sincerità un’opinione fascista o anti-antifascista.

Per capire quanto sia biologicamente vincolante, nelle reti neurali del nostro cervello, l’ideologia di appartenenza sarebbe utile la lettura de Il Cervello Ideologico di Leor Zmigrod. Così sarebbe comprensibile il motivo per cui avvocati e giuristi, sedicenti liberali, ritengono privi di qualsiasi efficacia giuridica i provvedimenti, quando non graditi, della Corte di Giustizia UE o della Corte Penale Internazionale, o i provvedimenti passati in giudicato della nostra Corte di Cassazione, mentre ritengono vincolanti e aventi valore di giudicato mere ipotesi accusatorie o vaghi sospetti avanzati nei confronti di “nemici” politici.

Massimo Chioda

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