Questo giornale ha seguito con attenzione e costanza, la lunga e paradossale vicenda dei titolari delle concessioni balneari che hanno resistito oltre 15 anni al rischio di dover essere sottoposti al vaglio del mercato per il rinnovo delle loro concessioni.
Abbiamo riportato ai lettori con puntualità tutte le resistenze, le attività di lobby, gli scioperi minacciati o realizzati che i titolari delle concessioni balneari hanno messo in campo in questi lunghi anni cercando di salvare fino all’ultimo momento il loro diritto di poter continuare a gestire i loro stabilimenti a fronte del pagamento di canoni irrisori e quasi offensivi. Nel contempo, potendo richiedere a noi consumatori prezzi sempre più alti per la cabina, le sdraio e gli ombrelloni… magari senza fattura!
Ebbene forse, siamo arrivati all’ultima puntata di questa storia… senza fine. Il decreto approvato dal Parlamento a novembre del 2024 aveva previsto l’ultima proroga delle concessioni balneari fino al settembre 2027: poi sarebbero scattate le gare. Sempre quel decreto aveva rimandato a un decreto attuativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (quello che ha come ministro Salvini) le norme per calcolare gli indennizzi per i concessionari uscenti che perderanno gli stabilimenti al termine dei procedimenti di gara.
In questi giorni le misure, seppur con grave ritardo… sempre a favore della permanenza dello status quo sulle nostre spiagge… preparate dal ministero e certificate dalla Ragioneria dello Stato, sono state finalmente inviate al Consiglio di Stato per l’ultimo parere. Prosegue nel frattempo l’interlocuzione del Governo con la Commissione Europea con riguardo alla procedura di infrazione tuttora pendente proprio per i ritardi con cui il nostro Governo ha gestito una situazione quasi surreale per tanti anni.
Nelle pieghe di quest’ultimo provvedimento emanato dai funzionari del ministro Salvini è riscontrabile l’ultima importante “regalia” che il Governo o comunque il Ministro hanno voluto riconoscere ai nostri balneari: il taglio del canone delle concessioni demaniali. Una sorta di un’ultima premialità prima delle gare, quasi una compensazione del centrodestra che aveva fatto finora ostruzione in ogni modo all’attivazione delle sollecitazioni europee per avviare i procedimenti di gare per l’assegnazione delle concessioni per gli stabilimenti balneari.
Il Governo Meloni ha deciso quindi di riconoscere ai nostri bagnini un taglio dell’affitto che viene versato al demanio e che sarà più o meno ampio a seconda della categoria e dell’area di riferimento. Non dimentichiamoci che i canoni, già incredibilmente bassi, erano già stati ridotti del 4,5% nel 2024 dopo i maxi aumenti del 2022 e del 2023. Bisogna ricordarci inoltre che l’ammontare minimo dell’affitto si aggira intorno ai 3200 € con la giustificazione che ai concessionari viene fatto carico di altri costi che altrimenti graverebbero sulla collettività come la pulizia delle spiagge e lo stipendio dei bagnini.
Il decreto si occupa anche dei criteri di determinazione degli indennizzi che spetteranno ai titolari delle concessioni che perderanno le prossime gare. È stato adottato come base di calcolo della “equa remunerazione sugli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni” il valore nominale iniziale degli investimenti iscritti nei bilanci dei cinque anni antecedenti e quello di avvio della procedura di affidamento. Non ci sarà quindi nessun indennizzo sui beni non ancora ammortizzati a bilancio. Un criterio questo che ha sollevato le proteste dei sindacati di categoria che avrebbero voluto un meccanismo di rivalutazione dei beni aziendali più completo e favorevole.
Non sorprende il comunicato stampa diffuso dalla Lega, soddisfatta del risultato finale perché intende “promuovere e tutelare l’intero comparto dell’economia e del turismo balneare italiano… si tratta di un importante passo avanti anche in risposta alle richieste dei Comuni che da tempo chiedono strumenti normativi, chiari e modelli operativi uniformi”.
Insomma, ancora una volta la corporazione dei balneari ha fatto valere la sua forza negoziale e ha ottenuto un risultato straordinario, a nostro avviso, calcolando che il nostro Governo avrebbe dovuto intervenire sulla materia indicendo le gare già oltre 15 anni fa.
La vicenda dei balneari rappresenta in tutta Europa il benchmark di come una corporazione riesca a resistere alle sollecitazioni nazionali ed europee per l’apertura del mercato, bloccato invece da un oligopolio ingiustificato. L’Italia non ne esce bene da questa storia “figlia” della protezione di una categoria di elettori… i concessionari degli stabilimenti balneari e le loro famiglie… che evidentemente hanno numeri e peso politico tali da aver ottenuto protezioni parlamentari, aldilà di ogni immaginazione (secondo un calcolo statistico recente che ammontano a non più di 300.000 cittadini italiani).
Alla fine, il mercato e la concorrenza leale hanno vinto, ma dopo una lotta strenua e annosa contro delle consorterie molto più forti di quanto non appaiono in pubblico.
Riccardo Rossotto
