Quando soffia il vento del cambiamento c’è chi alza muri e chi, guardando avanti, costruisce mulini a vento”.

Il proverbio è di origine cinese, come cinesi sono gli interlocutori con cui l’Italia sta costruendo un progetto economico denominato Via della Seta, un nome che per millenni ha rappresentato quel lunghissimo tratto che univa l’impero cinese con quello romano.

La domanda su questo accordo commerciale è obbligatoria e contingente ed Enrico Letta, di passaggio a Torino per presentare il suo libro “Ho imparato” edito per i tipi del Mulino, offre questa risposta.

“Vedo questa situazione come una sfida, il baricentro economico si sta spostando verso la Cina, cosa a cui dobbiamo dare una risposta, non possiamo permetterci di essere assenti; senza con ciò tradire le alleanze già in essere. Dentro alla banca asiatica dello sviluppo vi entrammo anni addietro come altri paesi europei, malgrado gli americani non fossero d’accordo. Devo dire che è stato molto efficace il modo in cui il Presidente della Repubblica ha coperto e spiegato questa operazione, allo stesso tempo dobbiamo far capire ai cinesi chi siamo e che non ci prestiamo a diventare un cavallo di Troia per l’Europa.”

Ecco parliamo di Europa. Che idea se ne è fatto?

“Stiamo e facciamo l’Europa non perché ci conviene, ma perché è l’unico progetto che possa promuovere i nostri valori non negoziabili: la pace, la liberta, i diritti umani, la giustizia sociale, la sostenibilità ambientale. Per difenderla (e cambiarla) dobbiamo abbandonare l’ipocrisia di una narrazione solo positiva.

Come se fosse possibile raccontare il progetto politico più visionario degli ultimi decenni solo attraverso il metro dell’opportunismo o della convenienza spicciola. (…) Questa visione esclusivamente pragmatica ci spinge nella trappola dell’eterno presente che ci fa dimenticare le cause profonde che spinsero i Padri fondatori ad avviare l’integrazione europea e ci rende contemporaneamente ciechi alle sfide future che rafforzano le ragioni dello stare insieme.

Io sono favorevole a importanti e profonde riforme a livello europeo, perché non difendo l’Unione europea così com’è. Non l’ho mai fatto quando avevo responsabilità di governo e non lo faccio ora. Però difendo l’idea alla base dell’integrazione europea e l’idea di una moneta unica che ci renda più forti nel mondo.”

Come appare Italia vista da Parigi, città dove attualmente insegna.

“L’Italia deve togliersi l’idea del vittimismo, questa idea molto orbaniana, molto polacca, l’idea che tutti ce l’abbiano con noi, un atteggiamento sbagliato anche nella vita in generale.

Dobbiamo essere orgogliosi, più consapevoli del nostro ruolo e della nostra forza; ricordiamoci che siamo un paese che in Europa sposta gli equilibri. Non possiamo pensare di isolarci, di scegliere i polacchi e gli ungheresi come unici interlocutori. Francia e Germania contano, noi dobbiamo stare con loro.

Siamo uno dei pilastri dell’Unione Europea, non un paese marginale, non è un caso che oggi la politica monetaria europea sia fatta da un italiano, stiamo parlando di Draghi ovviamente, non siamo Calimero, ma un paese fondatore.”

Che cosa ci sta insegnando la Brexit ?

“La Brexit è un suicidio, gli inglesi l’hanno votata pensando al mondo del 1960, quando la Gran Bretagna era una grande potenza, oggi con la Cina e l’India, solo un’Europa unita ha le spalle forti per competere con loro.

La Brexit o le brexit, sono il suicidio di paesi che guardano con strabismo al proprio tempo. Quello che è successo credo possa avere un effetto benefico, sul futuro, sul fare le cose insieme, un grande insegnamento; vedo che qui adesso nessuno ne parla più.”

Le righe conclusive del libro, condensano, in un pensiero che è un auspicio quello che in questi anni l’ex presidente del Consiglio, ministro e parlamentare, che oggi insegna alla Scuola Affari Internazionali dell’Università SciencePo di Parigi, ha come da titolo imparato.

. . . prima di tutto – prima dei tecnicismi, del «si è sempre fatto così», della convenienza del consenso immediato – deciderei di mettere al centro l’individuo stesso, la persona, e la sua naturale, ineludibile, aspirazione a progredire e a migliorare. E allora investirei tutto sulla scuola, sulla cultura, sulla forza dell’immaginazione. Sull’energia che alimenta i mulini a vento e tira giù tutti i muri, quelli reali e quelli che per paura costruiamo nella nostra testa.

(Edmondo Bertaina)

 

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