I pozzi referendari sono ormai completamente avvelenati dalla propaganda politica. Il Ministro Nordio e il Procuratore di Napoli Gratteri sembrano fare la gara su chi le spara più grosse, con una serie di “autogol mediatici” che ricordano l’indimenticabile difensore del Cagliari scudettato, Comunardo Niccolai. Ormai il dibattito sul e sul No si svolge, nella maggioranza dei casi, con un duello mediatico caratterizzato da slogan, battute, minacce, frasi offensive.

Se pensiamo che manca ancora un mese alla votazione, ne vedremo davvero… delle brutte! Per quanto mi riguarda, dichiaro formalmente di essere ancora nell’area degli incerti: ho solo la sicurezza che andrò a votare ma non so per quale schieramento. Da addetto ai lavori, partecipo a dei confronti cercando di costringere i relatori delle due parti a concentrarsi sulle questioni tecniche del quesito referendario evitando spettacoli stucchevoli di propaganda più politica che non tecnica. E’ normale che un Referendum costituzionale abbia una componente importante di natura politica: si sta parlando di cambiare le regole del gioco e quindi la politica centra eccome nel dibattito. Non facciamo gli ipocriti. Nello stesso tempo, pretendiamo che ci vengano spiegati gli aspetti tecnici del quesito referendario… poi ciascuno di noi ci metterà “sopra” il proprio sentire politico e partitico.

Devo ammettere che quando leggo o ascolto gli interventi di autorevoli esponenti di un fronte o dell’altro, mi capita spesso di convincermi che voterò per l’uno… o per l’altro dei due fronti. Ad esempio, avendo avuto l’opportunità di conoscere il prof. Barbera, ex membro della Consulta ed ex parlamentare per cinque legislazioni, un autorevole esperto di questioni costituzionali, ascoltando dicevo gli interventi di Barbera, ogni volta mi sembra che i suoi ragionamenti siano corretti e coerenti nell’appoggiare una riforma della giustizia che, anche se non tocca le due maggiori criticità della nostra azienda giustizia, la lentezza dei processi e la carenza di personale, interviene sull’organo di autogoverno della magistratura, proponendo delle modifiche mirate ad evitare il ripetersi delle vergognose condotte emerse dal dossier Palamara.

Quando invece ho l’opportunità di confrontarmi con un autorevole esponente del No, come il prof. Riverditi, tiro delle conclusioni esattamente opposte. Mi sembra che sia giusto votare contro questa proposta di riforma costituzionale, auspicando nel contempo delle modifiche legislative e organizzative dell’organo di autogoverno dei magistrati. In questo stato di incertezza ma di desiderio di partecipazione a una delle tematiche più importanti del nostro “stare insieme”, il funzionamento della giustizia… la giustizia giusta, ho però due punti di riferimento consolidati. Cercherò di sintetizzarveli per farvi capire meglio la mia opinione.

Al di là della propaganda, anche i più seri esponenti del No ammettono che in ogni caso, qualsiasi sia l’esito finale del Referendum, la nostra democrazia non sarà in pericolo né ci saranno dubbi di costituzionalità della legge di riforma, d’altronde controfirmata da Sergio Mattarella che è un garante del rispetto della nostra bella Costituzione. Quindi nessun rischio per la nostra democrazia: eventualmente dubbi sul futuro del nostro Paese se non venisse arginata una deriva autocratica.

Dopo lo scandalo Palamara, mi sarei aspettato che fosse proprio la magistratura “buona”, non quella contaminata dalle condotte degli amici di Palamara, a mettere le mani su una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, una riforma mirata ad eliminare o comunque arginare tutte quelle condotte ignobili emerse da quella vicenda. Invece, purtroppo, non successe nulla. I magistrati non si resero promotori di una rivisitazione delle regole del gioco del funzionamento di quell’organo di autogoverno posto proprio a fondamento della loro autonomia e indipendenza sancite dalla nostra Costituzione. Chi, mi chiedo, meglio di loro, avrebbe potuto riformare in meglio quelle regole infangate e non rispettate da Palamara e i suoi sodali? Invece i magistrati tacquero: nessuno si rese promotore di un dibattito riformatore del CFN.

C’è voluto l’attuale governo e in particolare il Ministro Nordio, a rompere quell’impigrito contesto congelato, proponendo un testo di riforma, probabilmente mal scritto, sicuramente non oggetto di un adeguato dibattito parlamentare, ma che però ha cercato di sbloccare uno stallo, mettendo sul tavolo un’ipotesi di rivisitazione delle regole del gioco. Se anche dovesse vincere il fronte del Sì, ci dovrà essere comunque, in sede di approvazione dei decreti attuativi, un dibattito parlamentare approfondito per migliorare e completare un testo che oggi appare ancora zoppicante e con importanti margini di miglioramento sia strutturale sia lessicale.

Su questi due presupposti, sono convinto che la nostra povera azienda giustizia abbia bisogno di maggiori risorse, sia economiche sia professionali, per uscire da una situazione di inefficienza che penalizza in ogni caso i cittadini italiani. Non so ancora cosa voterò, ma sono certo che andrò a votare, consapevole che da qualche parte, con questa riforma o comunque con altri interventi legislativi, non sia più dilazionabile un intervento sistematico sul nostro ordinamento che ci permetta di avere una giustizia giusta, efficiente nei tempi decisionali e gestita da una magistratura autonoma e indipendente, adeguata ad un paese complesso e bizzarro come il nostro.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl

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