A 50 anni dall’uscita nella sale del film “Il secondo tragico Fantozzi“, abbiamo avuto la conferma: il ragioniere creato dal genio di Paolo Villaggio aveva ragione, la “Corazzata Kotiomkin” è davvero una cagata pazzesca. Non mi riferisco a un giudizio critico sulla “Corazzata Potëmkin” la celeberrima pellicola del maestro Sergej Michajlovič Ejzenštejn irrisa da Fantozzi/Fantocci, ma alla brillante e suggestiva narrazione che Domenico Ioppolo, penna tra le più apprezzate e stimolanti de L’Incontro, fa nel suo articolo pubblicato in questo appuntamento de In/Contro.

Ioppolo sostiene che “è lì che si consuma uno degli atti simbolici più profondi della modernità italiana. Quando Fantozzi sale sul palco del cineforum aziendale e urla: «La corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca», il Paese esplode in un appaluso liberatorio collettivo. Non era soltanto una battuta. Era una dichiarazione antropologica. Da quel momento in poi, la cultura non sarebbe più stata percepita come un’aspirazione, ma come una colpa sociale”.

A mio avviso, la rivolta del Paese non era contro la “cultura” ma contro l’uso elitario, astruso e soprattutto ideologico, che la cosiddetta Intellighenzia ne fa spesso e volentieri. La consacrazione del ridicolo (rappresentato da Villaggio appunto 50 anni prima, attraverso le corde del grottesco e del paradossale) in cui può cadere la pseudo cultura delle presunte élite intellettuali, è andata in onda lo scorso 6 maggio, a “L’aria che tira”, su La7.

Mirella Serri, in un dibattito sulla riapertura alla Biennale di Venezia del Padiglione Russia, mentre, infervorata, cercava di dimostrare che la Destra non sa gestire la cultura, ha affermato testualmente: “Wagner appoggiava il nazismo e veniva finanziato da Hitler”. Per chi non lo ricordasse, il sommo compositore, morì nel 1883, sei anni prima della nascita del führer (che lo avrebbe finanziato) e 37 anni prima della nascita del Nazionalsocialismo (che Wagner avrebbe appoggiato).

Serri non è una trinariciuta qualunque, che firma con la croce, di guareschiana memoria, bensì uno dei più apprezzati esponenti dell’intellighenzia nostrana. Romana, classe 1949, scrittrice e giornalista, è stata docente di letteratura italiana contemporanea presso La Sapienza, collabora (o ha collaborato) con i nomi più prestigiosi dei media mainstream, quali La Repubblica e La Stampa, oltre a Rai Cultura e ha scritto libri cult dell’Italia sinceramente e profondamente antifascista come “Mussolini ha fatto tanto per le donne” e “Nero indelebile”.

E in 50 anni il cerchio si chiude. Fa più ridere la mitica definizione della “Corazzata” di Fantozzi o l’affermazione che la Destra non sa gestire la cultura, dato che Wagner, prezzolato da Hitler, appoggiava le camicie brune? Certo, qualcuno potrebbe obiettare che le frasi di Serri non sono assimilabili alle scene dei film storici di serie B, in cui i centurioni romani portavano l’orologio al polso.

Le sue definizioni, che potrebbero assurgere a simbolo dell’anacronismo, non vanno attribuite all’ignoranza sulla figura di Richard Wagner e sulla sua collocazione cronologica. Serri, con una figura retorica ardita (molto ardita) avrebbe voluto dire che le opere di Wagner, anche se create una cinquantina (e più) di anni prima della nascita del nazismo, lo appoggiavano perché in qualche modo prendevano spunto dagli stessi miti e che Hitler foraggiava Wagner, che pure era morto da diversi decenni, perché elargiva fondi per i centri studi wagneriani.

Il che è un po’ come dire che il Duce finanziava Giulio Cesare, uno dei suoi modelli storico/culturali. Ammesso che questa versione giustificazionista degli strafalcioni di Serri abbia qualche fondamento, si tratterebbe comunque di un approccio contorto, pressoché incomprensibile e manipolatorio nei confronti delle tante persone che non conoscono Wagner e che sarebbero portate a credere che appoggiava veramente Hitler. E che dunque (questa la tesi iniziale dell’intervento di Serri a La7), Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, non avrebbe dovuto riammettere la Russia in nome della libera e incensurabile cultura, perché la cultura può anche appoggiare Hitler.

Ritornando all’originale riflessione di Ioppolo, non convengo sul fatto che la messa in burla della “Corazzata” sia stata deleteria perchè si è tradotta nell’irrisione della cultura. A essere ridicolizzata non è stata la cultura, ma la sua caricatura cerebrale, inaccessibile ai più e decisamente noiosa che celebrano alcuni intellettuali. Personalmente ritengo che la cultura trovi la sua essenza nel rappresentare in modo semplice (e possibilmente gradevole) concetti “alti”.

Come tra gli altri facevano i romanzieri francesi dell’800, da Balzac a Maupassant. “Bel ami” è un capolavoro sull’analisi sia della società dell’epoca, sia dell’animo umano. Ma la sua lettura (e anche la visione di molte versioni cinematografiche) è talmente affascinante che Fantocci mai l’avrebbe definito “Una cagata pazzesca”.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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