L’ho già fatto rimarcare in altri editoriali. Ormai su ogni tema il pubblico si divide in due fronti contrapposti con uno spirito da tifosi. Le argomentazioni razionali lasciano il posto all’emotività. Forse non potrebbe essere altrimenti, visto che tutti pontificano su tutto. È difficile discutere con cognizione di causa su argomenti disparati come pandemia, guerra russo-ucraina, sbarco sulla Luna e lobby pedosataniste.

Così, quando non si sanno le cose e le prese di posizione non derivano da conoscenza e competenza, al posto di argomentare si ricorre a slogan che ricordano appunto i cori da stadio. Sta succedendo lo stesso anche con il Referendum sulla riforma della Giustizia e in particolare sulla “separazione delle carriere“.

Dopo un inizio promettente, in cui i dibattiti vertevano sui contenuti (a mio avviso, comunque, poco comprensibili per la grande maggioranza del Paese), si è scivolati verso una deriva politica e moralista. Anche se qualche esponente della cosiddetta Sinistra si era dichiarato (e continua a dichiararsi) a favore della Riforma, ormai nell’immaginario collettivo chi vota Si è filo governativo e viceversa.

A questa politicizzazione si è accompagnata a una “moralizzazione”, portata avanti, se non mi sbaglio, soprattutto dal fronte del No. Chi vota Si viene additato come persona “permale” (il contrario di “perbene”), corrotta e naturalmente “fascista“. Termine che ormai viene utilizzato per redarguire anche chi passa con il rosso o ammette di preferire ancora, per un relazione sentimentale, le persone dell’altro sesso. Come sempre non mi schiero anche se ammetto di provare più simpatia per i mascalzoni che per i puritani. Del resto, l’espressione “simpatico mascalzone” non l’ho inventata io.

P. S. Prossimamente nella Sezione In/Contro, che mette a confronto opinioni divergenti, pubblicheremo due interventi che, basandosi sui contenuti, parlano del referendum da fronti opposti.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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