Continua il dibattito tra chi sostiene che il Popolo è pienamente sovrano e a decidere le sorti di un partito o di un uomo politico sono solo gli elettori, e chi invece approva forme di tutela verso movimenti e persone i cui valori non sono quelli dell’Unione Europea. Mario Grasso, nell’articolo qui di seguito, si ricollega a questo dibattito.
Milo Goj
Il 2 maggio 2025, l’Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione (BfV), l’agenzia di intelligence interna della Germania, ha ufficialmente classificato il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) come “organizzazione estremista” e “contraria alla Costituzione“. Questa decisione consente alle autorità di intensificare la sorveglianza sul partito, estesa all’uso di informatori e strumenti di monitoraggio. La classificazione potrebbe anche comportare la riapertura del dibattito sulla possibilità di sciogliere l’AfD.
La decisione si basa su un rapporto di 1.100 pagine – frutto di un’indagine durata oltre quattro anni – che accusa l’AfD di promuovere ideologie razziste e anti-musulmane, nonché di sostenere un nazionalismo etnico che mina la dignità umana e la coesione sociale. Il BfV ha sottolineato che l’ideologia del partito, caratterizzata da una visione etnica ed esclusiva della nazione e da retorica ostile verso immigrati, musulmani e minoranze, è incompatibile con i valori costituzionali tedeschi.
È bene ricordare che la Legge Fondamentale tedesca recita – Art. 21, comma 2 – che: “I partiti che, secondo i loro obiettivi o il comportamento dei loro aderenti, mirano a ledere o eliminare l’ordinamento fondamentale libero e democratico o a mettere in pericolo l’esistenza della Repubblica Federale di Germania, sono incostituzionali. Sulla incostituzionalità decide la Corte costituzionale federale.”
Tuttavia va anche ricordato che il documento è stato inspiegabilmente secretato, affidando soltanto ad alcuni comunicati stampa le motivazioni della classificazione.
È pur vero che la fazione radicale del partito – Der Flügel (L’Ala), formalmente sciolta ma ancora influente – ha di consueto usato retoriche razziste e xenofobe, in particolare contro i musulmani e i rifugiati, e incitato all’odio o alla paura. Inoltre, anche il segmento più moderato dell’AfD ha contestato la legittimità dell’ordine costituzionale attuale, elogiato il principio della sostituzione etnica e mostrato in più di un’occasione solidarietà o contiguità con movimenti neonazisti, come i Reichsbürger (Cittadini del Reich), che negano la legittimità della Repubblica Federale.
La società civile tedesca – intellettuali, giornalisti, sindacati, ONG, chiese cristiane e associazioni studentesche… – ha reagito in modo articolato e diversificato alla decisione del BfV, evidenziando una forte polarizzazione dell’opinione pubblica. Massicce manifestazioni si sono svolte in molte città tedesche (Berlino, Colonia, Francoforte, Amburgo, Dresda…) con centinaia di migliaia di persone scese in piazza per difendere la democrazia e i valori costituzionali ed esprimere sostegno alla decisione delle autorità.
Una fetta non trascurabile della cittadinanza ha però espresso diffidenza verso l’uso dei servizi segreti contro un partito eletto e preoccupazione per la libertà politica. Sebbene la classificazione non comporti automaticamente lo scioglimento del partito, essa apre la strada a una sorveglianza più intensa e potrebbe portare a future azioni legali per vietare l’AfD, i cui vertici – Alice Weidel e Tino Chrupalla – hanno respinto con forza la classificazione, definendola politicamente motivata e annunciando un ricorso legale contro la decisione. La mossa ha suscitato un acceso dibattito politico in Germania di netta contrapposizione tra la necessità di contrastare l’estremismo e il rischio di alimentare la narrativa vittimistica dell’AfD.
Il futuro dell’AfD dipenderà dalle decisioni giudiziarie e dal dibattito politico in corso. Ed è giusto che sia così. Par di capire che la consapevolezza del rischio di spaccare ulteriormente il Paese faccia fatica ad amalgamarsi con la sgradevole sensazione del già vissuto. Soprattutto tra coloro che non hanno risparmiato sull’età, è tornato a circolare un nome che fa venire i brividi: Action T4. E qui bisogna fare un passo indietro.
Aktion T4, denominato dal numero civico della sua sede centrale a Berlino, Tiergartenstraße 4, fu un programma segreto e sistematico di eutanasia di massa nella Germania nazista. Iniziato da Adolf Hitler nel 1939, il programma mirava a eliminare individui con disabilità mentali e fisiche, considerati un peso genetico ed economico per la società tedesca. Furono istituiti centri di sterminio in sei ospedali psichiatrici in Germania e Austria, dove le vittime venivano uccise principalmente con gas e iniezioni letali ma anche procurando la morte per fame.
Il programma si basava su principi ideologici di eugenetica nazista, igiene razziale e il concetto di “vita indegna di essere vissuta“. L’ideologia di Aktion T4 era radicata in una svalutazione della vita umana basata sulla percepita inferiorità biologica e sull’utilità economica. Il regime nazista considerava gli individui con disabilità un peso genetico e finanziario per la nazione.
Sebbene il programma Aktion T4 fosse ufficialmente interrotto nell’agosto del 1941 a causa delle proteste pubbliche, in particolare da figure come il vescovo Clemens von Galen, le uccisioni continuarono segretamente fino alla fine della guerra.
Chiariamo: in nessuna dichiarazione esplicita da parte di gruppi estremisti tedeschi contemporanei viene espressa l’intenzione di dare continuità alle azioni di Aktion T4. Tuttavia, analizzando le ideologie e le piattaforme di questi gruppi, si possono notare allineamenti con i principi fondamentali di Aktion T4.
Alcune ideologie estremiste, in particolare quelle del partito di estrema destra Der Dritte Weg (La Terza Via) e le cameraderie – gruppi neonazisti non affiliati – condividono pericolose somiglianze con i principi sottostanti dell’eugenetica nazista e la svalutazione di determinati gruppi. L’attenzione di Der Dritte Weg alla purezza razziale e all’esclusione degli stranieri riecheggia l’ideologia nazista di una Volksgemeinschaft (Comunità razziale) sostenuta da Aktion T4. Allo stesso modo, la venerazione dei gruppi neonazisti per Hitler e il Terzo Reich potrebbe potenzialmente includere un’accettazione delle opinioni discriminatorie che portarono al programma, anche se non esplicitamente dichiarato.
Aktion T4 fu un’iniziativa volta all’eliminazione sistematica di individui ritenuti “indegni di vita“. Questo programma di eutanasia forzata portò all’uccisione di molte migliaia di persone: non un evento storico isolato, ma un vero e proprio genocidio perpetrato contro un gruppo specifico a causa di un’ideologia discriminatoria. I metodi sviluppati e impiegati in Aktion T4, in particolare l’uso di gas letale su larga scala, fornirono il quadro di riferimento per l’Olocausto. Questa connessione causale sottolinea l’estremo pericolo di qualsiasi ideologia che possa portare a una ripresa di tali pratiche.
Le opinioni generali dell’estrema destra sulla disabilità, come indicato dalle dichiarazioni di Björn Höcke – presidente di AfD – sull’esclusione dei bambini disabili dalle scuole normali, rivelano una mentalità discriminatoria che si allinea con la storica svalutazione degli individui con disabilità durante l’era nazista. Questa visione, pur non invocando esplicitamente l’eutanasia, riflette un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone con disabilità che risuona con il contesto storico di Aktion T4, dove tali individui erano considerati “indegni”.
Anche la proposta di espellere dalla Germania tutti gli stranieri che non hanno un lavoro non è una ripresa diretta dell’Aktion T4, ma in essa si possono notare alcune similitudini inquietanti nella logica sottostante. Questa proposta sembra basarsi su una logica che valuta le persone in base alla loro produttività economica e al loro presunto contributo alla società; un approccio che può portare a escludere e marginalizzare gruppi di persone sulla base di criteri utilitaristici e ciò riecheggia apertamente la mentalità che fu di Aktion T4.
Anche il partito Der Dritte Weg, che si allinea apertamente con il nazionalsocialismo e promuove una piattaforma “solo per i tedeschi”, ha nel suo programma l’espulsione graduale degli stranieri disoccupati. La sua ideologia si basa su un concetto biologico di popolo e sulla preservazione della “sostanza biologica” del popolo tedesco che devono essere protetti dalla sovranizzazione. Questo tipo di pensiero può facilmente portare a discriminare e a escludere gruppi di persone considerati “non appartenenti” o “indesiderabili” per motivi economici o etnici.
La Germania ha leggi severe contro la promozione dell’ideologia nazista e l’incitamento all’odio, che agiscono da deterrente contro qualsiasi tentativo di ripresa di Aktion T4. Il forte ripudio sociale dell’era nazista e delle sue atrocità nella Germania contemporanea crea una significativa barriera sociale contro la promozione di ideologie riconducibili ad Aktion T4.
La conclusione è che per evitare di chiudere la porta della stalla quando i buoi sono scappati è necessaria una continua vigilanza e misure proattive per contrastare ogni forma di odio e discriminazione. Soprattutto va ricordato che le idee vanno combattute con altre idee più solide e di più alto respiro, non con espulsioni dall’arena della battaglia politica. Non ci resta che contare sulla Germania del Terzo Millennio.
Mario Grasso
