Nell’interessante articolo di Riccardo Rossotto, viene riportata l’affermazione della segretaria al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, che “nell’ultima riunione del G20, è stata molto chiara nel dipingere la fotografia del mondo che ci aspetta. Una nuova Yalta che distingue il mercato degli amici che condividono gli stessi valori e gli altri, i cattivi, che invece li combattono.”

Una dichiarazione inquietante che ci fa ripiombare non nella guerra fredda ma ancora prima, nelle crociate contro l’infedele. Soprattutto perché non spiega quali sarebbero questi valori condivisi dal gruppo dei “buoni” e fa sorgere alcune domande.

Un mondo separato tra buoni e cattivi…

Gli Stati Uniti rispettano i valori europei dal momento che in alcuni stati vige la pena di morte? Quale è lo stato di una democrazia che si accinge a cancellare, secondo la fuga di notizie circa il prossimo pronunciamento della Corte suprema sul diritto all’aborto, la storica sentenza Roe v. Wade che dal 1973 protegge il diritto all’interruzione di gravidanza?

Gli Stati Arabi sono noti per l’assoluto mancato rispetto dei diritti delle donne (per non parlare delle minoranze LGTB) e della libertà di opinione. Ciò vorrà dire che non compreremo più il petrolio dall’Arabia coinvolta a pieno titolo nell’uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashogi?

In Cina sono negati le libertà primarie e i lavoratori non godono di tutele. La cacciamo dal WTO? UK e USA hanno falsificato i dossier che hanno fornito la giustificazione del massacro in Iraq. I loro rappresentanti di allora (Blair e Bush) li processiamo per crimini di guerra?

Le numerose democrazie imperfette

Ma, anche a voler ammettere che davvero ci sia un gruppo che condivide gli stessi valori, vogliamo davvero demonizzare “l’Altro”? Se crediamo che questo sia il luogo in cui vogliamo vivere occorrerà alzare muri e trincee per difenderci da tre quarti del pianeta, popolato da nemici.

Nel mondo infatti prevalgono teocrazie, dittature, finte democrazie oligarchiche spesso in luoghi di antica civiltà proprio come la Cina, l’Iraq, l’Egitto, ovviamente la Russia. Aggiungiamo anche l’India alla quale è stata conferita la patente di “democrazia più grande del mondo” declassata però (fra gli altri-da Freedom House e V-Dem due think tank che si occupano di valutare il livello di democraticità di un paese) a “democrazia imperfetta” o “autocrazia elettorale” .

Rischiamo l’escalation della disumanità

Se pensiamo che ci sia un unico modello di vita allora armiamoci per combattere la guerra santa dell’intolleranza, indossiamo la divisa del gendarme, dimentichiamoci che per raggiungere la nostra fragile democrazia sono occorsi millenni.

Non investiamo in relazioni internazionali per sviluppare le “democrazie immature”. Aumentiamo la spesa in armamenti e ci troveremo come ha detto il centenario filosofo francese Edgar Morin. “Nell’escalation della disumanità, nell’escalation del semplicismo e nel crollo della complessità (…) verso la guerra globale e il crollo dell’umanità nell’abisso”.

Cinzia Gaeta

L’immagine di copertina è tratta dal sito https://www.v-dem.net/