Le urla che salivano dall’acqua sembravano gabbiani, invece erano uomini
Una notte senza luna, 8 amici su una piccola barca da pesca nel mare di Lampedusa. Un’abitudine che ormai da qualche anno era diventata consuetudine. Finito il lavoro, quattro chiacchiere e un boccone in compagnia, un tuffo e il rientro in porto nel silenzio della notte.
Con la morte di Papa Francesco sono ritornate attuali le immagini del primo viaggio del suo pontificato: Lampedusa, 8 luglio 2013. E il suo grido contro l’indifferenza.
Pochi mesi dopo la sua visita, il 3 ottobre, una nuova tragedia.
Salone del Libro OFF 2025, all’Emergency Infopoint di Torino si presenta il libro di Vito Fiorino raccontato da Nicoletta Sala: “Vito e gli altri”
Moderati da Joshua Evangelista della Fondazione foresta dei Giusti (Gariwo Onlus) sono presenti due protagonisti di quella notte, Vito Fiorino e Solomon Asefa.
“Questa è una storia di migranti” inizia Fiorino “perché io stesso sono un migrante”. Nato a Bari, a soli 11 mesi con la madre e il fratello più grande arriva a Milano. Lì, in uno scantinato, vive e lavora il padre falegname che finalmente lo può vedere. Prima non era stato possibile, il viaggio attraverso l’Italia costava troppo. Non era sceso per la nascita, né per Natale, nemmeno per Pasqua. E alla fine la famiglia si era ritrovata tutta al nord.
Fiorino adulto eredita il mestiere del padre, crea una ditta tutta sua e la sviluppa, specializzandosi nella falegnameria per eventi fieristici. Viaggia molto per lavoro fino a quando si ritrova a Lampedusa in vacanza. È un colpo di fulmine e lì, già padre e nonno, quasi da un giorno all’altro decide di stabilirsi. “Lampedusa per me è come una grande madre, accoglie i turisti, accoglie i migranti, accoglie i curiosi, accoglie chiunque creda in lei”. Compra una vecchia barca, la restaura con sapienza e nello scetticismo dei nuovi amici isolani la rimette in mare. Grazie anche a quella barca ora è un Giusto perché ha salvato coraggiosamente delle vite umane.
Solomon è seduto di fianco a lui, un traduttore lo accompagna perché non parla italiano ma si fa capire con l’inglese. Ha una sua famiglia in Svezia e a vederlo ora sembra un uomo sereno. Ma quando Vito entra nel vivo del racconto e lui stesso narra della sua famiglia d’origine in Eritrea, gli occhi si velano di commozione “Stavamo bene ma l’unica cosa che avrei potuto fare era entrare nell’esercito senza proseguire negli studi. E allora sono scappato verso il Sudan e da lì fino alla Libia” attraverso il deserto e mille difficoltà su cui sorvola. “Volevo un futuro diverso”.
Indifferenza o partecipazione. Nello spazio che ci ospita campeggiano le immagini della Life Support, la nave SAR che dal dicembre 2022 Emergency ha messo in mare per salvare migranti nel Mediterraneo. Tra le due opzioni, l’ong fondata da Gino Strada ha sicuramente seguito la seconda. E un visore 3D è a disposizione degli ospiti per un’esperienza immersiva a bordo dell’imbarcazione. “Molto commovente”, “Emozionante e terribile” commentano alcuni partecipanti.
Indifferenza o partecipazione. Storie di migranti, ricordava Fiorino all’inizio, ma quella di stasera è soprattutto la storia di un salvataggio. Una storia di coraggio condiviso, “gli altri” che insieme a Vito danno il titolo al libro. Perché in quella tragica notte senza luna, nel buio pesto del mare rischiarato solo da un oceano di stelle, Vito e i 7 amici si ritrovano coinvolti nell’ennesima tragedia. Il destino li aspettava.
Sono usciti tardi, intorno a mezzanotte e così decidono di rientrare solo al mattino presto, dopo una dormita e una veloce battuta di pesca. Gettata l’ancora, sono tutti addormentati quando uno di loro è svegliato da un “vuciare”, che in siciliano significa grida, grida di dolore. “Subito non ho capito, ho detto che secondo me erano i gabbiani” racconta Fiorino. Ma Alessandro, l’amico svegliato dai rumori, ha già messo in moto la barca e issato l’ancora. Dopo qualche centinaia di metri “Davanti a noi ci saranno state almeno duecento persone, che urlavano, aggrappate a delle boe. Uno spettacolo terrificante”. Spengono i motori, danno l’allarme alla capitaneria di porto e poi che fare? “Avevamo paura ma non potevamo restare fermi”. E così decidono di aiutarli. La barca di Vito è omologata per 9 posti, erano già in 8, avrebbero potuto caricare un solo naufrago. Alla fine ne salgono a bordo 47. Solomon è uno di loro.
Fiorino lo guarda con affetto e racconta che salito finalmente sulla spiaggetta di poppa, completamente nudo, accortosi di presenze femminili a bordo aveva chiesto qualcosa da mettersi addosso, imbarazzato nonostante le mille traversie passate.
Nella sala il numero di occhi lucidi aumenta. Come si fa a restare indifferenti? Dopo un attimo di smarrimento parte l’applauso liberatorio. Vito abbraccia Solomon per l’ennesima volta. Lui e altri naufraghi tratti in salvo quella notte si sentono con regolarità. A volte si ritrovano a Lampedusa. Hanno ormai un legame indissolubile.
Senza entrare nei dettagli della vicenda, le statistiche dicono che i morti del 3 ottobre 2013 furono 368. Grazie al lavoro di tanti, alla volontà di Vito, non sono più un numero ma persone con nome e cognome, elencate alla fine del racconto e sul memoriale che le ricorda a Lampedusa.
La targa recita: “Ho voluto dare un nome a questi esseri umani, donne, uomini e bambini, che dopo la loro morte sono stati sepolti in vari cimiteri siciliani e identificati solo con un numero. L’INDIFFERENZA di quella notte ha fatto sì che l’alba per 368 di loro non arrivasse mai”.
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-07/papa-lampedusa-decimo-anniversario-visita-migranti-indifferenza.html (Papa Francesco-indifferenza)
https://www.mimesisedizioni.it/libro/9791222315638 (Mimesis edizioni, “Vito e gli altri”)
https://www.emergency.it/progetti/nave-life-support/ (Life Support Emergency)
