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Giustizia al collasso e vittima di triplice tradimento

La giustizia è sufficientemente garantista, l’errore giudiziario è raro, ma la macchina non regge l’urto dei processi che deve smaltire. A questo si aggiunge un triplice tradimento.

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La nostra giustizia è sufficientemente garantista, l’errore giudiziario è raro e, a dispetto della retorica da bar (e non solo purtroppo) non è neanche buonista. Va detto. Sterile la polemica tra garantisti e giustizialisti, sterile e poco informato il dibattito. Il tema, tragico, è un altro: la macchina non regge l’urto dei processi che deve smaltire.

Il risultato è un triplice tradimento:

  1. lo Stato non riesce a garantire l’attuazione della legge penale in funzione repressiva e preventiva (il processo non è solo il luogo dell’affermazione delle garanzie dell’imputato);
  2. la vittima non trova risposte alle proprie esigenze di tutela;
  3. l’imputato affronta un calvario, che è già esso stesso una pena, con violazione di quella “ragionevole durata del processo” prevista come imperativo costituzionale per il legislatore (111 COST) e come diritto soggettivo (6 CEDU, 117 COST). Sostanzialmente si giunge al paradosso che il sistema processuale attuale, calato nel concreto, lascia al colpevole la speranza della prescrizione e all’innocente la certezza di anni tragici, con conseguenze spesso irreversibili. Alle vittime poca tutela. Per tutti i cittadini poca prevenzione.

Perché accade questo?

Sì è vero, nel “pubblico” non c’è la cultura della produttività e della meritocrazia; il CSM non ragiona con logiche razionali, ma spesso meramente correntizie; nei corridoi le macchine del caffè sono affollate, per così dire. Ma proviamo ad analizzare con i dati concreti ciò che avviene in una delle Procure più efficienti, quella di Torino.

I Magistrati non mancano e, aiutati da quelli onorari, sono molto produttivi. Ma se molti e preparati sono gli ufficiali, carenti, sotto il profilo dei numeri, sono i soldati semplici che debbono fattivamente far fronte alla quotidianità del lavoro esecutivo. Dal 1998, salvo piccoli recenti interventi, non si assume personale amministrativo. Tra il 2001 ed il 2018 si sono persi 148 addetti (73 trasferimenti, 60 pensionamenti, 15 per altra causa). Tra il 2019 ed il 2020, secondo una previsione per difetto che “quota 100” aumenterà di certo, si attendono altre 24 uscite; uscite che diventeranno massive tra il 2021 ed il 2022 per via dell’età media molto elevata. A fronte di ciò, vi sono state entrate dovute, per 28 posizioni a trasferimenti, per 4 ad assunzioni obbligatorie e per 12 grazie a quelle disposte dal Ministro Orlando. Di queste 12 persone però 6 hanno già abbandonato il campo per assistere i figli o i genitori anziani (c.d. “legge 104), altri perché hanno passato il concorso di accesso alla Magistratura, altri ancora perché hanno ottenuto di trasferirsi vicino a casa.

Senza contare che l’avvento dell’informatica invece di risolvere i problemi li ha aumentati perché, paradossalmente (complice anche il copia-incolla), ha incrementato e non diminuito il cartaceo e, stante l’età media degli operatori e l’assenza di risorse per la loro formazione, non tutto il personale di cancelleria sa utilizzare al meglio le potenzialità della tecnologia. Si è arrivati a fascicoli di 300 faldoni e mancano le persone per movimentarli e archiviarli, o hanno condizioni fisiche non adeguate per farlo.

Altro che giustizialismo vs garantismo, altro che separazione delle carriere, altro che amnistia, altro che obbligatorietà o meno dell’azione penale. La situazione è questa: una discussione tra grandi strateghi militari che, se si girano, scoprono di essere senza esercito. E fanno finta di non saperlo.

Perché in giustizia si è sempre investito meno del 1% del bilancio dello stato e la giustizia, insieme a scuola e sanità, è uno dei punti qualificanti di una Nazione. Perché per tornare agli addetti che vi erano in Procura a Torino nel ’98 basterebbero 950.000 Euro all’anno, nulla. E sarebbero investimenti, non costi, come si dimostrerà, ancora una volta dati alla mano, nei prossimi articoli.

Invece c’è chi vorrebbe, per ridurre il carico, rinunciare all’obbligatorietà dell’azione penale lasciando le scelte in mano a Magistrati senza legittimazione popolare o in mano ad una politica di cui non ci si può fidare. Voi vi fidereste di Bonafede nella scelta dei reati da perseguire? O di Salvini? O dei ministri che si sono succeduti negli ultimi vent’anni in una guerra per bande giudiziaria? Altri che hanno risposto alla difficoltà di smaltire i fascicoli con un’aberrante legge che rende la prescrizione infinita. Altri ancora che, con la modifica della legittima difesa, incentivano il cittadino a difendersi da solo, dimenticandosi che se ci sono poche divise in giro a fare prevenzione è anche perché alla carenza di personale di cancelleria si è supplito in larga parte con funzionari di polizia.

Le colpe sono di tanti ed antiche, i recenti interventi riescono a renderle ancor più evidenti. Si leggano i numeri e si intervenga, al più presto con provvedimenti concreti perché l’inefficienza si mangia i diritti ed i principi.

Fabio Ghiberti

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

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