La situazione è grave, gravissima. Non siamo più sicuri nelle nostre case, siamo in pericolo, siamo soli!!!

Ma fortunatamente il 28 marzo 2019 è stato approvato il disegno di legge recante “Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di legittima difesa”. Si è trattato di un provvedimento che ha voluto rinforzare, quantomeno nelle intenzioni, la tutela dei luoghi privati dalle intrusioni, dai furti e dalle rapine. Ciò si è attuato inasprendo le pene ed apparentemente rendendo più ampia la possibilità di difendersi senza incorrere in responsabilità penale. Il tutto passa attraverso un avverbio, “sempre”, che legittima in ogni caso una reazione violenta, anche mediante armi, attuata per difendere la propria incolumità o i propri beni (quando il ladro non desiste e si teme di essere aggrediti). Tale possibilità di reazione potrà essere altresì anticipata al momento del tentativo di ingresso nel domicilio da parte di malintenzionati.

Anzi, se ti difendi va ancora a finire che passi dalla parte del torto. Eh già!! Che schifo di paese!

Nessun problema: poiché ci si trova nella paradossale situazione in cui i ruoli di carnefice e vittima vengono ribaltati, il legislatore si è altresì premurato di escludere il risarcimento per il danno che “il ladro” dovesse riportare a seguito della reazione della vittima; ed un mero equo compenso nel caso in cui la tale reazione sia stata colposamente eccessiva.

E poi devo anche pagare l’avvocato!!!

Risolto anche questo: colui che venga archiviato o prosciolto per un fatto commesso in situazioni di legittima difesa non dovrà pagare il proprio difensore, il cui onorario sarà a carico dello Stato.

Lui ruba e il processo lo fanno a me!!!

Ma neanche per sogno: per espressa previsione legislativa l’eventuale processo a carico della vittima reattiva dovrà viaggiare più speditamente degli altri affinché l’imputato non subisca il fastidio del giudizio troppo a lungo.

Il cittadino è servito: può sparare “sempre”, non risarcirà se gli scappa la mano, non pagherà l’avvocato e l’eventuale processo sarà breve. Purtroppo o per fortuna non è così.

In primo luogo si tratta di un intervento che lascerà poco segno di sé tra norme pleonastiche ed altre, prima fra tutte quella che prevede una quasi equiparazione tra la vita ed i beni materiali, che verranno sottoposte ad interpretazione costituzionalmente orientata oppure dichiarate illegittime.

Inoltre la novella rappresenta l’ennesimo esempio di legislazione emotiva, slegata dai dati e che non risolve i problemi concreti.

Un marziano che piombi in Italia e legga di questa riforma può pensare che vi sia una vera e propria emergenza in atto, un fenomeno particolarmente offensivo e dilagante. Furti e rapine in aumento vertiginoso. E invece si registra il fenomeno contrario. Secondo la relazione presentata dal Ministro dell’Interno al Parlamento (con le statistiche elaborate dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale), nel biennio antecedente al suo insediamento vi è stato un generale decremento dei reati, con particolare e paradossale riferimento a rapine (-7,15%) e furti (-6,01%).

Vi è stato pertanto uno sforzo legislativo propagandato come emergenziale e che invece di emergenziale non ha nulla. Anzi, siamo di fronte alla tendenza opposta. Una tendenza che, peraltro è storica. La bandiera della sicurezza sventola solo sospinta dal vento della propaganda poiché, per dirla con Steven Pinker (scienziato cognitivo docente ad Harvard) stiamo vivendo “l’era più pacifica della nostra storia”. Egli ha scritto un saggio, “Il declino della violenza”, nel quale spiega che addirittura i due conflitti mondiali sono stati meno impattanti di quanto non lo siano state le antiche battaglie tribali nell’anarchia che precedette le prime società agricole organizzate. Il dato è molto rilevante per comprendere che tanto più i conflitti vengono privatizzati, tanto maggiore è il grado di insicurezza. Facilissimo a tal proposito citare il caso degli Stati Uniti dove la difesa “in proprio” della proprietà privata produce lesioni ed omicidi a multipli (in percentuale) rispetto alla sicurissima Italia. La vera sicurezza passa evidentemente attraverso la centralizzazione della tutela attraverso il monopolio dell’uso della forza in capo ad uno Stato democratico (ovviamente). Quando viene meno questo centralismo, quando si appalta ai cittadini, lì nasce la violenza e, con essa, l’insicurezza. Questo ci dice la storia. Perché allora il legislatore appare così irrazionale quando individua le priorità? Alcune statistiche possono far riflettere.

Infatti, se è vero che i reati sono diminuiti, è anche vero che questi sono commessi in modo enormemente superiore dagli stranieri. È un’altra costante, e valsa anche per noi quando eravamo noi ad emigrare, ma bisogna prendere atto della seguente circostanza: la popolazione straniera rappresenta solo l’8,51% del totale, ma riesce a produrre il 43% dei furti ed il 37,28% delle rapine nel loro complesso. Se questo fatto impone certamente di approcciarsi al fenomeno migratorio in modo serio e senza negare il problema, essa si presta anche ad affermare che, senza alcuna ragione, il delitto d’importazione, per così dire, si accetta di meno. La devianza straniera, a parità di offensività, nella coscienza media delle persone pesa di più, è più grave. Ecco una delle ragioni dell’emergenzialità fasulla sul tema della sicurezza. L’appeal politico della riforma sta in gran parte qui. Un appeal corroborato dal registro emotivo che spesso la stampa assume come propria poetica. Chi non ricorda lo straordinario Volentè in “Sbatti il mostro in prima pagina”. Il direttore faceva sostituire all’apprendista Roveda le parole “disperato e disoccupato” con la più sintetica “immigrato”. Ma non è solo il linguaggio il problema, è anche la selezione delle notizie. Un esempio: le nostre carceri traboccano e traboccano perché ogni giorno le forze di polizia e la Magistratura, pur nella cronica carenza di risorse, arrestano e condannano. Ogni tanto, pochissimo, qualcuno esce per scadenza termini, o viene rilasciato per carenza di prove. Ma solo l’unicum passa in prima pagina, facendo apparire la Giustizia un colabrodo ed il nostro sistema come buonista, il che non è. Così come, per stare al tema, non appare mai la notizia delle archiviazioni o assoluzioni per legittima difesa, mentre si dà risalto ai rari casi contrari.

Al netto delle percezioni dei singoli e delle aberrazioni mediatiche, la realtà è questa: reati contro la persona o il patrimonio in diminuzione, ma nella maggior parte commessi da immigrati. Si rimane dunque perplessi di fronte ai due poli ideologici che si confrontano nell’agone politico: da un lato chi cavalca pericoli in naturale diminuzione, dall’altro chi nega alla radice il problema migratorio. I primi sull’onda del brutto che è in ognuno di noi, i secondi schiavi del politicamente corretto, un male grave tanto quanto il populismo.

La speranza è che la generale crisi, i cui morsi si fanno sempre più feroci, imponga prima o poi un razionalismo sovversivo.

Fabio Ghiberti

(avvocato penalista, membro dell’Osservatorio Corte Costituzionale presso l’Unione delle Camere Penali Italiane, membro del consiglio direttivo dell’Associazione Marianna)

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