Luiz Roberto Evangelista è una voce distante 9000 km, è un italiano del Brasile, un fisico teorico di professione, un letterato nel cuore. Il suo racconto sa di Brasile, ma anche di radici italiche, di incanto e di polvere: un viaggiatore colto che guarda alle strade del Sud America con gli occhi di un europeo, tra citazioni letterarie e storie di infanzia

Luiz Roberto Evangelista è professore ordinario di fisica teorica all’Università di Maringà (Paranà, Brasile).

Collabora con i più importanti centri di ricerca internazionali, ha pubblicato oltre centosessanta articoli scientifici e quattro libri di fisica, tuttavia i suoi interessi culturali vanno ben oltre: dalla filosofia alla musica, passando per la letteratura, come ben testimonia il suo libro Tempora sunt tria (I, II, III, Classi Edizioni 2017).

Professor Evangelista, Lei vive in un continente ai confini del mondo, mi piace pertanto iniziare con dei sapori lontani, e di ieri.

1 – Le strade e le auto della sua gioventù

Ho avuto una gioventù da ragazzo operaio; quindi, con pochissimo tempo per strade e viaggi. Ma un viaggio fondamentale l’ho fatto con mio padre, nel giorno del mio tredicesimo compleanno. Siamo andati in camion (un vecchio camion che faceva in media venti chilometri all’ora) per conoscere il mare. Il mare immenso e agitato di Ulisse. La strada – la maggior parte in montagna – mi è piaciuta di più del mare. I monti mi hanno colpito per sempre. Di recente, ho scritto una cronaca per raccontare a me stesso questa storia e la scoperta della montagna. Mi è venuto in mente un racconto di Borges, Utopía de un hombre que está cansado, che incomincia con le linee: No hay dos cerros iguales, pero en cualquier lugar de la tierra la llanura es una y la misma. Mi piace la diversità dei monti, gli abissi che essi nascondono.

La pianura, però, quando è deserta mi affascina comunque. Conclusione: io sono diviso per sempre, e non per caso: dalla parte di mia madre, vengo dalla pianura della Lombardia, vicino a Milano; dalla parte di mio padre, vengo dalla montagna del Molise, vicino a Campobasso.

2 – Ci sono differenze tra guidare in sud America e in Europa?

Sì, molte differenze. Guidare in sud America è un atto di fede. Le strade, come regola, non sono buone; la velocità è eccessiva, la segnalazione è precaria. Una barzelletta ci aiuta a capire il quanto sia rischioso guidare da queste parti. Sovente, sentiamo dire che noi, latinoamericani, rispettiamo molto il segnale. E, infatti, è vero: uno, prima di entrare in una delle nostre strade, si fa il segno della croce. È l’unico segnale che è rispettato!

3 – La sua strada del cuore

La strada della mia infanzia, quella che collega la nostra capitale, Curitiba, al mare. Però, come detto prima, mi piace il pezzo della montagna, prima di arrivare al mare. La strada si piega come un serpente attorno agli abissi. Il verde di foresta atlantica è esuberante e ci sono sempre i fiori. Si vedono, da lontano, le cascate di acqua fredda che si mostrano come un vestito da sposa. La stessa acqua delle cascate è ripresa dopo per mezzo della magia della natura e torna sulla foresta in forma di pioggia. È uno spettacolo.

4 – Viaggiare in auto da solo o con altri ?

A me piace guidare da solo, per le strade vuote, poco percorse, se posso. Questo vale anche per la vita, metaforicamente. È bella la compagnia, per discutere prima della partenza o dopo l’arrivo, ma non tanto durante il viaggio. Il silenzio è preferibile. C’è sempre qualcuno che cerca di dirci dove dobbiamo andare. Siccome probabilmente siamo destinati a un unico viaggio, non mi piace molto che mi dicano quando devo girare e in quale direzione andare!

5 – E dopo la curva improvvisamente…

Mi ritrovo per una selva oscura, aspettando, in ansia, di trovare Virgilio che mi spieghi come percorrere la tratta finale di questa strada, perché ormai sono vicino al suo termine e non credo bene di aver capito il percorso fin qui…

6 – Salga Prof Evangelista… , glielo ha mai detto un personaggio importante?

Il professor Tullio Regge quando era Deputato nel Parlamento Europeo mi ha dato un passaggio in macchina, da Torino a Pavia. Lui non poteva guidare e ha chiesto all’autista di andare veloce, perché eravamo in leggero ritardo (per colpa sua, evidentemente). Ha aggiunto: “non ti preoccupare perché questo qua (che ero io) è brasiliano, abituato alle altissime velocità; sono tutti Fittipaldi!”. Non era vero, mi son spaventato, ma non ho osato dire nulla. Abbiamo parlato di altro durante il viaggio. E siamo arrivati sani e in perfetto orario, di modo che lui ha potuto fare la cerimonia di apertura di un convegno di fisica teorica.

7 – Un’ immagine, una riflessione, che ci fa capire l’auto e il Brasile, il rapporto dei brasiliani con l’automobile

Il brasiliano tipicamente va matto per l’automobile. È una malattia quasi inguaribile come il calcio. I limiti di velocità nelle strade non sono mai rispettati. Sabato si vedono le persone che puliscono le macchine (usando anche acqua trattata, il che è uno spreco) nei cortili e nei marciapiedi di casa loro. Molti preferiscono preferisce avere una macchina potente, bella, grande, pagando un finanziamento a rate, che avere una casa oppure pagare una buona scuola ai figli. La macchina costa troppo in Brasile. Le tasse sono altissime, ma la gente non si lamenta. Meglio, si lamenta, ma le compra comunque! Oltre a quest’amore per la macchina, simbolo di status e potere, esiste un lato bruttissimo. Quando un brasiliano guida, sia per le vie della città che per le autostrade, si sente un dio e diventa pericolosissimo.

Ogni anno muoiono circa 50 mila persone nelle strade brasiliane. Il brasiliano guida malissimo, non rispetta le regole e fa tutto quello che non deve. In più, diventa molto arrabbiato quando è sorpassato da una macchina più veloce. Deve essere lui (le donne di meno) il signore della strada! Un disastro!

7 bis – Meglio la strada dallo specchietto retrovisore o quella davanti a lei?

Sempre quella davanti perché non possiamo vivere prostrati. Lo specchietto ci serve per dare un’idea di quanto abbiamo già percorso, ma se lo guardiamo per troppo tempo c’è sempre il rischio di una collisione. È vero, lo specchietto ci fa venire la saudade, che ha la sua dolcezza. La memoria è la grande tentazione dell’uomo. Mi viene in mente Nietzsche quando dice che gli animali non abbiano una memoria come la nostra e che questa è forse la grande differenza nostra rispetto a loro. Ma anche l’aspettativa ci fa diversi ed è importante perché non siamo mai preparati per l’incerto, che ci attira. L’uomo è un essere al futuro, e si trova strada facendo. Il futuro richiede attenzione. Attenzione, a sua volta, presuppone che i giorni futuri valgono la pena. Miles to go before I sleep, diceva il poeta Robert Frost

Eraldo Mussa