Qual è l’origine del Museo Egizio di Torino, il più importante al mondo dopo quello del Cairo?

Il sottotitolo dell’interessante volume di Giorgio Caponetti dedicato a Bernardino Drovetti, “L’avventurosa vita del collezionista alle origini del Museo Egizio di Torino” (Ed. UTET), ci svela l’arcano. Ma non solo. Ci offre un quadro storico della vita di questo straordinario personaggio e della sua epoca.

Arruolato nella Legion italique

Bernardino Drovetti, originario di Barbania, un piccolo paese del Piemonte, nel Canavese, nacque nel 1776, in una agiata famiglia in quanto il padre era un notaio. Pur avendo studiato giurisprudenza a Torino, anziché seguire le orme paterne e la tranquilla vita di provincia, affascinato dagli ideali della Rivoluzione Francese e poi da Napoleone, decise, nel 1797, di arruolarsi nel suo esercito, nella “Legion italique”.

Viceconsole ad Alessandria d’Egitto

Dopo aver partecipato ad alcune battaglie, tra le quali quella di Marengo ove perse due dita di una mano, ecco l’occasione della vita. Quando Napoleone decise di conquistare l’Egitto, Drovetti, nel 1802, venne nominato “sottocommissario alle relazioni commerciali”, cioè viceconsole con sede ad Alessandria d’Egitto. Il primo impatto con questa illustre città, ormai decaduta rispetto ai fasti antichi, fù drammatico per Drovetti. Povertà e miseria dappertutto; le malattie e la sporcizia; le difficoltà di una lingua sconosciuta furono i primi gravi problemi.

Nessun segno della potente e colta città che era stata una delle capitali del mondo antico.
Eppure, nonostante le molte difficoltà di vario tipo, grazie alla voglia di scoprire quel mondo sconosciuto, Drovetti, con l’aiuto di alcuni intellettuali francesi che avevano seguito la campagna militare di Napoleone (i c.d. “savants”), iniziò le esplorazioni, dapprima nei dintorni di Alessandria e poi, spingendosi sempre più in là, verso l’interno dell’Egitto.

Esplorazioni e scoperte uniche

Iniziò così una delle avventure più fantastiche che si potessero immaginare e cioè la scoperta di piramidi, tombe, statue, rimaste per millenni seppellite nella sabbia del deserto.
Parallelamente all’attività di scavo Drovetti iniziò quella di collezionista, dapprima di piccoli oggetti trovati nelle tombe, in particolare gioielli e scarabei e, successivamente, anche di statue di rilevanti dimensioni. Era una sua collezione privata che egli conservò in magazzini dapprima al Cairo, poi ad Alessandria e, infine, a Livorno, ove egli fece trasportare la maggior parte degli oggetti.

Oltre 8 mila pezzi per iniziare

Negli anni successivi, visto l’interesse dei francesi e del Re di Sardegna per tali oggetti, Drovetti decise di vendere ad essi buona parte della sua straordinaria collezione. Ben 8228 pezzi andarono a Torino e 4.000 circa a Parigi. Proprio grazie a Drovetti, ritornato dall’Egitto, molti anni dopo, e ritiratosi a vita privata godendosi i frutti del suo lavoro, se oggi vi è a Torino un museo di reperti egizi di fama mondiale. Un museo che ha accresciuto, negli ultimi anni, gli spazi espositivi ed il livello di accoglienza dei visitatori, proprio per permetter loro di meglio comprendere l’importanza della civiltà egizia.

Alessandro Re

 

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