Come si sono evolute le moderne Biancaneve e Cenerentola delle nostre favole? L’indipendenza economica è diventato un mantra anche per loro. Ovvero sono rimaste a sognare il principe azzurro che risolva tutti i loro problemi?

Senza l’indipendenza economica, come ben osservato dalla scrittrice Isabel Allende nel suo ultimo romanzo Violeta, non ci può essere il femminismo. Ma essendo l’indipendenza economica correlata al lavoro, non si può parlare di indipendenza senza considerare l’attuale situazione dell’occupazione femminile.

Il Museo del Risparmio di Torino, in un recente webinar, ha cercato di illustrare il punto della situazione attuale, invitando ospiti che hanno esposto i loro studi. Daniela Del Boca (professoressa di Economia politica all’Università di Torino) ha illustrato la sua interessante ricerca dal titolo “Donna e Lavoro”, derivata dall’intervista di un campione di 1250 donne lavoratrici.

La ricerca è iniziata nel luglio 2019 e proseguita, con particolare riferimento alle due ondate della pandemia nel febbraio e nel novembre 2020. La ricerca mette a fuoco come il lavoro da casa (smart working) ha inciso sul lavoro familiare, in particolare su quello delle donne.

Cenerentola resta ancora senza scarpetta

Il nostro Paese parte da una situazione di svantaggio rispetto agli altri Paesi europei, avendo, da ormai 30 anni, un tasso di occupazione femminile del 48%. Superiore soltanto alla Grecia e a Malta. La recessione dovuta alla pandemia è stata diversa da quelle del passato, nelle quali, incidendo per lo più nella forza lavoro del settore manifatturiero, ha riguardato soprattutto gli uomini.

L’attuale crisi, relativa a chiusure di attività economiche disposte dai governi (come i settori alberghiero, ristorazione, terziario) ha inciso in misura maggiore nell’occupazione femminile. Non a caso negli Usa e nel Regno Unito si è coniato il termine “she-cession” per definire il fenomeno.

A conclusione della fase più acuta della pandemia, la ricerca ha evidenziato che il recupero dei posti di lavoro per gli uomini è stato maggiore che per le donne (57% contro il 36%). Ma il dato forse più preoccupante è l’aumento del tasso di inattività delle donne nel periodo febbraio 2020 – settembre 2021. Lee donne non lavorano perché hanno perso il posto di lavoro, ma anche perché neppure lo cercano!

Cenerentola lavoro molto di più a casa

La modalità di lavoro da casa, per entrambi i sessi, sarebbe stata una grande opportunità per riequilibrare il lavoro domestico e di cura dei figli nelle famiglie. Ma ciò non è avvenuto, né in Italia né in altri Paesi europei. La ricerca ha evidenziato come nella prima ondata (che corrisponde alla fase più acuta della pandemia) il lavoro non in presenza è aumentato per entrambi i sessi.

Il carico del lavoro familiare è cresciuto di più per le donne

Si è passati, infatti, dalle 4,2 ore giornaliere di ante pandemia alle 6 ore (dovuto alla chiusura delle scuole e al mancato aiuto dei nonni), mentre per gli uomini è salito a 3,9 ore (dalle 2,6 ore pre pandemia). Nella seconda ondata, meno intensa, si è in parte recuperato – diminuendo a 4,9 ore per le donne e 2,9 per gli uomini – ma senza tornare al dato inferiore precedente.

E’ interessante notare, inoltre, che per gli uomini l’incidenza del tempo dedicato alla casa e alla famiglia dipende dalla modalità di lavoro della donna. Ma non viceversa. Ciò significa che il carico di lavoro familiare per la donna dipende dalla propria modalità di lavoro (presenza in ufficio o smart) ma non da quella del partner.

Ma anche il marito aiuta di più…

Quale è, invece, il dato positivo evidenziato dalla ricerca? Lavorando da casa anche gli uomini si sono occupati un po’ di più dei figli rispetto al passato, seppur si sia persa l’occasione di riequilibrare in maniera più incisiva i ruoli di donne e uomini nei carichi di lavoro familiare.

Altro dato positivo, diffuso dai mezzi di informazione, è quello recentissimo, (aggiornato a fine gennaio del corrente anno), che ha registrato un leggero aumento dell’occupazione femminile, attestatasi ora intorno al 50%.

Per il futuro cosa si può fare? Incrementare i servizi per l’infanzia con l’aumento degli asili nido e del tempo pieno nella scuola elementare (nel 2026 il progetto europeo prevede di far aumentare l’occupazione femminile del 4%). Ma soprattutto sarebbe necessario un cambio culturale che porti a declinare il concetto di cura non solo al femminile!

Virtuoso l’esempio della Spagna che ha parificato il congedo per paternità e maternità, obbligatorio e non cedibile, in 16 settimane sia per i papà che per le mamme. Questo porterebbe, secondo le ricerche, non solo ad un potenziale aumento dell’occupazione femminile, ma anche ad un maggiore benessere dei figli.

L’autonomia non si apprende né si insegna, cresce con noi

Anche la psicologia insegna qualcosa sull’argomento. L’autonomia, di qualunque genere, non si apprende né si insegna ma è un procedimento che si dipana dalla nostra nascita alla nostra crescita come individui. Laddove a piccoli passi raggiungiamo l’autonomia da nostra madre. I genitori hanno un ruolo importante in questo processo, che può favorire ovvero ostacolare l’indipendenza dei figli.

Anche il contesto ambientale è importante per il raggiungimento dell’ autonomia economica. Non si dimentichi che grandi conquiste giuridico – sociali sono state raggiunte relativamente da poco. Le leggi sul divorzio e sull’aborto risalgono agli anni 70 del secolo scorso. Il delitto d’onore è stato abolito nel 1981 e lo stupro è divenuto reato contro la persona e non più contro la morale solamente nel 1996.

Recentissima, nel 2018, l’elezione della prima donna a Presidente del Senato (non ancora seguita, nei giorni scorsi, dall’elezione della prima donna a Presidente della Repubblica). Questo fa riflettere parecchio sulle diversità di genere, con riflessi sull’indipendenza economica delle donne, a sua volta correlata all’occupazione femminile.

Strettamente collegato all’indipendenza economica è il tema della violenza economica, purtroppo un dato costante della violenza familiare, talvolta sconfinante nella violenza anche fisica. La violenza economica è stata riconosciuta, a livello normativo, dall’art. 3 della Convenzione di Istanbul del 2011 sulla prevenzione della violenza di genere e domestica.

Oggi Cenerentola non accetta più la violenza economica

Non sottoscritta dalla Turchia l’articolo elenca qualsiasi forma di violenza sulle donne, che generi danni o sofferenza di natura fisica, sessuale, psicologica o economica. In una società globale, quale la nostra, non si può non tener conto delle situazioni problematiche delle donne perlopiù immigrate.

Il compagno/marito, come ricordato dall’Associazione interculturale Alma Terra, pone in essere la violenza economica (nei confronti di donne non economicamente indipendenti) per lo più nel momento della separazione. Separazioni spesso dovuto alla nascita di altre relazioni sentimentali nei Paesi di origine o comunque nei Paesi esteri nei quali i mariti si recano per lavoro.

La violenza economica dell’uomo nei confronti della donna, può anche concretizzarsi in una negazione degli alimenti. Ovvero in una negazione dei contatti telefonici con i parenti e amici nei Paesi di origine, oppure il mancato pagamento dell’affitto o del mutuo nel momento in cui lasciano l’abitazione. Un fenomeno che forse non si immagina esista.

Anche l’uomo italiano sposato con donne straniere (perlopiù provenienti da Paesi poveri dell’Africa o del sud America) tende a comportarsi come un marito – padrone. La violenza economica, che, ricordiamo ancora una volta, va a braccetto con la mancanza di indipendenza economica. Una modalità tipica di queste coppie miste, come ricordato dall’Associazione che si occupa di donne in difficoltà.

Un esempio che lascia una speranza per la sempre maggiore l’indipendenza economica delle donne in un prossimo futuro ce la offre il genio creativo della Walt Disney. Nella nuova versione della bella storia d’amore della moderna Cenerentola, che non vuole diventare una principessa, ma aprire un atelier di moda per essere economicamente indipendente.

E il principe azzurro rinuncia al trono per seguirla. Un sogno che speriamo si avveri non solo nel mondo delle fiabe.

Liliana Perrone

Immagine tratta da Youtube