È tempo di mettere via le calzature da trekking. Fuori scarponi e scarpe da fondo. Per gli appassionati di montagna è iniziata la stagione della neve. Già da novembre iniziano a scrutare il cielo, annusano l’aria “C’è profumo di neve” si collegano alle webcam posizionate sulle piste e digitano in modo compulsivo i vari siti di previsioni meteo. Non solo quelli italiani. MeteoSwiss, l’app che io stesso ho scaricato sul cellulare, ha fama di essere una delle migliori. Precisione svizzera. Meritata. Dalle città in pianura, nelle giornate più terse, guardano le montagne, ne controllano la copertura bianca, si preoccupano se ricompare qualche macchia di grigio.

Quest’anno la stagione sembra essere partita bene

Prima un po’ di pioggia, per fortuna senza particolari disastri, poi le temperature che scendono. E le prime nevicate, con un po’ in ritardo, arrivano. Gli amici in città seguono con interesse l’evoluzione del tempo, quelli in montagna, che di neve vivono, ancora di più. “Ci sarà già il fondo, la neve è assestata?” “Le temperature sono scese, hanno potuto sparare?” Cannoni da neve, ovviamente. Ma in un anno come il 2022, con la feroce siccità estiva e l’impennata dei costi dell’energia, l’accensione dei cannoni per la neve artificiale appare a molti anacronistica, per non dire folle. Su queste pagine ho già toccato il tema del futuro della montagna e voglio evitare di ripetermi. Il problema però si pone con forza, così come le riflessioni su una riconversione sostenibile. Il rischio è che il luna park, quello dello sci da discesa in pista, un giorno vicino o lontano sia destinato a chiudere.

La scaramanzia bianca impera come ogni anno

Nel frattempo nei negozi specializzati si ammassano le folle e si allungano i tempi d’attesa. Attività frenetica. Chi aggiorna l’attrezzatura, chi si accontenta di sistemare lamine e solette oppure di pulire le pelli e rimettere la colla. L’ultimo modello di giacca, lo scarpone più leggero e performante. Sempre all’ultimo momento, vicino alle feste, come se farlo con troppo anticipo potesse avere ricadute nefaste sulla stagione. Scaramanzia bianca.
Per chi pratica lo sci fuori pista è tempo di rispolverare anche l’attrezzatura di sicurezza, la triade pala, sonda e artva, l’apparecchio di ricerca per la rapida localizzazione di sepolti in valanga.

Controllare che tutto funzioni, ripassare le procedure di soccorso. E dedicare almeno una giornata all’esercizio pratico perché nel caso di incidente la velocità è tutto. Le statistiche segnalano che, in assenza di gravi traumi, la fase della sopravvivenza dura solo 18 minuti. Oltre il 90% di probabilità. 18 minuti per salvare una vita. Un attimo. “Che dice il bollettino valanghe?” è la domanda ricorrente di ogni fine settimana. Informazione doverosa.

E poi la neve arriva anche in città

I fiocchi scendono e con gli amici dello Ski Club Torino, gloriosa associazione fondata nel 1901, ci ritroviamo in serata ai piedi della collina torinese. Neppure il miglior direttore artistico avrebbe potuto pensare un evento così ben combinato. Risaliamo i sentieri che conducono al Monte dei Cappuccini. Che gioia calpestare la neve, solo pochi centimetri piuttosto umidi che trasformano però il paesaggio cittadino in una splendida cartolina natalizia (e mandano in tilt il traffico). Passeggiata breve, qualche palla che vola e brindisi augurale con vista sulla città dall’alto del Museo della Montagna, ambiente ricco di storia e testimonianze di grandi imprese. Nella sala che ci ospita sono esposti gli sci ottocenteschi, in legno di frassino, di Adolfo Kind, considerato il “pioniere“ dello sci in Italia e tra i soci fondatori del club torinese.

Giovani e meno giovani uniti da panettone e prosecco

Si chiacchiera delle gite in programma. Soprattutto è palpabile la voglia di powder, la neve fresca e soffice che tutti gli appassionati sognano. Per la quale sono disposti a partire all’alba e con temperature di molto sotto lo zero. Il mito della prima traccia, la prima discesa su pendio vergine. Nell’attesa ci godiamo la neve in città. Bianco Natale. E non è cinema né pubblicità.

Alfredo Valz Gris

Alfredo Valz Gris

Biellese dalle radici walser, laurea in economia, oltre trent’anni di attività nella comunicazione. Alla passione per montagna e outdoor abbina l’interesse per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda...

Discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *