Il Museo del Risparmio di Torino ha di recente organizzato, necessariamente on line, un interessante convegno sul rapporto problematico delle donne con la gestione del denaro, coinvolgendo anche gli esponenti di vertice dell’Inps, in particolare per l’aspetto della parità economica di genere, considerato l’impatto che tale argomento può avere sul futuro del Paese. Anche al recentissimo forum economico mondiale di Davos, anch’esso per la prima volta quest’anno on line, è stato affrontato l’argomento della parità di genere, nella prospettiva della ripresa.

La relazione della curatrice del Museo, Giovanna Paladino, ha evidenziato l’importanza di parlare di ciò, posto che se in media soltanto un adulto su tre risulta essere finanziariamente alfabetizzato, per il genere femminile soltanto poco più di una su quattro risulta esserlo. Parlare di denaro genera ansia e normalmente gli si attribuisce un valore morale che non ha. E’ solo un mezzo per raggiungere degli obiettivi e il valore morale si ha solo nel suo tipo di utilizzo.

Un’indagine effettuata dal Museo del Risparmio – Episteme nello scorso settembre ha evidenziato risultati già conosciuti: le donne si occupano principalmente (70%) di lavori domestici, di accudire figli e anziani, dei conti quotidiani della casa, mentre gli uomini si occupano prevalentemente (61%) di riparazioni della casa, di commissioni all’esterno, di decisioni di investimento. La stragrande maggioranza delle donne (ben il 72%), forse per retaggi culturali, dichiara che tale ripartizione dei compiti non crea problemi. Tra la categoria delle casalinghe il 29% ha dichiarato che il rimanere a casa è stata una scelta volontaria e il 40% di esse non cercherà lavoro neppure dopo il periodo del Covid. Soltanto il 7,5% delle casalinghe ha perso involontariamente il lavoro mentre il 13,7% ha rinunciato al lavoro in quanto qualcuno della famiglia doveva occuparsi della casa.

Una categoria a parte sono le giovani donne istruite – definite le sprinter – che hanno capacità di sopportazione e di reazione particolari di fronte alla pandemia: il 62% di loro ha un conto corrente personale e il 55% lo gestisce in pandemia ( percentuale molto vicina al 55% degli uomini). Tra esse ben l il 62% guadagna in maniera uguale o superiore al partner, contro l’ 83% degli uomini. Nonostante le fortunate “sprinter risparmino di più e richiedano più spesso mutui ( confermano così’ la loro più marcata progettualità), anche loro investono poco, come la maggioranza delle altre donne.

Ciò detto, Il primo mantra può essere è quello dell’indipendenza economica, talvolta, purtroppo, correlata alla violenza psicologica e fisica. L’indagine Museo del risparmio– Episteme di un anno fa ha evidenziato che solo il 37% delle donne si dichiara indipendente, contro il 64% degli uomini (le donne indipendenti salgono poi al 46% se hanno più di 45 anni mentre scendono al 34% se hanno meno di 45 anni). La percentuale si alza al 50% per le laureate, ma scende al 28% nel Mezzogiorno. Ben il 60% delle donne dichiara che il proprio tenore di vita dipende dal quello del partner, contro il solo 40% degli uomini. Le donne in Europa sono più istruite degli uomini, con una media del 34% contro il 29% degli uomini. In Italia la percentuale scende al 22,4% contro il 16,8% dei maschi, ma il tasso di occupazione è del solo 49% contro la media in EU del 63%. Inoltre, un’altra caratteristica lavorativa delle donne è quella di scegliere il part time: il 32,9% delle donne (il 29,9% della media in EU) contro il solo 8,2% degli uomini. Questa scelta, con ovvie conseguenze sulla futura rendita pensionistica, è motivata quasi totalmente da motivi di cura della famiglia, mentre gli uomini scelgono il part time quasi esclusivamente per curare i propri interessi, sportivi, professionali, personali. Un dato positivo in Italia riguarda il gender pay gap ( differenza di retribuzione) che è solo del 5% – grazie alla contrattazione collettiva – contro il 15% della media in EU, ma mentre in Europa solo una donna su tre è manager, in Italia soltanto una donna su 3,4 lo è.

Il secondo mantra che viene suggerito è quello di non delegare le scelte finanziare. Il 60% delle donne tende a delegare le scelte di investimento importanti al partner, occupandosi invece quasi in via esclusiva delle sole spese quotidiane. Il motivo principale di ciò viene individuato nella mancanza di dimestichezza con il mondo finanziario (60%) mancanza di interesse (15%) e mancanza di tempo ( 10%). La presenza della laurea riduce la tendenza a delegare le scelte.

Terzo mantra, molto importante, quello di evitare le trappole mentali. Razionalità e intelligenza talvolta non coincidono, essendo la conoscenza dei principi economici talvolta non sufficiente ad un’accurata gestione dei soldi. Oltre alla preparazione finanziaria è necessaria la preparazione psicologica, in quando entrano in gioco anche meccanismi psicologici. Le donne non amano il rischio, essendo per lo più visto come una minaccia, mentre per gli uomini è spesso un opportunità. Le donne tendono a vedere in maniera più traumatica le perdite finanziarie, soffrendone, mentre tendono a gioire di meno degli uomini per i guadagni. Ben il 54% delle donne risparmiatrici non investe il proprio denaro lasciandolo inattivo sul conto per timore del rischio, contro il solo 34% degli uomini. Le donne tendono anche a soffrire di un problema di autostima: under – confidence contrapposto a quello di over – confidence dell’universo maschile. Gli uomini tendono a sentirsi leoni ( anche se sono solo gatti), mentre le donne tendono a sentirsi gatti ( sebbene siano leoni). Questo incide immancabilmente sulle scelte finanziarie. Nella combinazione dei questionari è emerso che le donne, se non sono certe al 100% della risposta, scelgono l’opzione “non so”. Nell’universo femminile si tende a preferire un modesto vantaggio nel presente (l’uovo subito), anziché una significativa gratificazione nel futuro (la gallina domani). Mentre nel passato era comune per le nostre nonne tenere i conti dell’entrate e delle uscite familiari, un’indagine della Consob ha evidenziato che ora meno il 25% degli italiani – uomini e donne- ha l’abitudine di pianificare e verificare gli obiettivi e che di questi solo il 13% rispetta il budget. La ragione di ciò pare sia da intravedere nell’ansia finanziaria che crea la gestione del denaro.

Quali consigli pratici possono essere dati, in sintesi? Non delegare totalmente al partner la gestione dei soldi (delegare magari altre incombenze domestiche nelle quali gli uomini sono bravi come lo sono le donne), avere un orizzonte di lungo termine nelle proprie scelte finanziarie (soprattutto ora con il radicamento del sistema pensionistico contributivo e non più retributivo) e imparare a non evitare totalmente il rischio finanziario, ma imparare a gestirlo in maniera appropriata ricordando il detto di saggezza popolare, sempre attuale, secondo il quale: “chi non risiga non rosiga”.

Le ricerche effettuate dall’Inps, esposte dal Direttore generale Gabriella di Michele, hanno evidenziato dati statistici molto interessanti e significativi ai fini di stabilire lo sbilanciamento economico tra i generi, attraverso l’uso di sintesi di 31 indicatori particolarmente importanti (quali lavoro, denaro, conoscenza, salute, tempo, potere decisionale e altri). Per quanto riguarda la parità dei generi, purtroppo l’Italia è al di sotto della media europea!

Nello specifico, tra i Paesi Ocse, l’Italia è risultata uno dei Paesi con peggiori indicatori di occupazione femminile e di fertilità. Da oltre 40 anni nel nostro Paese è in calo costante la maternità e oltre l’80% delle maternità fruite sono relative a lavoratrici a tempo indeterminato ( la precarietà non aiuta certo la maternità!). Inoltre, la maternità influisce sul reddito delle lavoratrici non solo nell’immediato, essendo anche dopo 15 anni, mediamente, lo stipendio inferiore di ben € 5.700 , con 11 settimane in meno lavorate e con una percentuale quasi tripla di donne con figli nei contratti di lavoro a part time. Il dato positivo, in controtendenza con il tasso di fertilità, è il netto aumento dei congedi parentali paterni, più che duplicati nel quinquennio 2013 -2018. Questo dato, ovviamente, influisce positivamente sull’occupazione delle donne con figli. Un ultimo dato “stravagante” evidenziato da un’analisi del FMI: se cresce il PIL cresce anche la diseguaglianza di genere, e non il contrario, come si potrebbe immaginare. Al recentissimo forum economico di Davos, nell’ambito della parità di genere, una ministra degli esteri europea ha sostenuto che siamo in una situazione di “recessione”per le donne, che hanno da sempre un lavoro meno sicuro e più precario.

Si può concludere ricordando una nota frase di Rita Levi Montalcini, riferita all’universo femminile: ”Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente, hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale della società”.

Liliana Perrone

Discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *