Come forse i lettori hanno notato, ho evitato di entrare nel dibattito politico, con le relative polemiche che sempre si accendono prima delle elezioni. Pur rispettando la massima libertà di espressione, che caratterizza la nostra testata (personalmente, sono allergico a qualsiasi tipo di censura), ho invitato gli autori a evitare di dare endorsement a specifici partiti o schieramenti, anche se, naturalmente, gli interventi pubblicati possono fare trasparire simpatie verso una visione politica o verso un’altra.

Editoriale prima delle elezioni

Anche in questo ultimo editoriale pre elettorale, mantengo fermamente questa linea.
Ci sono però tre punti che, intendo affrontare. Dei primi due se n’è parlato nel mio precedente editoriale, con uno dei giornalisti più attenti alla “politica”, Angelo Maria Perrino, fondatore e direttore di Affaritaliani, il primo giornale on line italiano. Si tratta del fenomeno dell’astensione e del dilemma “governo tecnico o governo politico?”.

Sul primo punto, alle considerazioni di Perrino, aggiungo che, secondo me, ad allontanare la gente dalla politica è anche la mancanza di comprensione dell’attuale stato di emergenza. Un esempio. A livello di energia, gli italiani sono letteralmente “alla canna del gas”. Le bollette sono divenute insostenibili per famiglie e imprese. Oggi, non domani. Bene, su cosa si concentra gran parte del dibattito politico? Sull’opportunità di aprire al nucleare. Non ho le competenze per entrare nel dibattito “Nucleare Si, Nucleare no”. So però che dalla fase di progettazione di una centrale a quella di messa in opera passano circa 15 anni.

Lo spinoso tema del “nucleare”

Se consideriamo che la progettazione va preceduta dalla sua approvazione e che in Italia (scusate il luogo comune), i tempi tendono a dilatarsi, l’eventuale utilizzo delle centrali avverrebbe tra almeno 25 anni. Non nego assolutamente che il tema “nucleare” sia fondamentale per lo sviluppo di un Paese nel lungo periodo. Ma è irrilevante per risolvere i problemi di oggi.

Passando al secondo punto, “Governo tecnico o politico”, nonostante i consensi che Mario Draghi sembra avere (almeno sui media mainstream) e i prestigiosi riconoscimenti internazionali che gli piovono addosso (ultimo e recentissimo, il World statesman award), gli italiani, a sentire Perrino, che di queste cose ha il polso, hanno voglia di un governo politico, scelto dal Popolo. Da parte mia aggiungo che non ho mai ritenuto che il ministro della sanità dovesse essere un medico, quello dell’agricoltura un contadino (va be’ diciamo un laureato in agraria) e quello della difesa un militare.

La guerra è troppo importante per farla fare a un militare

Anzi “La guerra è troppo importante per farla fare a un militare”, conveniva Georges Clemenceau. Questa è solo una mia opinione. Sta di fatto, comunque che i più grandi (almeno nell’immaginario collettivo) leader mondiali degli ultimi 50 anni venissero dalla politica o, almeno, l’avessero frequentata a lungo. Penso a Ronald Reagan e Bill Clinton negli Stati Uniti, a Margareth Thatcher e Tony Blair nel Regno Unito, a François Mitterand in Francia, a Helmut Kohl, Gerhard Schröder e Angela Merkel in Germania, a Felipe Gonzales e José Maria Aznar in Spagna. Nessuno di questi, mi sembra, fosse nella sua vita precedente un banchiere, a differenza ad esempio, di Emmanuel Macron. Che, mi sembra con Roi François Mitterand, non può lontanamente reggere il confronto.

Ma il punto più importante è un altro: la povertà

Il dibattito politico sembra ignorare, o perlomeno trascurare, l’allarme povertà. Ricordiamo che oggi la percentuale di famiglie italiane in povertà assoluta è al suo livello massimo: oltre 7,5% del totale. Nel 2011 era del 5,2%, con un aumento, quindi, di circa il 45% in una decina d’anni. Ancora più drammatico appare il futuro, con (fonte:Eurostat) oltre un quarto della popolazione (25,2%) a rischio povertà (21,7% media Ue). Dati che non stupiscono. Se i prezzi (non solo quelli delle bollette) continuano ad aumentare e fare la spesa costa sempre di più, è evidente che un numero progressivamente crescente di italiani non c’è la fa.

Le mancette una tantum da 200€ o 150€ rischiano l’irrilevanza. In qualche modo, per evitare una catena di suicidi e/o di attacchi alla Reggia di Versailles bisognerebbe pensare a legare in qualche modo i redditi delle famiglie al costo della vita. Che, dopo anni di letargo, sta esplodendo. Ma la Politica sembra dare poco peso a questo che secondo me è il problema dei problemi. Nei Palazzi della politica non si sente ancora dire “se non possono comprare la carne, che comprino l’aragosta”. Ma, almeno concettualmente, non siamo lontani.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

Discussione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *