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Fare impresa, la vita di una donna in fabbrica

Mariacristina Gribaudi protagonista della serata organizzata da L'Incontro con la Fondazione Bellisario. Imprenditrice, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia e consigliera di H-Farm, le sue parole d'ordine sono: contaminazione, innovazione e necessità di "portare a bordo donne e giovani"

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Prima l’impresa, ma, soprattutto, prima le persone. L’appuntamento d’esordio per la serie “Impresa, First” della società editrice L’Incontro è un viaggio nella biografia di un’imprenditrice, di una “donna di fabbrica”, che racconta la sua impresa nella produzione, nell’arte e nella vita.

Mariacristina Gribaudi guida insieme al marito la Keyline, una delle aziende leader del mondo delle chiavi, è presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, è consigliere di amministrazione di H-Farm, è nata in Piemonte, ha la sede della sua società in Veneto e ha una visione che guarda al mondo.

E non è facile raccontare la vita di un’imprenditrice, meglio ascoltare una biografia dalla viva voce della protagonista, com’è accaduto martedì 4 dicembre, all’incontro che si è svolto al Collegio degli Artigianelli di Torino. Un’occasione resa possibile dalla Fondazione Bellisario e dalla referente piemontese Valeria Ferrero che ha introdotto la serata insieme all’amministratore delegato de L’Incontro Andrea Bairati.

Il punto di partenza per la discussione in sala è stato un libro, quello che Adriano Moraglio, giornalista del Sole 24 Ore, ha dedicato alla vita di Mariacristina Gribaudi. “Sono libri che raccontano gli imprenditori, ma che si trovano negli scaffali della narrativa”, ha premesso Moraglio, presentando la sua collana edita per Rubbettino.

Sì, alcune biografie sanno di romanzo e quella di Mariacristina Gribaudi non è esclusa, anzi.
“Se dovete immaginare la storia di questa imprenditrice, partite da quando lei era bambina e si trovava a Usseglio e giocava su un’altalena”, ha poi proseguito Moraglio.

Mariacristina Gribaudi è una donna che ha sempre bisogno di spingere più avanti la sua vita e andare oltre le sfide che le si pongono davanti. La conferma è arrivata direttamente da lei che ha raccontato la sua storia e ha analizzato la condizione nella quale oggi si trova l’impresa, l’Italia e l’economia nazionale.

Alcune sue parole d’ordine, come ha ammesso, non hanno a che vedere solo con la fabbrica, ma riguardano in senso lato tutta la contemporaneità.

“C’è bisogno di avere a bordo più donne e giovani” ha esordito Gribaudi. Una precisazione resa necessaria per il deficit di presenza femminile che si riscontra ancora oggi ai vertici dell’impresa. “Abbiamo ancora bisogno delle quote perché siamo in netta minoranza, ma sogno un mondo nel quale si parli solo di individui e non si guardi più al genere”, ha poi aggiunto.
Una serata con l’impresa first, al primo posto appunto, ma che ha sottolineato l’importanza delle contaminazioni, delle competenze e del ricambio necessari per far evolvere il mondo produttivo e non solo.
“Abbiamo bisogno di giovani e di tornare attrattivi per evitare che il patrimonio dei nostri giovani sia disperso all’estero. E se i nostri ragazzi e le nostre ragazze vogliono andare via, allora dobbiamo pensare di portarne qui dall’estero per aiutarci a innovare ed evolvere”, ha affermato.

Un approccio completamente orientato alla fusione dei mondi che emerge anche nella vita della sua azienda. “Una volta al mese blocchiamo la produzione e organizziamo una riunione con gli operai perché sono coloro che vivono la fabbrica tutti i giorni e possono aiutarci a far emergere aspetti che la direzione spesso non coglie. Noi da parte nostra, però abbiamo bisogno di aiutare loro a formarsi e a venire in contatto con esperienze culturali”. Perché, dice Gribaudi: “non esiste fabbrica senza cultura e non esiste cultura senza la fabbrica”.

La serata è stata anche occasione per una riflessione su Torino e sul suo approccio alle sfide del futuro. “Mettete le buone pratiche in rete, serve aprire e farsi conoscere perché questa città ha tante risorse ancora da esprimere”, ha concluso.
Un’esortazione, quindi, alla città e ai presenti a non perdere mai la spinta per andare oltre, un po’ più in alto, come sull’altalena quando si danno calci più forti all’aria per aumentare velocità e stacco da terra.

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Alessandro Cappai
Giornalista. Insegna giornalismo digitale al master in giornalismo “Giorgio Bocca” all’Università di Torino. È un orgoglioso iscritto dell’Online News Association. È stato speaker al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, al Festival Glocal di Verese e alla conference annuale dell’ONA (Washington, 2017).

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