La misteriosa morte di Aleksey Navalny ha creato in Occidente una forte ondata di sdegno. L’Incontro, come nella sua migliore tradizione, mette a confronto due opinioni tra loro contrastanti. Come sempre non esprimo la mia posizione personale, e ricordo che i contributi degli autori rappresentano il loro punto di vista e non coincidono con la linea della testata.

Milo Goj

 

L’attenzione sulla guerra di Gaza era diventata eccessiva. Troppo difficile per chiunque giustificare le violenze in corso. Per fortuna la provvidenziale (?) morte di Navalny ha stornato l’attenzione da una situazione diventata oltremodo imbarazzante per l’umanità intera e per noi occidentali in particolare. Ora, a chi vuole sentirsi rassicurato del fatto di vivere nel migliore dei mondi possibili, viene enfaticamente riproposto il nemico storico contro cui scagliarsi per sentirsi migliori. È legittimo il dubbio che tutto sia successo per caso. Ma è indiscutibile invece che il caso Navalny abbia riportato in prima pagina la necessità di aiuti militari contro la Russia, proprio ora che avanza in Ucraina, e per dimenticare Gaza.

Non servono gli esperti di comunicazione per rendersi conto di come i commenti dei maggiori media abbiano preceduto ogni informazione verificata. Come sia stato organizzato uno spettacolo a uso e consumo dell’opinione pubblica. Come i primi a parlare siano stati Stoltenberg (ma cosa c’entra?) e Zelensky dichiarando senz’ombra di dubbio che si trattava di un assassinio e il colpevole era Putbin. In seguito, quando richiesti sulla base di quali prove parlavano di assassinio, tutti hanno dichiarato in coro che la morte di Navalny la si doveva considerare un assassinio, non importa come fosse morto. Questa è stata la parola d’ordine ripetuta con la stessa costanza del ritornello dell’invasore e dell’aggredito per non parlare del ‘benealtrismo’ di ‘e allora l’attacco del 7 ottobre’?

I numerosi interventi di controinformazione, soprattutto online, presentano una narrazione del caso Navalny molto diversa e articolata. Non tutto quello che riportano è corretto e attendibile e alcuni di loro sono altrettanto propagandistici del mainstream media. Eppure, c’è una differenza sostanziale tra i contestatori e l’informazione ufficiale. I primi cercano di essere credibili portando dovizia di notizie, dati e informazioni. L’informazione ufficiale è invece monopolizzata dai commenti e dal tentativo di provocare emozioni russofobe individuando in Putin ‘il figlio di puttana’, come l’ha elegantemente definito Biden.I contestatori hanno bisogno di prove per essere creduti; all’informazione di massa bastano le emozioni. Allora, di chi ci fidiamo? Dove cerchiamo le informazioni?

Sui media del pensiero unico occidentale nessuno ha sentito il bisogno di esaminare lo sconcertante retroterra ideologico di Aleksej Navalny. Il cosiddetto maggiore oppositore di Putin (notizia falsa, un auspicio ma non la realtà) ha propugnato in passato posizioni esplicitamente razziste, xenofobe e addirittura naziste (notizie confermate da testi e video). È questo il personaggio a cui si appiglia l’occidente? In effetti, non sarebbe la prima volta. Non dimentichiamo che gli U.S. sostennero il colpo di Stato di Pinochet in Chile e numerosi altri sanguinari dittatori.

Il primo partito di opposizione a Russia Unita (di cui Putin è il leader) non è quello di Navalny, ma il Partito Comunista che contesta il Cremlino da sinistra. L’eroe Navalny era un estremista di destra sostenuto dai governi del ‘mondo libero’. Forse si è convertito, ma proviene dall’estrema destra. Si fa credere che Putin possa tutto e non abbia opposizione interna. Anche questa è una bugia: Putin è il leader di una grande e multiforme nazione. Il suo governo è basato su un ampio consenso popolare e su una politica di mediazione che coinvolge altri politici e alcuni oligarchi. Usa il pugno di ferro quando può e media quando deve. Non ripete l’(apparente) alternanza dei Paesi occidentali e naviga tra scandali, corruzione, limitazione delle libertà civili e qualche violenza… non più di quelle praticate in occidente.

Il blocco occidentale vuole sovvertire il governo russo per indebolire il potere geopolitico della Russia. Comprensibile, facciano pure, ma le bugie non le possiamo sopportare! Ci sono troppe incongruenze su Navalny: se era stato avvelenato, perché concedergli il visto per farsi curare a Berlino? Sarebbe un eroe per avere dimostrato il coraggio di rientrare in Russia a proseguire l’opposizione? O è stato costretto? O pagato? Di certo è che è stato condannato per reati finanziari connessi a fondi esteri. Si ripete che era stato relegato in Siberia dove le condizioni di vita sono impossibili, senza dire che in Siberia e oltre il Circolo polare artico ci vivono milioni di persone, nella Federazione Russa, ma anche in Finlandia, Svezia, Norvegia e Canada. Ma questo, dal punto di vista emotivo, fa colpo!

Può essere che sia stato perseguitato e fatto morire o addirittura avvelenato (di nuovo)? Le sue condizioni di prigionia non erano vessatorie. È stata persino ripresa la parola Gulag, ma la prigione in cui si trovava il dissidente non era un campo di lavoro e le sue condizioni erano controllate dai suoi avvocati e dai servizi occidentali… che potrebbero non essere assolutamente innocenti né per il primo avvelenamento né per la sua morte. Il colpevole lo si potrebbe trovare nell’opposizione interna a Putin da parte di qualche oligarca avversario. O chissà, magari è stato proprio un ictus o un infarto. Non lo verremo mai a sapere come non sappiamo bene cosa sia successo a Ustica, a Moro, a Palme, a Dreyfuss (volendo andare indietro nel tempo) e tanti altri casi che rimangono negli ‘arcana imperii’.

Di certo questa morte non gioca a favore di Putin. Sicuramente non gli conveniva uccidere Navalny adesso come non serviva uccidere Politkovskaya a suo tempo. Ci rendiamo conto invece di come la morte di Navalny sia sfruttata platealmente per attaccare un nemico che sta vincendo sul campo, per giustificare le spese militari, per stornare l’opinione pubblica da Gaza dove si stanno commettendo le peggiori atrocità mai viste da oltre ottant’anni. E questo è un fatto. Come diceva Goering: “Il popolo non vuole la guerra… (ma se ne ottiene il consenso) facendogli credere di essere minacciato”. E così si aumentano le spese militari e i militari acquistano sempre più peso nelle nostre grandi democrazie.

Corrado Poli

Corrado Poli

Corrado Poli, docente di geografia politica e urbana, editorialista e saggista

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