La questione dei diritti dei figli delle donne detenute è argomento certamente delicato che merita di essere trattato con equilibrio e sensibilità normativa laica e ampia. Sarebbe importante dedicare al tema un’approfondita riflessione che, partendo dal “richiamo” di Luigi Manconi, vada oltre, considerando questioni collaterali non di minor rilievo.

Questioni collaterali importanti

Devono tenersi in debito conto oltre, principalmente, alle problematiche riguardanti i diritti dei bambini, anche quelle relative alla responsabilità penale. Ma non solo. Anche quelle riguardanti la funzione giuridica della pena, quelle riferite al reinserimento del reo nell’ordine sociale, quelle relative al sostegno alla maternità e al corretto sviluppo psico-fisico del minore.

Trovare la giusta compensazione tra i diritti da tutelare

Trovare la giusta compensazione tra i vari interessi/diritti da tutelare nell’affrontare le problematiche de“gli innocenti assoluti” sarà un’opera da farmacista. La pronta calendarizzazione della proposta di legge in materia sarebbe certamente importante. I 27 bambini di età inferiore ai 3 anni – oggi reclusi con le proprie madri  – sono vittime innocenti da proteggere al meglio. Sarebbe preferibile quindi intervenire in prevenzione immaginando interventi a favore delle madri e delle famiglie in difficoltà così da contenere il più possibile i comportamenti penalmente rilevati, con conseguente carcerazione.

I cambiamenti della legge 62/2011

Vale la pena di precisare che la legge 62/2011 ha innalzato l’età dei bambini che possono vivere in carcere con le loro madri da 3 a 6 anni. Inoltre prevede la custodia in istituti ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per detenute Madri) e in case-famiglia protette (come alternative possibili alle sezioni Nido delle carceri femminili). Gli ICAM sono situati al di fuori degli istituti penitenziari e strutturati in modo da sembrare il meno possibile un carcere. L’ambiente è più familiare, il personale si sorveglianza non ha divise e ci sono educatori specializzati che si prendono cura delle madri e dei figli. I bambini, poi, possono trascorrere del tempo fuori dall’istituto in compagnia di familiari o volontari. Attualmente gli ICAM in Italia sono, però, solo 5.

Una “quasi” normalità

Le Case famiglia Protette, riservate alle donne che non presentano profili di pericolosità, sono strutture private, non penitenziarie, veri e propri appartamenti in cui le madri ed i figli possono stare insieme in una “quasi” normalità. Le Case Protette oggi in Italia sono solo 2. Il ristretto numero di ICAM e Case Protette è conseguenza della decisione del Legislatore del 2011 di non porre oneri a carico dello Stato, di fatto contraddicendo, in concreto, il tentativo di avviare l’opera del farmacista cui si è fatto cenno più sopra.

Alessandra Spagnol

Alessandra Spagnol

Alessandra Spagnol assiste i clienti su tutti i temi legati alle problematiche familiari, al diritto minorile, alle successioni e alla tutela dei patrimoni.

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