L’Incontro era pronto a lanciare una campagna a favore di Aytac Ünsal. L’avvocato turco di 32 anni da oltre 200 giorni stava facendo lo sciopero della fame per ottenere un giusto processo. Oggi, 4 settembre, invece è arrivata la notizia della sua imminente scarcerazione, per ordine della Corte di Cassazione turca. Lo riferisce Ceren Huisal, responsabile Esteri degli avvocati progressisti.

L’Incontro denunciava il rischio che le precarie condizioni di salute nella quali versa Aytac Ünsal potessero condurlo alla morte, come già avvenuto per la sua collega Ebru Timtik.

Il 2 settembre scorso Luigi Manconi in un articolo sull’edizione di Repubblica aveva ripercorso la vicenda. “Entrambi appartenenti allo Studio legale del popolo – aveva scritto -, erano stati condannati il 20 marzo 2019 (sentenza confermata in appello) insieme a numerosi colleghi a seguito di un dibattimento che non ha rispettato alcuna delle garanzie proprie di uno stato di diritto. Un processo farsa, come è stato definito da osservatori internazionali, che ha visto giudici sostituiti d’autorità, testimoni anonimi e non sottoposti a controinterrogatorio, e l’accusa trasformare l’ordinaria attività di assistenza legale in materia di reato e fattispecie penale”.

Per avere un giusto processo Aytac Ünsal e Ebru Timtik hanno iniziato lo sciopero della fame, non interrompendolo neanche dopo il trasferimento in ospedale imposto, secondo le autorità turche dall’aggravamento delle loro condizioni fisiche.

Tra le reazioni quella dell’eurodeputato Giuliano Pisapia che ha ricordato: “La scarcerazione dell’avvocato Aytac Unsal è una vittoria della mobilitazione della società civile che non si è arresa, che ha combattuto per lui e per quanti soffrono sotto il regime di Erdogan. E’ la vittoria degli avvocati, dei magistrati, dei docenti universitari che in Turchia e in Europa hanno manifestato per chiedere la sua liberazione. La mobilitazione per la tutela dei diritti umani e dei diritti civili in Turchia non deve cessare malgrado l’assordante silenzio anche di diversi Paesi europei”.

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