Il bene di lusso si riferisce a un bene di consumo superfluo che rappresenta una spesa eccessiva rispetto alle possibilità economiche di qualcuno. I beni di lusso sono spesso oggetto di ammirazione e desiderio e il loro valore di scambio è molto elevato. (Wikipedia)

Laura Girelli ricercatrice del dipartimento di scienze umane dell’università degli studi di Salerno afferma che: “è lusso ciò che colloca il soggetto in una schiera di happy few (non tutti se lo possono permettere), il cui esclusivo privilegio è tuttavia reso tale dal desiderio dei molti esclusi…Non si ha lusso dei pochi senza lo sguardo dei molti e senza una condivisione simbolica, collettiva del bene di lusso”

Oggi il lusso viene interpretato in modo differente rispetto ai decenni scorsi: non è più solo esibizione, non è solo status, si tratta di un lusso finalizzato ad accrescere il proprio piacere personale.

L’acquisto di un bene di lusso non è più legato alla necessità di ostentare, vi è invece la ricerca della propria autorealizzazione, il bisogno di trattarsi bene e concedersi il meglio.

Personalmente sono una persona pragmatica, frugale, forse all’eccesso. Sono continuamente alla ricerca dell’utilità e dell’efficienza, ergo il lusso non è proprio il mio habitat.

Fortunatamente non è possibile definirci e limitarci così facilmente.

Il mio spirito romantico e riflessivo mi permette di capire anche ciò che non è abituale nel mio quotidiano, adoro cercare di capire le cose che non conosco.

L’altro giorno ero in visita da un cliente.

Ha recentemente rinnovato la sua azienda aumentandone l’efficienza, senza tralasciare la bellezza estetica. Ha un efficiente ERP che gli permette di controllare al centesimo ogni ingranaggio della sua creatura. Ha messo la stessa attenzione nella cura dei dettagli delle sale riunioni, dell’infermeria, della sala caffè, degli uffici. Ha un sito produttivo super efficiente, un’ottima logistica nella disposizione dei macchinari, del magazzino, del trattamento degli scarti, c’è una cura a livello quasi molecolare dell’ambiente di lavoro.

Adoro vedere gli imprenditori quando mi mostrano i loro progetti, i sogni realizzati e in via di realizzazione; mi arricchisce ogni volta e mi permette di vedere il mondo con gli occhi di chi lo ha costruito; risparmiandomi le orecchie dai frequenti lamenti di chi lo commenta quotidianamente, anche se a volte a ragion veduta.

La volta precedente in cui ci eravamo visti c’era un altro sogno in via di realizzazione, non ho mancato ovviamente di sentire se si era avverato.

Questa persona è metodica, amante della performance, dell’eccellenza, la sua idea di lusso si chiama Ferrari 488, parliamo di un esemplare unico, tailor made. Un oggetto bellissimo che traduce su strada tutte le caratteristiche sopra elencate.

Ammetto che essendo il mio primo giro in Ferrari, anche per me, uomo frugale, è stato emozionante. Prima siamo andati dal gommista a regolare la pressione delle gomme, poi abbiamo liberato i cavalli rampanti in una zona controllata e senza traffico. Ora posso dire di sapere empiricamente il significato dei termini: accelerazione, velocità, controllo e frenata.

Parlando con il mio amico pilota ho notato un velo d’imbarazzo nel portare a far cantare il meraviglioso V8 da 3,9 l. Un desiderio di non mostrare di non ostentare.

Strano, non dovrebbe essere pura gioia? Certo parliamo di gioia, ma ad un buon osservatore non sfugge il velo d’imbarazzo che costringe il cuore.

Il mio amico e cliente mi ha poi raccontato che un giorno era andato a prendere la figlia, aveva parcheggiato la Ferrari con il tettuccio aperto in un parcheggio libero. Mentre si teneva a 50 metri di distanza dal parcheggio, stava all’ombra, vicino all’ingresso del posto dove doveva uscire la sua ragazza, vide una signora distinta passare di fianco alla macchina e gettare la carta del suo gelato dentro alla Ferrari.

Altri possessori di beni di lusso sono sicuro potranno testimoniare eventi simili e la paura del successo e dei suoi frutti.

In Italia il lusso è un paradosso.

C’è una forte emozione che pervade la maggior parte delle persone, si tratta dell’invidia.

E’ un’invidia distruttiva che porta a disprezzare chi ha più dell’altro, porta a pensare che se c’è di più è perché qualcun altro ha di meno, mantenendo una miope visione di gioco a somma zero.

E’ vero la ricchezza non è distribuita equamente, posso però testimoniare che gli imprenditori di successo che ho conosciuto sono spesso i primi ad entrare e gli ultimi ad uscire dalla ditta. Sono legati alle persone con cui lavorano  e che mostrano di tenere all’azienda. Credono che i fornitori siano dei partner indispensabili con cui condividere la crescita e sono ossessionati dal soddisfare i loro clienti. Certo cercano la massimizzazione del profitto e con quei soldi a volte comprano oggetti di lusso che possano gratificare le loro passioni, possano alimentare la loro autostima, diano uno stimolo e un senso concreto ai sacrifici e alle emozioni che li guidano.

Gli stessi beni di lusso sono figli dell’eccellenza di artigiani – imprenditori ossessionati dalla qualità, dalla creatività, dall’innovazione, guidati dagli stessi principi dei miei amici imprenditori di successo. Un circolo virtuoso che crea benessere, lavoro, motivazione , sogni , una cultura , un’identità.

Il paradosso è che proprio noi siamo tra i maggiori produttori di beni di lusso, il made in Italy è la traduzione internazionale di come noi italiani sappiamo trasformare anche una semplice pasta o un formaggio in un bene di lusso

Una cosa ho notato nel giro in Ferrari, era l’ora in cui i bambini uscivano da scuola.

Gli occhi dei bimbi erano sbarrati, i sorrisi facevano il giro di quasi tutta la testa.

C’era chi faceva il segno dell’autostop per poter fare un giro e chi applaudiva o indicava gioioso.

I bambini spesso sono i migliori insegnanti.

La meraviglia per qualcosa di bello, la libertà dal pregiudizio, la connessione al sogno sono i sentimenti che hanno mostrato i piccoli spettatori.

Un bene di lusso può essere una fonte d’ispirazione, la scintilla di una nuova passione, l’obiettivo da raggiungere che spinge a crescere, studiare , innovare , lavorare, sacrificarsi.

Questo tipo d’invidia buona è il motore che dovrebbe spingerci, siamo il paese del lusso e non possiamo permetterci il lusso di disprezzare il lusso. Abbiamo molte fonti d’ispirazione che possono guidarci per specializzarci e farci diventare: formidabili artigiani, gioiellieri, agricoltori, stilisti, imprenditori, meccanici, chimici, tecnici informatici e quant’altro il nostro talento possa creare.

Spero che possiamo tutti rivalutare l’effimero lusso e riscoprire il sogno di qualcosa di speciale.

Giorgio Rivadossi

Avatar

Giorgio Rivadossi

Wealth Manager Credem Banca, consulenza patrimoniale, finanza, aziende, leasing, mercati, collezionismo, arte, M&A