Il primo novembre 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il giorno 27 gennaio di ogni anno “Giornata Internazionale della commemorazione in memoria delle (vittime dell’Olocausto”). Ricordiamo che, per “OLOCAUSTO” (“bruciato completamente” dal greco “olos” completo e “kaio” brucio) si intende – secondo la definizione data alla parola dal giurista polacco Raphael Lemkin nel 1944 e da allora universalmente adottata – l’“omicidio di una stirpe, di un gruppo nazionale etnico, razziale o religioso”.

La proposta dell’istituzione di una tale “Giornata” era stata presentata alle Nazioni Unite nel febbraio 2004 dallo Stato di Israele congiuntamente alla Repubblica Federale tedesca. Sottoposta all’approvazione della Assemblea Generale, aveva ottenuto il voto favorevole di 143 Stati a fronte di 93 astenuti e di 5 contrari (Russia, Bielorussia, Corea del nord, Nicaragua, Siria). Giornate celebrative in memoria delle vittime dell’Olocausto erano peraltro già state istituite dalla Germania (1996) e dall’Italia (2000) limitatamente però a quanto avvenuto nelle loro Nazioni.

La Giornata del 27 gennaio era stata scelta in quanto ricordava il giorno del 1943 in cui le truppe russe del 1° Fronte ucraino della 60^ Armata sovietica del Maresciallo Ivan Koniev avevano liberato il VL “Vernightungslager (Campo di Sterminio) di Auschwitz in Polonia. Era questo il più grande fra i sei VL costruiti dai nazisti in Europa (gli altri erano quelli di Majdanek, Sobibor, Belzec, Chelmno e Treblinka) nel quale erano morti circa due milioni di persone. Lo scopo della istituzione di tale Giornata era stato duplice. Da un lato ricordare lo sterminio complessivo di oltre sei milioni di ebrei e di centinaia di migliaia di zingari, omosessuali, minorati psichici, testimoni di Geova e oppositori politici ad opera dei nazisti.

E dall’altro inculcare nelle generazioni future la condanna di tutte le manifestazioni di intolleranza etnica, razziale o religiosa verso persone singole o comunità varie.  Il testo del documento con cui veniva istituita la Giornata comprende quattro punti fondamentali. Il primo prevede la assoluta condanna di qualsiasi forma di negazione dell’Olocausto inteso come evento storico. Il secondo l’apprezzamento per quegli Stati che si erano impegnati attivamente a preservare i siti che erano serviti ai nazisti come “KL Konzentrationslager” (Campo di concentramento) o come “VL Vernightungslager”.

Il terzo l’esortazione a tutti gli Stati a sviluppare programmi educativi per aiutare le generazioni future a comprendere l’Olocausto e a impegnarsi a prevenire atti di genocidio. La quarta l’invito a tutte le Nazioni ad adottare misure atte a combattere ovunque il negazionismo e la distorsione dell’Olocausto. L ’Italia aveva preceduto le Nazioni Unite nella istituzione di una analoga “Giornata della Memoria” il 20 luglio 2000 con la legge 211. Questa legge realizzava quanto era stato tentato due volte in precedenza per l’istituzione di una tale Giornata.

Il primo tentativo aveva riguardato la celebrazione del giorno 16 ottobre a ricordo del rastrellamento di 1259 ebrei avvenuto a Roma in quel giorno del 1943 (1023 di questi furono deportati direttamente ad Auschwitz e solo 16 di essi sopravvissero). Il secondo aveva riguardato il giorno 5 maggio in memoria dei 33.000 ebrei deceduti nel KL di Mauthausen, liberato dalle avanguardie della Terza Armata statunitense del maggior generale Lucian Truscott jr. in quel giorno del 1943. Entrambi questi tentativi non erano andati a buon fine. Il testo del documento istitutivo della “Giornata della memoria” in Italia si differenzia da quello delle Nazioni Unite del 2005 in quanto risulta rivolto particolarmente alla situazione nazionale.

Esso, infatti prevede il ricordo e la memoria degli italiani ebrei uccisi nel corso della occupazione tedesca dell’Italia (1943), di quelli che subirono la deportazione e la prigionia nei KL nazisti e di tutti coloro che si erano comunque esposti, col sacrificio della vita, alla occupazione nazista. Tutti questi costituirono la parte italiana della “SHOAH” (catastrofe, tempesta devastante in ebraico) cioè del genocidio razziale degli ebrei freddamente studiato e realizzato dai nazisti in Germania dal 1933 e in tutta Europa dal 1943. Accanto alla “Giornata della Memoria” indetta dalle Nazioni Unite, il 10 maggio 2012 il Parlamento Europeo ha istituito, con pressoché analogo scopo, la “Giornata Europea dei Giusti” per commemorare le vittime di tutti i totalitarismi e di tutti i genocidi perpetrati in Europa.

Tale data è stata scelta poiché in tal giorno del 2007 era morto il suo ideatore, il polacco Moshe Bejski, Presidente per 25 anni della Commissione internazionale per i Giusti fra le Nazioni” di Gerusalemme. Un sondaggio recente (marzo 2022) dell’Istituto francese di ricerche I.P.S.O.S. ha rilevato come una forma di odio razziale antisemita sia ancora diffusa in modo preoccupante nel 56% della popolazione mondiale e nel 21 % di quella italiana. A fronte di tali dati è sempre più necessario che la “Memoria” – intesa come conoscenza, riflessione, e cultura di avvenimenti accaduti – sia ovunque costantemente e fortemente mantenuta viva. E che i popoli costruiscano solide basi ideologiche, basate su prove e documentazioni inoppugnabili su quanto drammaticamente accaduto nel secolo scorso, affinché non abbiano a ripetersi le cause che generarono quei genocidi e olocausti.

Gustavo Ottolenghi

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