Da sempre, perlomeno a nord del Tevere, il blocco sociale di riferimento dei partiti e delle coalizioni definite (più o meno correttamente) di Centrodestra è il ceto medio produttivo. Al tempo della “diga anticomunista” votava i candidati della cosiddetta (per non dire fantomatica) destra democristiana. Poi ha oscillato tra Silvio e la Lega, ma sempre nell’ambito delle coalizioni di Cdx. Infine alle ultime elezioni è stato in buona parte sedotto da Giorgia Meloni.

La lotta contro la povertà

Ora con il governo più di destra, almeno nominalmente, della storia della Repubblica, questo blocco sociale viene premiato? Il tema è importante anche ai fini delle analisi relative alla sostenibilità economica. Stando ai primi passi del Governo, la risposta è complessa. Meloni ha più volte detto che una delle principali battaglie è quella contro la crescita della povertà.

Che in effetti, nonostante il Reddito di cittadinanza, ha raggiunto livelli record (nel 2021, il 25,4% della popolazione era a a rischio povertà o esclusione sociale: fonte ISTAT). Attenzione è quindi stata data ai ceti più bassi. In effetti, le pensioni minime sono aumentate, sino a quota 600 euro per gli over 75, mentre quelle sino a quattro volte la minima (2.100 euro lordi circa), sono state aumentate del 7,3%. A livello di stipendi, il cuneo fiscale è stato ridotto a intero vantaggio dei lavoratori con le remunerazioni più ridotte (del 3% sino a 25 mila euro lordi l’anno e del 25% sino a 35 mila euro lordi l’anno).

Ma attenzione al ceto medio

E il ceto medio? Occorre distinguere, mettendo da una parte autonomi, liberi professionisti, commercianti, piccoli imprenditori e dall’altra i lavoratori dipendenti. I primi, qualche vantaggio lo hanno avuto. Anche tralasciando la questione del “nero”, (che merita un articolo a parte), è innegabile che l’innalzamento del tetto del contante li faccia felici. Altro provvedimento che agevola il popolo delle partite Iva è la concessione della flat tax al 15% a chi fattura sino a 85 mila euro annui. Così come l’introduzione per gli autonomi di una Flat tax incrementale al 15%, con una franchigia del 5% è un tetto massimo di 40 mila euro.

E le pensioni?

Sul fronte della rivalutazione dei trattamenti pensionistici, che premia quelli più bassi, mentre mortifica gli altri, autonomi & Co tutto sommato non si possono lamentare. Di rado ricevono pensioni sostanziose, quindi il meccanismo introdotto dal Governo Meloni, di una esasperazione dei cosiddetti aumenti perequati, fortemente regressivo al salire dell’importo, li tocca poco. Al contrario, i lavoratori dipendenti di ceto medio e medio alto, sono puniti. Chi ha una pensione tra 4.200 e 5.350 euro lordi mensili (meno di 3 mila netti), ha un aumento effettivo del 2,7%, una percentuale ben lontana dal tasso d’inflazione.

Ma siamo ancora a livello di scaramucce. La vera sfida si giocherà sulla riforma fiscale. Oggi a essere massacrato è proprio il ceto medio. Il massimo dell’aliquota, pari al 43%, scatta a partire da 50 mila euro lordi annui. In pratica, chi si mette effettivamente in tasca meno di 3 mila euro al mese paga la stessa percentuale di chi ha redditi milionari. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha prospettato la riduzione del numero di aliquote irpef da quattro a tre, con un “addolcimento” proprio per i redditi medi.

Staremo a vedere se questa e altre iniziative simili saranno realizzate. Altrimenti l’impoverimento delle classi medie e medio alte, che nel nuovo millennio ha assunto proporzioni tragiche, continuerà. A vantaggio di una fascia di pochi veri ricchi, attivi soprattutto nei settori finanziari. E la storia insegna che dove la media e medio-alta borghesia è debole, anche democrazia e libertà sono fragili.

Milo Goj

Milo Goj

Milo Goj, attuale direttore responsabile de L’Incontro, ha diretto nella sua carriera altri giornali prestigiosi, come Espansione, Harvard Business Review (versione italiana), Sport Economy, Il Valore,...

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