MES SÌ, MES NO: lo sfiancante confronto sembra finalmente in liquidazione…

Pochi sono i residui sostenitori del NO.

Pochi quelli che vedono nel Fondo a sostegno degli Stati Membri (Meccanismo Europeo di Stabilità – denominato appunto MES) un rischio e non una opportunità per il nostro Paese.

Mentre la politica partitica continua a discutere se sfruttare o meno questa occasione, provo a fare un punto della situazione sulla disciplina del MES, con i suoi aspetti salienti e i suoi presunti rischi di “trappolone”.

Lo hanno richiesto d’altronde parecchi nostri lettori e ho deciso allora di cimentarmi nell’impresa.

Non per convincere nessuno: solo per informare tutti della realtà e del contenuto di questo Fondo “salva Stati”.

Procederò per punti, inquadrando il tema anche dal punto di vista storico.

1. Il MES è stato istituito a seguito delle modifiche apportate al Trattato di Lisbona, ratificate dal Consiglio UE nel marzo del 2011, nel pieno di quella terribile crisi economica.

L’entrata in vigore del MES prevista inizialmente per il 2013 è stata anticipata al luglio 2012 a causa di una crisi del debito di alcuni Stati sempre più disastrosa.

2. La crisi della pandemia ha accelerato i processi di sostegno agli Stati colpiti dall’emergenza sanitaria. Oggi i paesi membri dell’Unione Europea possono contare su oltre 2000 miliardi messi sul tavolo un po’ dagli Stati membri medesimi e un po’, per la prima volta, dal bilancio dell’Unione Europea: il resto sarà raccolto sul mercato con l’emissione, tanto auspicata, di bond europei. Questi fondi sono mirati proprio ad affrontare i danni causati dal Coronavirus e aiutare la ricostruzione dell’economia europea possibilmente in modo più “green” e più “digital”.

3. Venendo al merito della linea di credito del MES, l’Unione Europea ha già stanziato 540 miliardi che i governi devono solo richiedere per ottenerli.

I 540 miliardi sono così suddivisi: (i) 100 miliardi contro la disoccupazione; (ii) 200 miliardi per finanziamenti alle imprese attivati grazie alle garanzie BEI; (iii) 240 miliardi per una nuova linea di credito chiamata appunto “Pandemic Crisis Support”. Quest’ultimo intervento è proprio quello originato dalla pandemia e a differenza degli altri programmi dura 2 anni e cioè sino alla fine del 2022.

4. La linea di credito del MES è aperta a tutti i 19 Paesi dell’Euro Zona con un tetto massimo di erogazione pari al 2% del PIL nazionale (per l’Italia si calcola quindi sino a 36 miliardi).

5. Da sottolineare con il pennarello rosso che i soldi devono obbligatoriamente essere usati per il finanziamento dell’assistenza sanitaria, diretta o indiretta, i posti relativi alla cura e alla prevenzione della crisi Covid-19 o di quelle future. Bisogna insomma “limitarsi” a concentrare le risorse per assumere personale medico e paramedico adeguato, ammodernare la rete ospedaliera, potenziare la diagnostica e la ricerca e le strutture di base sul territorio.

6. I fondi del MES possono essere anche usati, come accennato, per la ricerca del vaccino, il finanziamento delle case di riposo, l’edilizia scolastica che dovrà recepire le regole sul distanziamento fisico dei ragazzi e dei professori nelle classi, la prevenzione sanitaria negli uffici pubblici.

7. Il prestito ha una durata di 10 anni e un tasso di interesse dello 0,13%, restando però inteso che la linea di credito avrà per almeno 7 anni tassi di interesse negativi. Alcuni istituti di ricerca hanno calcolato che all’Italia, se dovesse rivolgersi al mercato, questa operazione strategica costerebbe 5 miliardi in più.

E veniamo alle fatidiche condizioni poste da Bruxelles per l’accesso al MES, quelle che hanno fatto tanto discutere (sicuramente troppo!) le nostre forze politiche.

8. Il Paese che chiede questi fondi è soggetto ad un controllo della Commissione UE che verifica per tutta la durata del prestito se il debitore utilizza i fondi nel modo stabilito e regolamentato. Qualora gli ispettori, mandati a verificare il corretto adempimento del MES in ogni singolo Stato, dovessero ravvisare delle anomalie o degli illeciti anche e solamente nelle destinazioni dei fondi erogati, la disciplina del prestito prevede l’emissione di un alert preventivo. Non mi sembra nulla di strano tenendo conto che stiamo parlando di una banale disciplina dei rapporti tra un creditore e un debitore quando il primo ha imprestato dei soldi al secondo per certe finalità e ha il legittimo diritto di controllare permanentemente che il debitore mantenga gli impegni assunti sia per il rimborso sia per l’utilizzo. Il sistema di monitoraggio del rischio paese serve per mantenere anche il rating del MES con la tripla A, ma non dà potere a Bruxelles di imporre politiche fiscali restrittive. Siamo di fronte quindi ad un normale monitoraggio da non confondere con la sorveglianza che può attivare in qualsiasi momento la Commissione Europea nei confronti di Stati che rischiano l’instabilità finanziaria e che devono impegnarsi a modificare la loro politica economica per star dentro ai parametri condivisi con Bruxelles.

Tanto per capirci, il caso Grecia.

9. In definitiva siamo di fronte ad una opportunità di incassare 36 miliardi di euro ad un costo tendente allo zero da impiegare proprio in quei settori più colpiti dal Covid-19, la filiera sanitaria e tutte le attività collaterali e connesse. Anche in caso di morosità o comunque di non adempimento al regolamento del MES, il nostro Paese non subirebbe la gogna e automaticamente i vincoli dell’arrivo di una Troika come avvenuto ad Atene. Certo, dovrebbe spiegare le ragioni del suo inadempimento e avviare una istruttoria sul come uscire da una situazione di illegittimità rispetto al protocollo del MES condiviso e deliberato a Bruxelles. Su questo quadro il nostro Parlamento decida se valorizzare questa opportunità o se, perché questo è il problema centrale, investire sul sistema sanitario in senso lato, con altri fondi richiesti al mercato o ricompresi nel Next Generation UE.

La mia personalissima opinione, assolutamente opinabile, è che, visti i bisogni del nostro Paese, lette le “condizionalità” del prestito e i relativi costi, sarebbe davvero autolesionistico non approfittarne.

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

Riccardo Rossotto

"Per chi non mi conoscesse, sono un "animale italiano", avvocato, ex giornalista, appassionato di storia e soprattutto curioso del mondo". Riccardo Rossotto è il presidente dell'Editrice L'Incontro srl